APPROFONDIMENTI

Milano-Cortina, tutta l’Italia
Le nuove Olimpiadi uniscono

Durante il lockdown la macchina organizzativa delle Olimpiadi invernali 2026 ha avviato i motori. Le chiavi del cruscotto sono in mano a Vincenzo Novari: ecco il suo programma

Davide Passoni

Il 2020 passerà alla storia come l’annus horribilis del Covid-19 anche per il mondo dello sport, la cui resa al virus sta tutta nel rinvio delle Olimpiadi di Tokyo. Non dimentichiamo però che anche l’Italia ha all’orizzonte una scadenza a cinque cerchi, quella di Milano-Cortina 2026: per quanto differita, essa vede la macchina organizzativa con i motori già bene accesi. L’avvio dell’operatività del Comitato Organizzatore tra febbraio e marzo è però coinciso con l’iniziale fase acuta della pandemia - che nelle due regioni olimpiche ha colpito più duramente - col conseguente lockdown e la transizione allo smart working, sperimentando il paradosso di dover pianificare un evento sportivo globale che è l’antitesi del distanziamento. Proprio grazie allo smart-working, il Comitato è riuscito a non rimanere indietro nella pianificazione, che sarà sviluppata in tre bienni nei quali la fase dell’ideazione porterà a quella dell’organizzazione e infine all’avvio dei Giochi.


Condivisione e ottimizzazione

Milano-Cortina 2026 si è così data un modello organizzativo nuovo, con pochi precedenti a livello mondiale e del tutto inedito per le Olimpiadi, ispirato alle organizzazioni esponenziali o ExO (Exponential Organisations), basate sulla “condivisione di conoscenza”: creano community fondate sulla passione condivisa, si affidano anche a personale esterno, usano algoritmi, preferiscono noleggiare asset anziché possederli e in esse l’engagement è fondamentale per coinvolgere tutti.

Si sta così creando un gruppo di dimensioni contenute - dalle 70 persone del primo anno si arriverà a un massimo di 600-700 nell’anno olimpico - che pensa, pianifica, definisce e controlla i criteri di qualità attesi dai partner esterni. Nelle ExO, strutture agili con gerarchie assenti o quasi, la capacità di cercare e trovare il know-how anche al di fuori dell’organizzazione è un elemento chiave: in questo senso, si sfrutterà il grande patrimonio di conoscenza del Comitato Olimpico Internazionale, ma anche il know-how diffuso che le 20 università e le startup del territorio olimpico possono offrire.

Non sarà l’olimpiade dei cantieri: verranno costruiti solo impianti indispensabili e duraturi che resteranno al territorio

Nell’organizzazione degli sport invernali, l’Italia ha poi una grande risorsa: i comitati sul territorio, che hanno gestito una dozzina di campionati mondiali e tappe della Coppa del Mondo negli ultimi dieci anni. Sì dunque a un approccio incentrato sugli eventi, massimizzando le conoscenze e l‘esperienza delle federazioni internazionali e nazionali, dei gestori degli impianti e degli organizzatori locali. Una formula piaciuta molto al Cio perché è coerente con la nuova visione delle Olimpiadi contenuta nell’Agenda 2020 e nella New Norm, messa a punto nel 2014, in cui si punta al contenimento dei costi, alla creazione di una legacy per le generazioni future e alla sostenibilità ambientale e sociale. Il tessuto connettivo dell’organizzazione è a sua volta costituito da diadi, o tandem, formate da un senior, che dispone di una marcata competenza verticale e di una ricca esperienza d’azienda, e da uno junior, che a fronte della minore esperienza aziendale offre un elevato potenziale e a una buona dose di energia.


Le Olimpiadi d’Italia

La visione che ispira il Comitato Organizzatore è legata a quella che ha fatto vincere la candidatura grazie al lavoro del gruppo guidato da Giovanni Malagò. L’obiettivo è che i Giochi siano le Olimpiadi di tutti. L’81% degli italiani ha dato il proprio sostegno alla realizzazione di questo appuntamento, ma perché siano davvero i Giochi di tutti serve comunicare a tutte le generazioni, a chi pratica sport, a chi ha smesso, a chi non si è mai avvicinato alla pratica sportiva, alle persone con disabilità e senza disabilità. Per quanto rispettosa di tutte le diversità, il Comitato ha una visione unitaria delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi. Milano-Cortina 2026 vuole promuovere l’olimpismo in Italia e l’Italia nel mondo. Certamente sotto i riflettori ci sarà la regione macro-alpina, ma la vetrina è per l’intero Paese.

I Giochi non vogliono essere un’Olimpiade di soli cantieri. A fianco delle infrastrutture di cui il territorio ha bisogno, si vuole dare vita a una infrastruttura culturale, creando competenze nuove, lavori a prova di futuro, spingendo sul contrasto al de-popolamento delle Terre Alte e facendo pressione per avere scelte forti in termini di sostenibilità. Un’Olimpiade per chi vive nelle regioni olimpiche, ma anche per il resto degli italiani e per il mondo. «Cibo, musica, animazione sono gli ingredienti per abbattere le distanze e far sì che il pubblico internazionale viva un’Olimpiade unica», disse a gennaio il direttore esecutivo dei Giochi Christophe Dubi, in occasione delle Olimpiadi giovanili: dove si trova il meglio di tutto ciò se non in Italia?


L’organico

A guidare la Fondazione Milano-Cortina 2026 è stato chiamato Vincenzo Novari, scelto all’unanimità dai soci fondatori della Fondazione. Novari è un manager con una solida esperienza internazionale culminata in 3 Italia, dove ha guidato il lancio dell’Umts e del 4g: un progetto complesso, caratterizzato dall’avvio della operatività in una data certa collocata nel futuro, tratto che lo accomuna alle Olimpiadi.

I giochi porteranno ai territori interessati un impatto economico di quasi 4,5 miliardi di euro oltre a 36mila posti di lavoro

A capo di 3 Italia dal 2001 al 2016, ha portato una start-up di grandi dimensioni, con 3mila dipendenti e 12 miliardi di investimenti, all’ebitda positivo, con 2 miliardi di fatturato e 10 milioni di clienti, prima della fusione con Wind. Accanto a Novari vi sono molti manager che vengono sia dal mondo dello sport che da quello delle grandi aziende, per un totale di una quarantina di unità che dovrebbero arrivare a una settantina entro la fine dell’anno.

Gli economics e le ricadute sul territorio

Il budget della candidatura è fatto di 3 voci principali: 925 milioni di dollari di contributi del Cio, 450 milioni da sponsorizzazioni domestiche, merchandising e licensing e 250 milioni dalla biglietteria. C’è dunque da attendersi una forte pressione sia sul versante del controllo dei costi, sia su quello dei ricavi, con un elemento di forte incertezza derivante dalle ricadute della pandemia. Bisogna però avere chiara la differenza tra il budget per la delivery dei Giochi - le operations -, e quello per le infrastrutture. Per le prime, il Cio mette quasi un miliardo, ma organizzare le Olimpiadi crea un profitto, come hanno dimostrato gli ultimi Giochi. 

Sul versante infrastrutture, poi c’è un cambio di passo. Non si costruisce ciò di cui non c’è bisogno e che non costituirebbe un’eredità durevole per la città. Si costruisce solo quando c’è un business plan che dimostra che quell’impianto è sostenibile nel tempo. Anche dopo lo scioglimento del Comitato Organizzatore, il Cio continua a verificare la validità del business plan insieme al Comitato Olimpico Nazionale.

Alcuni studi della Bocconi di Milano e della Ca’ Foscari di Venezia - ciascuna per il proprio territorio di riferimento - evidenziano come i Giochi potranno portare ai territori interessati un impatto economico di quasi 4,5 miliardi, con un valore aggiunto di circa 2 miliardi e 36mila nuovi posti di lavoro. Dall’aumento delle attività produttive, le casse dello Stato e degli enti locali interessati otterranno un gettito fiscale aggiuntivo di 310 milioni per la parte lombarda e di 226 milioni per quella nordestina. Uno studio dell’Università La Sapienza di Roma, infine, ha valutato l’impatto positivo che i Giochi avranno sull’intera economia nazionale, con una crescita cumulata di 2,3 miliardi di euro nel 2028 a fronte di costi per 1,3 miliardi.

Tutto per portare Milano-Cortina 2026 a realizzare il sogno di Novari: ispirare oggi un ragazzino siciliano per farlo innamorare degli sport invernali e farlo diventare un medagliato tra sei anni.

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