PIACERI

Quella relazione “intima”
tra l’uomo e la macchina

Dalle reti neurali che collegano il cervello al computer ai sex toys di ultima generazione: della tecnologia non possiamo più fare a meno, né sul lavoro e neppure nei momenti di svago

Marco Scotti
Quella relazione “intima”tra l’uomo e la macchina

Nel 1964 un giovanotto magrolino e riccioluto, bravo con la chitarra e con una voce nasale inconfondibile - che rispondeva al nome di Robert Allen Zimmerman (ma tutti, chissà perché, lo chiamavano Bob, Bob Dylan) – cantava “The Time they are a-changing”, i tempi stanno cambiando, è tutto diverso. Anche oggi, a 56 anni di distanza, la musica non è più la stessa di prima. Ma non ci sono di mezzo né proteste sociali, né stravolgimenti politici, né guerre in Asia. Il cambiamento è stato portato da un minuscolo organismo a forma di Corona, che ha stravolto – forse per sempre – abitudini e desideri dell’intera popolazione. Chi si ricorda più, ormai, come fosse andare a un buffet, sgomitare per la tartina, riempire il piatto di ciliegie e formaggio, arrosto e torta alle mele, mentre si fa a gara con il vicino per riuscire ad accaparrarsi l’ultimo pezzetto di focaccia? Oggi gli eventi che decidano di offrire ai partecipanti del cibo devono farlo seguendo regole precisissime e quei giornalisti “cintura nera” del tavolo imbandito devono farsene una ragione. E il sesso? Se i tempi preconizzati da Bob Dylan avevano portato in dote la liberazione dei costumi e un incentivo a farlo meglio, con più persone, liberandosi da quella cortina puritana che ancora accompagnava i baby-boomers, ebbene: quanti oggi sarebbero disposti a rapporti occasionali, magari tramite app di incontri, quando il rischio di contagio è ancora così alto? In attesa di un test immediato che certifichi la negatività al Covid, meglio rimanere al riparo, al sicuro. La casa torna a essere un rifugio, un luogo buono per qualsiasi attività. Netflix è diventato il migliore amico dell’uomo, perché il cane – specie durante il lockdown – bastava solo per spingersi fino a 200 metri da casa, poi scattavano le sanzioni.

In attesa del vaccino contro il coronavirus, ci è concesso un solo tipo di rapporto stretto: quello con la tecnologia

Eppure un modo per riportare un briciolo di normalità nelle nostre vite improvvisamente ribaltate ci sarebbe: serve affidarsi all’ignoto. Nessun gioco di parole e nessun ossimoro: per riprovare quelle sensazioni di un tempo, solo la tecnologia può salvarci. Come? Attraverso l’intelligenza artificiale.

E anche in questo, “The time they are a-changing”: se fino a qualche mese fa si temeva per l’impatto sulla vita lavorativa, in un afflato neo-luddista che paventava la sistematica sostituzione dell’umano con il robot, oggi ci affidiamo a cervelloni della Silicon Valley che sono pronti a riportarci al passato. Un ritorno al futuro, tanto per citare un altro Robert, questa volta Zemeckis. Tra l’altro, secondo una recente indagine condotta da Microsoft, il 53,8% di chi lavora nelle aziende più mature nella sperimentazione dell’intelligenza artificiale ha dichiarato che la tecnologia consente loro di dedicarsi a compiti più significativi e il 30% ha affermato di impegnarsi in attività più interessanti.

E che dire delle applicazioni nell’ambito healthcare, dove l’Ai potrebbe non soltanto rendere più sicuri ospedali e studi medici - già oggi la sanificazione viene effettuata da robot Agv (autonomous guided vehicle) che sono programmati per svolgere questo tipo di funzioni – ma anche per sgravare il personale dalla definizione di diagnosi e dalla lettura di referti. Una polmonite interstiziale bilaterale, ad esempio, è chiaramente riconoscibile tramite Tac.

Neuralink è l’ultima scommessa del magnate visionario Elon Musk un superchip mette in simbiosi il computer ed il cervello umano

Elon Musk (nella foto), uno che ha fatto della sperimentazione e dello spingersi un passo oltre la sua cifra stilistica – tanto che il figlio si chiama X Æ A-Xii – ha oggi per le mani un nuovo giocattolo. Dopo Tesla e SpaceX, ecco Neuralink su cui il magnate sudafricano ha puntato oltre 100 milioni, raccogliendone ulteriori 60: obiettivo, creare nuove reti neurali tra computer e cervello umano per arrivare a una sorta di simbiosi. Questo per ottenere risultati in almeno due macro-categorie: un aiuto ai pazienti con deficit di vario tipo (motorio, uditivo, olfattivo) o per permettere la replicazione di sensazioni dall’uomo alla macchina e viceversa. D’altronde, se è bastato il profumo di una madeleine per far scrivere ben sette volumi a Marcel Proust, è naturale immaginare che ci sia davvero molto su cui lavorare. Fino ad ora, Neuralink ha installato il suo elettrodo – più piccolo di una moneta – sulla scrofa Gertrude che ha permesso di raccogliere i primi dati, molto interessanti. C’è da scommettere, però, che non manchi molto all’impianto di questi dispositivi su un essere umano.

Se poi l’attenzione si sposta in direzione della camera da letto, il discorso si fa decisamente più scivoloso. Il rapporto tra intelligenza artificiale e sessualità, infatti, non è una novità. Già nel 2014 veniva lanciato un vibratore in grado di adattarsi ai movimenti del corpo della donna, capace quindi di imparare quando e come modulare la potenza a seconda delle reali esigenze dell’interessata. Lo scorso anno era stato presentato un sex-bar che accoglieva delle bambole gonfiabili di ultimissima generazione, molto simili – almeno questa era la garanzia dei produttori – a persone in carne e ossa. Ma anche questo business è stato stroncato dal Coronavirus: chi, sano di mente, si arrischierebbe ad accoppiarsi con un robot sessuale che è stato impiegato da qualcuno prima di noi, mettendo al bando qualsiasi norma igienica cui ormai ci siamo definitivamente abituati? E poi c’è sempre la deriva “para-criminale”. L’Ai consente di creare, tramite deep fake, film porno in cui ai volti di attori e attrici professionisti vengono sostituiti quelli di ignari sconosciuti. Non ci sarebbe forse nulla di male se la cosa rimanesse confinata entro le mura domestiche.

Ma è ovvio che la diffusione anche soltanto tra amici di un filmato osé in cui il (o la) protagonista non ne è al corrente rappresenta una grave violazione dei diritti dell’uomo. Non rimane, quindi, che chiudersi in camera propria e ricorrere, se single, agli ultimi ritrovati in materia di tecnologia. Caschi e visori? Sono decisamente superati. Oggi l’adattabilità delle macchine è massima, tanto che è perfino stato inventato un dispositivo capace di replicare il sesso orale, garantendo risultati perfino migliori dell’originale in carne e ossa. In attesa di tornare a riabbracciarci – o di spintonarsi davanti a un buffet – tocca adattarsi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400