FINANZIARE L'IMPRESA

Se anche il no profit
co-investe nelle imprese

Il fondo Endeavor Catalyst è controllato da Endeavor Global, un’organizzazione senza fini di lucro che seleziona imprenditori ad alto potenziale per supportarli nella loro crescita. Anche in Italia

Marco Scotti

Quale il Paese in cui investire nel prossimo futuro? La Nigeria! Basta questa risposta per capire che se si cercano modi di fare business diversi dal solito bisogna citofonare ad Allen Taylor. Ma rischiate di non trovarlo, perché questo californiano di origine, che risiede nella Silicon Valley, è sempre in giro per il mondo, alla ricerca di nuove possibilità di investimento.

A lui si deve il lancio di Endeavor Catalyst, un fondo di co-investimento che è controllato a sua volta da Endeavor Global. E quindi, un passo indietro: Endeavor Global è un’organizzazione non-profit che seleziona imprenditori ad alto potenziale per supportarli nella loro crescita. In Italia, dopo l’ingresso di SosTariffe.it e 3D Roboze, sono nel network 44 imprenditori, seguiti da Raffaele Mauro che è managing director della branch nostrana.

Lanciato nel 2012, Endeavor Catalyst è nato con precise regole di ingaggio: fino al 10% del round complessivo, con un investimento massimo di 2,5 milioni di dollari, alle stesse condizioni dei lead investor se sono rispettate le seguenti premesse: che il round sia guidato da un “lead investor” qualificato, che sia da almeno 5 milioni di dollari e che l’imprenditore faccia parte del network di Endeavor. Un altro dettaglio che fa capire come il modo di muoversi di Taylor sia lontano dagli schemi tradizionali è che il suo fondo d’investimento attua una partecipazione passiva: tradotto, si astiene dai voti come azionista e partecipa alle riunioni del Consiglio di amministrazione solo come osservatore “silenzioso”. Fino ad ora Endeavor Catalyst ha raccolto oltre 120 milioni di dollari, realizzati in più di 70 investimenti in 20 Paesi nel mondo in America Latina, Europa e Sud Est Asiatico, con sette exit. Il 33% del capitale è destinato a società del comparto retail, seguite dal fintech (23%) e dal software aziendale (19%). Nel nostro Paese è arrivato al sesto investimento: le realtà su cui il fondo ha deciso di puntare sono Freeda Media, Talent Garden, Empatica, Supermercato24, Moneyfarm e Satispay.

Fino a oggi Endeavor Catalyst ha raccolto oltre 120 milioni di dollari realizzati in più di 70 investimenti in 20 paesi del mondo, con sette exit

«Tra i nostri soci – racconta a Economy Allen Taylor – ci sono anche personaggi dello spettacolo: su tutti The Edge, il chitarrista degli U2, che è entrato nella nostra sussidiaria irlandese. Abbiamo già raggiunto l’obiettivo di puntare su cinque “unicorni” (ovvero aziende che hanno una capitalizzazione superiore al miliardo di dollari) in Colombia, in Spagna, a Dubai e in Indonesia».

La domanda però rimane sempre la stessa: quanto ancora bisognerà attendere prima che un unicorno si posi anche nel nostro Paese? Qualcuno si sta avvicinando all’obiettivo, ma le dinamiche di crescita continuano a essere molto lontane da quelle che si vedono in altri Paesi europei, soprattutto come la Germania (inutile paragonarsi al Regno Unito, il rischio umiliazione è dietro l’angolo…) dove la startup fintech N26 ha chiuso prima dell’estate un round di finanziamenti da 170 milioni di dollari tra gli attuali soci, raggiungendo la valutazione di 3,5 miliardi, in aumento del 30% rispetto alla precedente iniezione di liquidità avvenuta solo sei mesi prima.

«Vengo in Italia un paio di volte all’anno – ci racconta Taylor – e cerchiamo di trovare dei prodotti che funzionino. Dal mio osservatorio vi posso dire che avete grandi potenzialità, ma un mercato di media grandezza in cui non è facile esplodere, ma dove non è infrequente trovare realtà interessanti che continueranno a crescere. Io non vedo nel mercato italiano un grande problema dimensionale, semmai guardo a delle opportunità da cogliere. C’è stata una prima ondata di startup che crescevano e poi magari si sgonfiavano, ma sono convinto che in questo Paese ci sia grandissimo talento imprenditoriale. Se dovessi scommettere sulla “next big thing”, ovvero sul prossimo successo significativo, direi, pur essendo un po’ scontata, Satispay».

Nel 2018 Endeavor Catalyst ha investito in supermercato24, Moneyfarm e Satispay, mentre quest’anno è toccato a freeda media

Interessante quando si parla con un osservatore esperto come Taylor è vedere quali siano le aree su cui puntare nell’immediato futuro in un momento in cui le frontiere, invece che aprirsi, sembrano sempre più pronte a serrarsi. «Non sono tra quelli che danno maggiore peso alla politica – ci confessa – però devo ammettere che la deriva del linguaggio che si sta verificando in giro per il momento è davvero allarmante. Stiamo mettendo a repentaglio il libero mercato, mentre il mondo sta cambiando e stanno iniziando a emergere nuove zone interessanti su cui puntare. Siamo da molto in Sud America, Turchia, Dubai e Arabia Saudita, mercati che sono già più che “emerging”. I prossimi su cui scommettere sono Vietnam, Nigeria, Bulgaria e Romania. Non facciamoci ingannare dai nomi poco “blasonati”: la Nigeria è una nazione estremamente popolosa, con un livello di povertà elevato ma anche con una classe media che sta crescendo molto. Ecco, il fatto che si stia creando una sorta di borghesia in questi Paesi è il motivo che ci spinge a puntare su di loro. Se dovessimo trovare industry più rappresentative direi sicuramente il fintech e l’healthcare».

Tornando al nostro Paese, Endeavor Catalyst è arrivato nel 2016, decidendo di puntare su Talent Garden. L’anno successivo Allen Taylor e il suo team hanno deciso di scommettere su Empatica, una scaleup del settore biomedicale che ha messo a punto un braccialetto in grado di monitorare le crisi epilettiche. Nel 2018 è stata la volta di Supermercato24, Moneyfarm e Satispay, mentre quest’anno è toccato a Freeda Media. L’azienda creata da Davide Dattoli è quella – a sentire Taylor – che con maggiore probabilità cercherà di monetizzare il proprio investimento, dopo l’inaugurazione dell’ennesima sede in Italia.


L’investimento in Freeda Media

Endeavor Catalyst ha scelto di partecipare alla raccolta di capitale da 15 milioni di euro nella media company che si rivolge alle donne più rilevante in Italia, Spagna e Sud America. Il round di finanziamento è stato guidato dal fondo francese Alven, già principale investitore dell’azienda, che prosegue l’impegno a supporto della società dopo il round da € 8 milioni chiuso nel maggio 2018. Hanno poi partecipato U-Start e Unicredit, che ha sottoscritto un prestito obbligazionario da 2,5 milioni di euro, family office e investitori privati di rilievo internazionale. Dal lancio a settembre 2016, Freeda Media ha raccolto più di 28 milioni di euro capitali. Ad oggi Freeda Media raggiunge ogni mese l‘80% delle donne di età 18-34 in Italia e Spagna e vanta una reach di oltre 70 milioni di persone raggiunte mensilmente sui propri canali social. Grazie all’importante raccolta di capitale, Freeda Media intende proseguire il processo di internazionalizzazione con l’apertura degli uffici di Londra: la media company con questa operazione punta a lanciare il brand Freeda nel Regno Unito e in altri mercati strategici di matrice anglosassone, per continuare la missione di diventare la voce più rilevante per un’intera generazione di donne a livello globale. Altri obiettivi sono la crescita del modello di business B2B e l’entrata nel mercato dei prodotti fisici: nel 2020 la società lancerà un nuovo brand Direct to Consumer, in uno dei settori più rilevanti per le donne Millennials e Gen Z.

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