FINANZIARE L'IMPRESA

«Lo stato garantisca pure il factoring»

In questo periodo, incassi e pagamenti mettono a dura prova le risorse finanziarie delle aziende. Così Assifact ha proposto al Governo di intervenire sui debiti e sui crediti commerciali delle imprese

Sergio Luciano
«Lo stato garantisca pure il factoring»

«In questi tempi di crisi è sul capitale circolante che si scaricano le tensioni di liquidità delle imprese: incassi e pagamenti commerciali manifestano ritardi che mettono e metteranno a dura prova le risorse finanziarie disponibili e rendono e renderanno, in previsione futura, difficoltoso il ricorso ad affidamenti di natura autoliquidante in presenza di clientela che può divenire insolvente»: si legge così in un documento di pochi giorni fa, realizzato da Assifact, l’associazione tra le società italiane attive nel factoring. 

«Le imprese sono costrette a far leva sugli affidamenti bancari che ben presto, però, si rilevano insufficienti a sostenere le mutate esigenze finanziarie. Appare, quindi, cruciale fornire alle imprese i mezzi finanziari di cui hanno bisogno per far fronte ai pagamenti commerciali, anche per mantenere immutato il merito creditizio ed evitare un ricorso eccessivo agli affidamenti (…). Il ricorso al factoring, pro soluto e pro solvendo, supportato da una garanzia statale, cosi come già previsto in risposta alla crisi in altri paesi comunitari, rappresenta una efficace ed immediata soluzione alle criticità poste per le imprese dall’emergenza virus. L’utilità di tali tecniche nel contesto attuale è già stata evidenziata anche da fonti autorevoli», cioè Andrew Bailey, Governatore della Bank of England, in un’intervista al Guardian del 16 marzo 2020.

«Da noi, per ora (22 aprile, ndr), lo scudo governativo è stato molto limitato – commenta Rony Hamaui, presidente di Banca Intesa for value e past-president di Assifact, del cui comitato esecutivo è componente - E quindi anche il factoring è in difficoltà, perché sul mercato iniziano a scarseggiare le fatture, cioè manca proprio la materia prima. Sono state state fatte pressanti richieste per ottenere che anche per il factoring ci fosse una almeno parziale garanzia statale, una copertura. Si è anche chiesto che tutte le pubbliche amministrazioni concedessero ai loro fornitori il diritto alla cessione del credito. Ma finora non è accaduto nulla».Assifact non demorde e, nel suo studio, ribadisce con forza la sua proposta: «L’industria del factoring, naturale attore di riferimento per il supporto gestionale e finanziario alle transazioni di natura commerciale delle imprese, è pronta a fornire il proprio contributo all’economia reale con un intervento di sistema supportato da garanzia statale ed ispirato a quanto già attuato con la Piattaforma per la Certificazione dei Crediti. Attraverso l’istituzione di un apposito fondo di garanzia per la “cessione di crediti” e nell’ambito di un plafond specifico con appropriati meccanismi di funzionamento, lo Stato può intervenire garantendo l’importo in conto capitale dei debiti commerciali delle imprese che sono stati o vengono ceduti pro soluto a banche e intermediari finanziari (“factor”), riducendo tempi e costi di accesso e liberando così ulteriore capacità di credito per le imprese».

Queste misure potrebbero essere immediatamente adottate con decreto ministeriale, ai sensi del comma 9 dell’art. 49 del decreto legge  “Cura-Italia”, fatti salvi eventuali interventi più favorevoli (a condizione che sia preservato il coinvolgimento delle imprese oggi non ammesse al Fondo di garanzia Pmi).

Rony Hamaui, past-president di Assifact: «Da noi per il momento lo scudo governativo è stato molto limitato»

La proposta Assifact si articola su due versanti. Il primo è quello relativo ai debiti commerciali delle imprese acquirenti già ceduti, che potrebbero essere garantiti con le caratteristiche indicate di seguito: 1. Il debitore ha debiti in essere, per cessioni notificate, verso il factor in scadenza fra il 29 febbraio 2020 e il 30 settembre 2020. 2. Il debitore non presenta alla data della richiesta esposizioni classificate come deteriorate ai sensi della disciplina applicabile agli intermediari creditizi. 3. Il debitore riconosce incondizionatamente il debito rappresentato dalle fatture cedute e autocertifica carenze di liquidità dovute alla sospensione dell’attività a causa delle misure di contenimento del contagio. 4. Su richiesta del soggetto finanziatore, i crediti riconosciuti e dotati della suddetta autocertificazione sono ammessi, senza valutazione, alla garanzia del fondo “cessione di crediti” sino al 90% dell’importo in conto capitale dei debiti commerciali. 5. Il factor provvede a dilazionare, a condizioni da definire e comunque agevolate, il credito per tutta la durata della garanzia dello Stato. La cessione dei crediti oggetto di dilazione non è revocabile (…). 6. Il factor rende disponibili per l’impresa cedente ulteriori anticipazioni su crediti sino a concorrenza dei crediti commerciali assistiti dalla garanzia dello Stato.

La proposta di Assifact si riferisce poi anche ai crediti commerciali delle imprese fornitrici non ancora sorti e/o non ancora ceduti, con le caratteristiche seguenti: 1. Il cedente ha crediti commerciali in scadenza entro il 30 settembre 2020 che intende cedere ad un factor. 2. Il cedente e il debitore non presentano alla data della richiesta esposizioni classificate come deteriorate presso l’intermediario. 3. Il debitore riconosce incondizionatamente il debito rappresentato dalle fatture cedute e autocertifica carenze di liquidità dovute alla sospensione dell’attività a causa delle misure di contenimento del contagio. 4. Il factor acquista i crediti commerciali delle imprese riconosciuti dal debitore e dotati della suddetta autocertificazione. Tale cessione non è revocabile (…). 5. Su richiesta del soggetto finanziatore, i crediti riconosciuti e dotati della suddetta autocertificazione sono ammessi, senza valutazione, alla garanzia del fondo “cessione di crediti” sino al 90% dell’importo in conto capitale dei debiti commerciali. 6. Il factor provvede a dilazionare automaticamente, a condizioni da concordare e comunque agevolate, il credito per tutta la durata della garanzia dello Stato. 7. Il factor rende disponibili per l’impresa cedente ulteriori anticipazioni su crediti sino a concorrenza dei crediticommerciali assistiti dalla garanzia dello Stato.

Con una dotazione di 5 miliardi di euro per il fondo a garanzia delle cessioni di credito pro soluto come sopra indicato – sintetizza lo studio Assifact – si può rimettere in moto la “macchina dei pagamenti”, movimentando flussi finanziari fino a 80 miliardi.

In questa crisi è sul capitale circolante che si scaricano le tensioni di liquidità delle imprese

«Nell’attesa che questa proposta venga accolta – osserva Hamaui - alcune società di factoring stanno anche cercando di allargare comunque un po’ i cordoni, anticipando i contratti invece che le  fatture, e si sta cercando di capire se almeno sul pro-solvendo si possono usare le garanzie Sace. Ma è certo che se l’economia non gira, anche il factoring si ferma».

Che fare, allora, se lo Stato non s’impegna di più? «Io non credo che si possa risolvere tutto col debito  – dice Hamaui -  È il momento di monetizzare un po’ di più questo debito. Nessuna economia può reggersi con un livello di debito alto come quello che rischiamo di raggiungere, alla fine i soldi vanno restituiti e non è detto che la ripresa arrivi così forte da permettercelo. Per questo io dico che la Bce e in genere le banche centrali oltre a comprare debito dovrebbero cancellarne parte all’erario pubblico. La storia ci consegna numerosi precedenti di questo genere. O si fa tesoro degli insegnamenti del passato, o non si risolverà nulla. La vera battaglia non è, a mio avviso, sugli eurobond ma sulla cancellazione di una parte del debito. Perché la domanda è: quando usciremo da questo tunnel, potremo riprendere la vita di prima? Viaggiare, andare al ristorante, al teatro o al cinema? Molti importantissimi settori economici continueranno a soffrire: il turismo, la cultura, lo spettacolo, in parte anche la moda. Tutta la socialità resterà a lungo compressa e la socialità pesa tantissimo sulla nostra economia… Mi conforta solo che i mercati non sembrano più così preoccupati come all’inizio, speriamo abbiano ragione loro…».

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