Politiche del lavoro: l’Italia non regge il confronto con Francia e Germania

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In Italia lo scarso investimento nei servizi per l’impiego non consente di tenere sotto controllo la disoccupazione di lunga durata e la spesa per le politiche passive, né di sviluppare adeguatamente le politiche attive del lavoro.

È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro “Dal Welfare al Workfare. Le politiche attive come strumento di contenimento della spesa sociale per la disoccupazione”, presentata dal Comitato Economico e Sociale Europeo al CNEL. In Italia la disoccupazione di lunga durata (di oltre 12 mesi) ha un carattere strutturale che la vede primeggiare costantemente nelle classifiche europee. Gli investimenti nei servizi per il lavoro consentono a i Paesi membri di gestire la disoccupazione, soprattutto quella di lunga durata. Ma in Italia questo tipo di investimento è utilizzato poco e con scarsi risultati. Le politiche attive in Europa rappresentano il principale strumento con cui ridurre la spesa per i sussidi di disoccupazione. In Italia, però, lo scarso investimento nei servizi per l’impiego pubblico non consente di tenere sotto controllo la disoccupazione di lunga durata e la spesa per le politiche passive, tantomeno di sviluppare adeguatamente le politiche attive del lavoro.

Con il termine “workfare”, invece, si vuole indicare il passaggio dalle politiche di welfare assistenziali alle politiche di attivazione (workfare, appunto). Nel momento in cui una misura di politica attiva favorisce il reinserimento occupazionale di un disoccupato il risultato è duplice, in quanto si incrementa l’occupazione da una parte e si consente di risparmiare sul costo delle politiche passive dall’altra.

Se, poi, andiamo a guardare la spesa complessiva sostenuta dal nostro Paese nel 2015 per le politiche del lavoro, notiamo che questa è pari a 28,9 miliardi di euro (l’1,75% del PIL), di cui tre quarti vengono destinati alle politiche passive. Nel 2015 l’Italia ha speso solo 750 milioni di euro per i servizi pubblici per l’impiego: cifra che serve a coprire il costo di circa 9 mila dipendenti dei centri per l’impiego pubblici.

Questo investimento è in netto contrasto con i 5,5 miliardi di euro spesi dalla Francia e gli 11 miliardi di euro sostenuti dalla Germania per i servizi per l’impiego nazionali. Infatti, se la spesa destinata ai servizi per il lavoro fosse stata in linea con la media europea (0,21% del PIL), lo stanziamento in Italia avrebbe dovuto essere pari a circa 3,5 miliardi di euro. Inoltre, se guardiamo la spesa sostenuta nel 2015 per le misure di politica del lavoro si scopre che questa ammonta a 6,9 miliardi di euro.

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