PIACERI

Se la Cina ci manda il virus
noi mandiamole il vino buono

Con il mondo della ristorazione colpito duramente dal lockdown prima e dal distanziamento sociale poi, non resta che approcciare nuovi mercati. Come ha intenzione di fare la famiglia Frescobaldi

Riccardo Venturi

Alle vendemmie la famiglia Frescobaldi è abituata: produce vino in Toscana dai primi anni del Trecento, quindi ne ha già fatte più di 700! Quella di quest’anno però, in epoca di pandemia, ha avuto un significato particolare. «Abbiamo accudito, con la medesima attenzione di sempre, le nostre vigne dalla sempre emozionante ripresa vegetativa arrivata con la primavera» dice Lamberto Frescobaldi (nella foto), presidente, rappresentante della 30esima generazione, «la natura non si è fermata e ci ha dato la possibilità di continuare con lei il cammino verso una splendida vendemmia, simbolo di una meravigliosa rinascita». Nonostante il coronavirus, l’annata nei vigneti delle sette tenute agricole toscane (castelli Pomino e Nipozzano, tenute Perano, Castiglioni, CastelGiocondo, Ammiraglia, e Remole, cui vanno aggiunte quelle di Gorgona – vedi box – e Attens nel Collio friulano) è andata nel migliore dei modi: a un inverno mite è seguita una primavera altrettanto mite, un maggio assolato, le piogge di giugno, un’estate calda, la pioggia di fine agosto. Risultato, tanti bei grappoli, si spera di buon auspicio. Questo non significa che manchino le difficoltà: Frescobaldi produce vini di pregio, che in Italia sono distribuiti per circa tre quarti tramite il canale ristorazione, colpito duramente dalla pandemia. «Ci mancano 60 milioni di turisti» dice il presidente di Frescobaldi, «che per 3,5 giorni di presenza media fanno oltre 210 milioni di presenze giornaliere annuali. Solo in Toscana ne avevamo 48 milioni, i 3,7 milioni di residenti non riusciranno mai a compensare i loro mancati consumi... Quei numeri ci mancano e ci mancheranno per un po’, il Covid ci lascia un’eredità pesante, è innegabile, specie nelle città d’arte come Roma, Venezia e Firenze. Manca la propensione alla spesa, che oggi è molto limitata, quindi le bottiglie importanti non si riescono troppo a veicolare; tanti ristoranti non hanno riaperto, e anche una certa percentuale di produttori di vino subiranno delle perdite».

Frescobaldi produce vini di pregio che in Italia sono distribuiti per circa tre quarti tramite il canale della ristorazione

La pandemia sta cambiando il settore della ristorazione, che veicola in Italia gran parte delle bottiglie di Frescobaldi. «Per un paio d’anni ci sarà una triste e dovuta selezione, non c’è dubbio» insiste Lamberto Frescobaldi, «ma bisogna sempre vedere il buono dappertutto, altrimenti si entra in un loop negativo. Alcuni locali devono ritrovare la loro collocazione, che prima era molto legata al turismo, ora dovrà esserlo alla qualità a anche a un tema: vado mangiare pesce, oppure pollo, o bistecca, o hamburger; inoltre più che mai la qualità del servizio dovrà essere rivista. Per quanto ci riguarda, siamo e saremo presenti in ogni locale dove si mangia un cibo legato alla stagionalità, dove c’è un gestore attento alla qualità e alla freschezza dei prodotti, il che si porta dietro la qualità della cantina». L’effetto Coronavirus sta modificando anche l’offerta dei vini nella ristorazione: «Ci sarà una concentrazione su meno prodotti» afferma il presidente di Frescobaldi, «non si troveranno più le carte da duecento vini e passa, con il sommelier che ti consiglia. Si conferma l’attenzione alla qualità, ma si sta cristallizzando un po’ su prodotti che ti danno la tranquillità di non doverli sperimentare tutte le volte». Gli stessi risultati del gruppo Frescobaldi indicano la crescente attenzione del mercato italiano verso i vini di qualità: il fatturato, che nel 2005 era di 58 milioni di euro, nel 2019 ha raggiunto i 126 milioni, con un’ulteriore crescita del 6% rispetto al 2018. Buono anche l’andamento dei mercati esteri, 92 in tutto, e in particolare di Usa, Canada, Svizzera e Germania. «Tra i mercati che hanno risposto meglio in tempi di pandemia, nonostante le difficoltà ci sono quelli nordamericani, dove abbiamo il segno più: ci sentiamo abbastanza fortunati» dice Lamberto Frescobaldi, «anche la Cina si sta risvegliando, per loro il covid è un po’ dietro le spalle, mentre la grande crisi di Hong Kong è più legata a dinamiche politiche: basti pensare che da febbraio è chiusa la frontiera con la Cina dove passavano 250mila persone al giorno». Ma soprattutto, per il presidente del gruppo Frescobaldi la Cina è il mercato del futuro. «Sta facendo passi da gigante, covid o non covid diventerà il mercato più importante del mondo per il consumo di vini anche italiani» rimarca Lamberto Frescobaldi, «oggi ad aver già raggiunto volumi di grande importanza sono i vini francesi, per ragioni storiche: non dimentichiamo che la Francia ha avuto un’influenza fortissima sull’Asia, basti pensare che l’Indocina è stata per tanti anni francese. L’Italia è arrivata dopo, ma sta arrivando: c’è tanto da costruire, ma pezzo per pezzo lo stiamo facendo, negli ultimi 20 anni sono stati fatti tanti passi avanti. Si pensi alla moda, 50 anni fa per comprare un vestito di un certo livello ci si rivolgeva a una maison francese, oggi ci sono Armani, Dolce & Gabbana, Ferragamo e tanti altri brand fantastici che hanno contribuito a migliorare l’immagine dell’Italia. Ma anche al mondo delle auto, con brand globali di estrema qualità quali Lamborghini, Ferrari, Maserati. Questi nomi aiutano tutti i giorni anche noi nel poter arrivare con i nostri vini anche in Cina».

Ad aiutare la crescita del made in Italy in Cina, vini inclusi, per il presidente di Frescobaldi è anche l’affinità culturale: «L’Italia è un paese molto amato dalla popolazione cinese, anche loro come noi hanno una tradizione e una cultura di cui vanno molto fieri, e guardano al nostro paese con interesse per tutto il nostro bagaglio culturale». Per riuscire nel cimento della conquista dei mercati cinesi però ci vuole anche un sostegno da parte delle istituzioni: «Per sperare di poter avere uno sviluppo importante da qui a breve dobbiamo avere un aiuto, ci sono comunque alcune parti della Cina dove dobbiamo ancora far sapere che esistiamo. Se vogliamo ripartire nel post covid non c’è che da investire nell’export delle aziende, sostenendole con programmi dedicati».

Per far fronte alla pandemia, Frescobaldi ha spinto anche su canali nei quali tradizionalmente è meno presente, dalle vendite online ai negozi di prossimità alla Gdo. Questo ha permesso proprio durante il lockdown al cronista scrivente, non un esperto ma un amante del buon vino, di scoprire al supermercato il Remole Frescobaldi, un vino rosso dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. E di vincere una scommessa: il vino ricordava il Brunello di Montalcino, e in effetti è in gran parte fatto di uve Sangiovese – il Brunello lo è in purezza. «Il Remole sinceramente piace molto anche a me, lo produciamo da tanti anni» dice Lamberto Frescobaldi, «in realtà ci sono molte più persone esperte di vino di quel che non si creda, anche persone che non pensano di esserlo. L’esperto è una persona che ha una spiccata curiosità, necessaria per il vino, e anche una discreta capacità mnemonica, quella di ricordare i sapori. Lei ha preso una bottiglia di Remole e ha trovato una somiglianza con il Brunello: chapeau. Il vitigno è quello, il territorio è quello toscano, poi ogni prodotto ha la sua unicità».

NELL'ISOLA-PENITENZIARIO

Quella dell’unica isola-penitenziario in Europa, Gorgona, è una tenuta Frescobaldi del tutto particolare. I detenuti infatti partecipano attivamente alla vendemmia: l’hanno fatto nelle scorse settimane per il nono anno consecutivo. Frescobaldi per il sociale nasce ad agosto del 2012 dalla collaborazione con la direzione della colonia penale. L’obiettivo del progetto è permettere ai detenuti di fare un’esperienza concreta e attiva nel campo della viticoltura. A Gorgona i detenuti trascorrono l’ultimo periodo di pena, lavorando a contatto con la natura per sviluppare professionalità che facilitino il reinserimento nella realtà lavorativa e sociale. Con la supervisione degli agronomi e degli enologi di Frescobaldi, i detenuti hanno riportato a produzione e coltivato un ettaro di vigneto sull’isola, nel cuore di un anfiteatro da cui si domina il mare, a cui si sono aggiunti negli anni 1,3 ettari piantati da Frescobaldi. «Abbiamo avuto l’opportunità unica di vivere questa nona vendemmia sull’isola» dice Lamberto Frescobaldi, presidente di Frescobaldi, «questo progetto mi rende ogni anno sempre più orgoglioso, e siamo arrivati quasi alla decima annata. Qui a Gorgona nei profumi e nei sapori c’è tutto: l’amore per l’isola, la cura e la passione dell’uomo, l’influenza del mare e l’ambiente straordinario che danno vita a un vino inimitabile ed esclusivo simbolo di speranza e libertà. In una parola c’è l’essenza di questa terra e di un progetto che non finisce mai di regalare emozioni». Gorgona Rosso nasce da filari di Sangiovese e Vermentino Nero. Da un secondo vigneto di Vermentino e Ansonica impiantato nel 2015 nasce Gorgona, frutto dell’unicità del luogo.

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