Gse, la conferma di Sperandini al vertice avrebbe del miracoloso

Dopo l'uscita del senatore Girotto, il cambio sembra inevitabile

Redazione Web
In cosa spera Sperandini del Gse

Che Francesco Sperandini, amministratore delegato del Gse in scadenza, ex renziano di ferro, sia confermato in carica dal governo gialloverde è certo possibile, come lo fu che il Mar Rosso si aprisse davanti alla Verga di Mosè: perché i miracoli accadono. Ma non è certo probabile, almeno dopo le dichiarazioni che il senatore dei Cinquestelle Gianni Girotto – tra i pochi esperti di energia nel suo partito – ha reso al quotidiano energia sui vertici dell’Autorità per l’energia e appunto sul Gse: “Vogliamo mettere persone competenti che diano una variazione di rotta, soprattutto per Arera che negli ultimi 5 anni ha dato indirizzo politico, cosa che avrebbe dovuto fare Parlamento. Il vecchio Parlamento non è riuscito a stare dietro alla tecnologia e ha lasciato ad Arera la politica industrial. Ci sono problematiche da risolvere che necessitano di un cambio di management”.

Ma Sperandini non demorde e, per quanto l’azienda sia attualmente toccata da incresciose vicente, come l’istruttoria della Procura di Torino con la Guardia di Finanza di Lodi e i Carabinieri di Milano, sugli oltre 100 milioni di titoli  di efficienza energetica  TEE (i cosiddetti Certificati Bianchi) per progetti di dubbia o assente reaizzazione, si concentra a demolire, o meglio a tentare di, un dirigente che per definizione farebbe meglio a lasciare in pace, se non altro perché responsabile della trasparenza, e come tale sottoposto a tutela dell’Anac, l’Autorità anticorruzione. Ebbene, poichè questo signore, Fabrizio Tomada, di lunga anzianità aziendale e di nessun colore politico (è un antico repubblicano, già segretario di Giovanni Spadolini) ha fatto il suo lavoro, probabilmente petulando come deve fare un dirigente preposto alla trasparenza, deve aver fatto innervosire qualcuno. Poi, ahilui, una sera, ha sbagliato a inviare una mail contenente un giudizio né ingiurioso né diffamatorio ma ironicamente critico verso Sperandini, e costui, scopertolo, ha chiesto all’Anac di potergli togliere l’incarico per cessato rapporto fiduciario, come se esercitare la funzione di responsabile della trasparenza, naturalmente anche nel vigilare sulla correttezza del capo azienda, fosse un compito inficiato dall’eventuale sfiducia del medesimo! Infatti l’Anac rispondendo alla richiesta di Sperandini non ha detto né sì né no, pialtescamente, ma comunque ha manifestato “forti perplessita” sulla decisione e sottolineato, questo sì, che la fiducia non c’entra. Ma Sperandini sta insistendo e ha portato il caso in consiglio d’amministrazione per ben dieci volte, manco fosse stato un attacco hacker e un una mail certo inopportuna – e infatti il dirigente si è scusato – ma non dinamitarda!

Insomma. tanta pervicacia sarebbe stata degna di miglior causa, da parte di Sperandini. Se ne vedrà l’esito nella partita delle nomine.

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