APPROFONDIMENTI

Sul tema del lavoro le parti sociali prendano posizione

Il divieto di licenziamento è un provvedimento politico vestito da norma giuslavoristica e travestito da provvedimento d'urgenza. Ma senza visione e ragionamento organico non andremo da nessuna parte

Francesco Rotondi
Sul tema del lavoro le parti sociali prendano posizione

Francesco Rotondi

Occorre onestà intellettuale per poter apprezzare l’intervento del Presidente di Confindustria Carlo Bonomi. Comprendere una volta per tutte che la materia scomoda del lavoro non può essere trattata quale merce di scambio per il voto politico, necessita uno sforzo culturale e ideologico che storicamente l’Italia e gli italiani faticano a fare, anzi, non crediamo vogliano fare! Immaginare la razionalizzazione degli ammortizzatori sociali, verificare l’efficacia reale a lungo termine degli strumenti di sostegno al reddito, occuparsi della disoccupazione con strategie per il futuro, pensare ad un nuovo assetto contrattale che recepisca il mutato mondo e mercato del lavoro e le “n” rivoluzioni industriali, beh tutto questo non può essere visto come il pensiero di un “visionario”, bensì la volontà chiara delle parti sociali di prendere finalmente posizione.

Siamo incredibili nel nostro Paese, fotografare la realtà ti fa passare per rivoluzionario (…nel migliore dei casi). Entrando però nel merito di un punto toccato nella lettera del Presidente che pare voglia essere insabbiato dalle istituzioni, si legge: «Secondo: occorre tornare a distinguere ciò che anni è sempre stato confuso. Un conto sono le prestazioni di natura assicurativa del lavoro, con oneri a carico delle imprese, ma gestiti dell’ente pubblico assicuratore; altro conto sono le misure di integrazione del reddito a carico della fiscalità generale. La confusione fra queste due tipologie di strumenti ha finito per ingenerare oneri molto diversi tra settori di impresa e non solo, come sarebbe stato comprensibile, per dimensioni di impresa. Tali disparità non sono giustificate e vanno eliminate».

Si confondono gli oneri a carico delle imprese con le integrazioni del reddito a carico della fiscalità generale

Questo punto, questa sollecitazione è estremamente importante poiché ci richiama all’idea di Stato, ci ricorda che lo Stato ha delle responsabilità e l’esecutivo le deve interpretare affidando alle varie istituzioni ruoli e compiti.

Troppo spesso, nonostante un carico fiscale senza eguali, i servizi resi dallo Stato sono inesistenti, scarsi, inefficaci e dinnanzi a queste realtà la risposta la si cerca nei privati siano essi semplici cittadini o organizzazioni complesse.

Pensate al divieto di licenziamento: qui siamo in presenza di un provvedimento politico vestito da norma giuslavoristica e travestito da provvedimento d’urgenza!

Non vi è alcuna visione, ragionamento futuro, organico, organizzativo ed ancora una volta si fa pagare all’intera comunità (questo è ciò che non viene compreso dai cittadini) l’incapacità del Governo.

La lettera del Presidente Bonomi rende evidente la più grande lacuna del nostro Paese che anche nei nostri precedenti interventi abbiamo voluto indicare: si continua solo a rinviare o, addirittura, impedire la necessità di profondi cambiamenti nel sistema pubblico e le rendite improduttive che esso alimenta a scapito della più ampia redditività dell’intero sistema Paese.

Personalmente riteniamo condivisibile il pensiero espresso che altro non fa se non chiedere la dichiarazione di una effettiva volontà di cambiamento; speriamo che la risposta dell’altra parte sociale, il sindacato, sia una risposta oggettiva e con a cuore il futuro di tutti.

L’errore in cui si potrebbe ancora una volta cadere è quello di far intervenire pseudo politici e continuare a ragionare in termini distruttivi. Per adesso le uniche reazioni riguardano i contratti di lavoro e non sono rassicuranti; incredibili le minacce di uno scontro sociale dove in realtà siamo e saremo tutti perdenti.

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