Estra, l’estate porta la quotazione in borsa

Redazione Web
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Una delle prime multiutility italiane pronta a entrare nel segmento STAR

Il risiko delle utility locali, tra le quali Estra, è figlio della liberalizzazione del mercato. Il decreto Letta (correva l’anno 2000) ha lasciato il segno: «Da 700 operatori, che all’epoca confondevano rete e vendita, siamo passati a circa 200 e alla fine ne resteranno solo una cinquantina», spiega Francesco Macrì, Presidente di Estra. In effetti, da quando nel 2010 Consiag di Prato (oggi al 39,5%), Intesa di Siena (25,14%) e Coingas di Arezzo (25,14%) si sono unite per fondare Estra, le tessere del suo puzzle si sono moltiplicate. Nel 2012 ha acquisito il 60% (oggi è all’80%) dell’allora Grosseto Energia e Ambiente spa (oggi Gergas), due anni dopo Vea Energia Ambiente di Lucca, all’inizio del 2015 il 79,95% di Gas Tronto srl (Ascoli Piceno), nel 2016 la Coopgas di CPL Concordia (Modena) operante nel sud Italia, il 45% (oggi è al 90%) di Piceno Gas Vendita (attiva ad Ascoli Piceno e Teramo) e lo scorso anno il 49% di Gas Marca (operante nelle provincie di Macerata e Fermo) e la Società Verducci Servizi Energia di Teramo. Senza contare la Multiservizi Spa di Ancona, che a fine 2017 è entrata in Estra Spa col 10% del capitale sociale, con la quale nel 2014 aveva creato Edma, operativa ad Ancona, Fano (come Aes) e Pescara (come Sig). «Ormai abbiamo raggiunto uno status di rilievo, è arrivato il momento di accedere alla Borsa per garantire un ulteriore sviluppo della holding. Siamo comunque fortemente ancorati all’aspetto territoriale, anche dal punto vista commerciale. Non snaturiamo le aziende che acquisiamo, non ne cambiamo il brand, abbiamo interrotto la pratica comune di utilizzare call center stranieri e sosteniamo le amministrazioni locali con una serie di progetti. Tra le quotate saremo un unicum».

In compenso, esattamente come le concorrenti, Estra non aspetta altro che le gare Atem, ovvero i 177 ambiti territoriali minimi per la distribuzione del gas che avrebbero dovuto essere aggiudicati già da tempo. «Sembrava che tutto dovesse accadere velocemente, ma le gare hanno subito vari rinvii: il traguardo si è spostato un po’ più in avanti, ma siamo fiduciosi». In effetti, ancora nel 2016, l’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico rilevava solo 15 bandi (alcuni dei quali poi ritirati) sui 95 allora giunti in scadenza, molti dei quali, specificava l’Authority, con contenuto parziale o comunque non conforme a quello del bando-tipo, e per la maggior parte senza aver inviato all’Autorità il bando e il disciplinare di gara. «Noi siamo pronti», assicura Macrì. Le istituzioni, evidentemente, no.

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