New York rilancia sul mattone
e diventa la nuova tech-zone Usa

In piena pandemia, i grandi colossi dell' High Tech hanno "preso casa" a Manhattan, cosa ha spinto società come Amazon, Facebook, Google o Disney a fare investimenti importanti nella grande mela? Risponde a Economymag Sofia Falleroni, agente immobiliare di New York, che lavora presso la Compass, che e’ stata nominata il mese scorso l’azienda immobiliare indipendente numero 1 negli Stati Uniti.

Giovanni Pellerito
Hudson Yard Vessel

 
 
Qualche dato sul boom dell’immobiliare in atto a New york. Amazon: il gigante dell'e-commerce ha firmato un contratto di locazione per 335.000 piedi quadrati nel quartiere di Hudson Yards, nella 410 Tenth Avenue di SL Green, tra la 33a e la 34a strada, dove avrà più di 1.500 dipendenti.
 
Facebook: 2 sedi: 730.000 piedi quadrati al Farley Post Office (l'ufficio postale sara ’ri-sviluppato) sulla 34th street / 8th avenue vicino Penn Station e 1.5MM Square feet a Hudson Yards, a 55 Hudson Yards.
 
Disney: Disney, sta spostando i suoi uffici.
Sta costruendo un vero e proprio palazzo di sua proprieta’.
Sorgera’ ad Hudson Square, il complesso di uffici e studi di 19 piani e 1.2 milioni di piedi quadrati che è stato progettato da Skidmore Owings & Merrill.
 
Google: dal 2006 ha gia’ una grande presenza in zona Chelsea, ha un intero palazzo a Chelsea Market (111 Eighth Avenue), per il quale ha speso 3Billion, Google ha gia’ 8,000 dipendenti gia’ presenti a  New York, ne avra’ 14,000 entro il 2028, spendera’ circa 1 Billion dollars, creando un nuovo campus lavorativo a Hudson Square (vicino Soho) da non confondere con Hudson Yards.
 
Molti esperti ritengono che New York diventerà, nei prossimi 1-2 anni,  il nuovo grande centro Tech degli Stati Uniti. Quindi una nuova e moderna Tech Zone che andrebbe a competere se non superare la più famosa tech zone della West Coast. Ma cosa spinge le grandi società dell’Innovation Tecnology a fare importanti investimenti a New York City?
Lo abbiamo chiesto a Sofia Falleroni, agente immobiliare di New York, che lavora presso la Compass, che e’ stata nominata il mese scorso l’azienda immobiliare indipendente numero 1 negli Stati Uniti.
“Due i motivi fondamentali di questo fenomeno – risponde Falleroni a Economymag – Innanzitutto credere nel futuro di New York, come città intramontabile e quindi dal futuro sicuramente brillante: poi, sicuramente, la constatazione della possibilità di strutturare dei contratti molto favorevoli, sia a livello di prezzi, sia a livello di concessioni (so che uno di questi colossi, nel suo contratto ha stipulato che i primi due anni saranno gratis) e sono sicura che abbiano ottenuto delle concessioni anche fiscali dalla citta' di New York.
Quale è la situazione del settore immobiliare residenziale a New York?
Come previsto, ci sarebbe stata la cosiddetta "market dislocation", nel senso che era normale aspettarsi un abbassamento dei prezzi in tutte le fasce, ma soprattutto nel settore luxury. Nel settore al di sotto dei 2MM, l'abbassamento dei prezzi e' del 5-7%, ma nelle fasce di lusso (al di sopra dei 3-4MM), puo' raggiungere anche il 10-15% e puo' raggiungere anche il 20-30% nei settori dell'ultra lusso (al di sopra dei 15MM). La negoziabilita' degli immobili e' condizionata anche da quanto l'immobile era prezzato idoneamente fin dall' inizio. Alcuni venditori sono molto realistici e si sono adeguati al mercato e, quindi, di conseguenza, i prezzi di immobili dove i venditori si sono gia' adeguati ai nuovi prezzi, non saranno cosi negoziabili.
Se volessimo pensare ad un investimento nel settore immobiliare residenziale a New York di qui a prossimi tre anni, cosa dobbiamo aspettarci?
Seppure nessuno di noi ha la certezza matematica, io direi che questo e' il bottom of the market, cioe' il fondo del mercato e che questo sia il momento di spingere e di fare un acquisto immobiliare. Credo che la rinascita di NY e dei suoi business richieda almeno 2 anni, quindi, in linea teorica, entro 3-4 anni da ora, il mercato dovrebbe risalire non solo a livelli pre-pandemici, ma anche oltre, grazie appunto all'avvento di nuovi colossi tech che porteranno lavoro e nuove forze lavoro, che, di conseguenza, avranno anche bisogno di case e consumeranno (retail, restaurant etc).

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