Finanziare l'impresa

Perché la banca è un’impresa
in prima linea sull’emergenza

Per garantire liquidità alle imprese, Banca Ifis ha messo in campo una serie di agevolazioni che vanno oltre l’accordo tra Governo e Abi. Garantendo l’operatività completa nonostante la gestione da remoto

Paola Belli
Perché la banca è un’impresain prima linea sull’emergenza

L'emergenza non è solo sanitaria: è la liquidità. Lo è per tutti: dai privati alle imprese. Secondo Cerved ne potrebbero fallire almeno 500mila e non saranno certo gli annunci di Dpcm sfornati uno dopo l’altro a salvarle. Così, le banche sono scese immediatamente sulla prima linea a tamponare l’emergenza: sono loro, in questo momento, a cercare di sostenere le Pmi, la spina dorsale del Paese. Ma anche le banche sono imprese. «Ci troviamo davanti a un’emergenza di lungo periodo. Abbiamo allargato il nostro comitato di crisi facendolo diventare permanente: all’inizio ci si riuniva più volte al giorno e ora il confronto è settimanale», spiega a Economy Luciano Colombini, amministratore delegato di Banca Ifis, il gruppo bancario leader nello speciality finance, fortemente focalizzato su corporate banking e leasing operativo e finanziario oltre al supporto del credito commerciale a breve termine (factoring). «Siamo riusciti a mettere in smart working il 95% del nostro organico, oltre 1700 persone su 1800», continua Colombini. «Abbiamo dovuto riorganizzare il nostro lavoro con l’obiettivo non solo di mantenere l’azienda vitale, ma anche il personale motivato». Così, oltre a incentivare il lavoro da remoto, anche rendendo disponibili ulteriori postazioni di lavoro, con immediata applicazione alle situazioni di maggiore “fragilità”, la Banca ha incentivato l’utilizzo di periodi di ferie, uso della banca ore e turnazione, ha chiuso le filiali nei territori più critici attivando le procedure di gestione del portafoglio clienti da remoto, ha esteso la copertura assicurativa sanitaria anche per il Covid-19. Non solo: «Abbiamo lavorato molto anche sulla comunicazione interna con iniziative che ci stanno consentendo tenere unita la squadra, con una newsletter quotidiana, “Ripartiamo da qui”, con le principali notizie economico-finanziarie dall’Italia e dal mondo, incluso lo stato di fatto sui vari decreti, tradotti in un linguaggio comprensibile a tutti. Come da tutte le crisi, abbiamo cercato di coglierne le opportunità, coinvolgendo tutti in un filo diretto. E all’interno dell’Intranet è stato creato un “wall digital” a tema “Mostraci la tua agilità. Fai uno scatto”, con le foto ricevute dai colleghi in videoriunione con tutti i progetti vissuti o decisi in call».

Per far fronte alla crisi, Banca Ifis offre ai debitori ceduti dilazioni di pagamento di ulteriori 60 giorni oltre i termini

Lavorare bene sul fronte interno per essere reattivi su quello esterno. Ovvero il ruolo attivo nel sostenere le Pmi, che Banca Ifis ha confermato una volta di più nel piano industriale presentato a gennaio, che prevede nuovi investimenti in risorse umane e IT e il rafforzamento della presenza nei territori a forte incidenza di Pmi virtuose. Ovvero Nordest, Lombardia ed Emilia Romagna. «Abbiamo subito aderito alle iniziative di sistema contenute nel decreto “Cura Italia” e nell’Accordo sul credito Abi», prosegue l’a.d. Luciano Colombini, «anche se Banca Ifis prima d’ora non aveva mai aderito ad alcun accordo Abi con oggetto “moratoria”. Non solo: abbiamo ritenuto utile adottare misure analoghe anche per i clienti che non presentano i requisiti previsti dall’accordo». Qualche esempio? «Dato che siamo specializzati in alcuni settori, come il factoring, abbiamo deciso, per i debitori ceduti, di allungare le dilazioni di pagamento di ulteriori 60 giorni oltre i termini contrattuali. Ci sono filiere che stanno reggendo, come quella alimentare, ma altre, come turismo e trasporti, sono molto colpite. Peraltro, non ci sono solo le Pmi in difficoltà: anche imprese importanti e sane hanno bloccato il lavoro. Per le aziende di dimensioni diverse da quelle interessate dall’accordo abbiamo deciso di spostare in coda al piano le rate di ammortamento, specie per i settori più colpiti, come quello delle costruzioni. Iniziamo a spostare le rate, poi nei prossimi mesi andremo a decidere con l’azienda come fare per il ripianamento». Insieme alle banche, in prima linea anche le farmacie: «Abbiamo impostato linee di credito per le farmacie in crisi di liquidità per gli effetti del coronavirus. Si tratta di linee completamente “in bianco”, senza garanzie da parte di terzi. Il fido potrà essere rimborsato fino a 18 mesi». Nel momento in cui andiamo in stampo Banca Ifis ha risposto con entusiasmo alla chiamata di Veneto Sviluppo, la finanziaria della Regione Veneto, nel supporto finanziario alle piccole e medie imprese del aterritorio. Dalla teoria alla pratica ci vogliono solo 24 ore. «Qualche giorno di più per il factoring e le operazioni più complesse, ma siamo perfettamente in grado di sostenere l’istruttoria attraverso al modalità del dialogo online», specifica l’amministratore delegato di Banca Ifis. «Stiamo valutando ulteriori e specifici interventi su clienti in stato di difficoltà. Ciò che monitoriamo in questo momento è una triplicazione dei contatti di richieste di finanziamenti per la liquidità: le richieste arrivano tutte dal web e prevalentemente da Facebook».  

Banca Ifis, come tutti gli istituti bancari coinvolti nell’emergenza da coronavirus, dovrà rinunciare a qualunque spesa di istruttoria e di allestimento della pratica per tutti i finanziamenti che non andranno a buon fine. «È il nostro contributo alla crisi», dice Colombini. «In compenso la Banca d’Italia ci consente di non evidenziare i rapporti in Centrale rischi. Non dobbiamo fare accantonamenti e quindi non siamo penalizzati».

All’inizio della pandemia le richieste di finanziamenti per la liquidità sono triplicate e sono arrivate tutte dal web

Certo, anche per un’istituto sano come Banca Ifis, che ha chiuso il 2019 con un utile netto d’esercizio di Gruppo a quota 123,1 milioni di euro, confermando il suo posizionamento degli ultimi dieci anni al quarto posto tra le banche italiane quotate in termini di utile generato senza fare ricorso ad aumenti di capitale, il rischio di erogare credito non garantito al 100% dallo Stato è più alto: «È chiaro che anche la banca è un’impresa», conferma Colombini. «Il rischio di credito è molto probabile che aumenterà perché è possibile che i nostri clienti avranno delle difficoltà. D’altra parte è il nostro lavoro aiutare chi ha una difficoltà finanziaria e deve scavallare questo momento di chiusura o di rallentamento. Ma deve avere la possibilità di proseguire nella sua attività. Stiamo facendo la nostra parte e ci stiamo anche interrogando su ulteriori nuove idee». Tra le misure di sostegno finanziario per le imprese che la banca sta mettendo in campo ci sono anche dei finanziamenti agevolati a tutte le imprese clienti che hanno convertito o vogliono riconvertire parte delle loro linee produttive a sostegno dell’emergenza sanitaria: produzione mascherine, gel igienizzanti, materiale tecnico per la protezione civile, componentistica di macchinari per l’ossigenazione dei pazienti, trattamento del plasma e degli emoderivati. Persino produzione di ambulanze. A questi clienti, la Banca avvierà delle linee di credito dedicate a questi specifici contratti a condizioni di particolare favore. «Cerchiamo di fare la nostra parte, consapevoli che qualcosa sul campo lasceremo. Ma l’interesse del Paese è anche il nostro: se l’economia implode non avremo più clienti con cui lavorare». 

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