FRANCHISING E NUOVE IMPRESE

Affiliando s'impara
...a combattere la crisi

La formula del franchising si rivela un'ottima opportunità per occupare gli spazi di mercato che si stanno liberando. Ma ci sono alcuni elementi da non sottovalutare nella scelta della rete. Ecco quali

Luca Fumagalli
Affiliando s'impara...a combattere la crisi

Mai come oggi si è dimostrata la necessità di avere organizzazioni leggere, flessibili, in grado di rispondere velocemente agli eventi. Per reagire occorre una strategia, una visione d’insieme che dia la direzione e orienti gli sforzi di ciascuno. Infine serve la conoscenza dei bisogni della gente e delle modalità per soddisfarli. Tutti questi ingredienti, nel franchising fatto bene, ci sono sempre. Dal Rapporto Assofranchising 2020 (dati al 31 dicembre 2019) emerge che nell’ultimo decennio è cresciuto, in media, del 2% ogni anno, creando circa 37mila nuovi posti di lavoro. Ad oggi l’intero sistema franchising occupa più di 217.000 addetti, che contribuiscono a generare oltre 26 miliardi di fatturato, circa l’1,3% del Pil italiano.

Uno dei fattori trainanti della formula franchising è la forza di gruppo: imprenditori, franchisor e franchisee hanno interessi e obiettivi comuni. Ed è proprio grazie a questa coesione tra pari, libera e volontaristica, che si crea il vantaggio competitivo di una rete di franchising. La selezione, dentro il franchising ma soprattutto fuori, ovvero tra le attività indipendenti meno attrezzate e più deboli, libera oggi nuovi spazi non solo in termini di quote di mercato, ma anche dal punto di vista delle location e delle risorse umane. Queste occasioni che si presentano ora agli investitori possono essere colte proprio grazie al franchising. Un sistema che permette di entrare rapidamente in un mercato senza dover pagare il pedaggio degli inevitabili errori e delle perdite di tempo di chi deve “imparare il mestiere”.

Del resto i franchisor più strutturati non hanno paura di accogliere tra i propri franchisee i cosiddetti newcomer. Il know-how c’è già. I franchisor “giusti” l’hanno sperimentato con successo, l’hanno messo a punto, l’hanno standardizzato e reso trasferibile in modo efficace e veloce. Grazie a questo “saper fare” spesso bastano poche settimane di formazione come si deve, manuali operativi costruiti con esperienza e un affiancamento attento da parte dei responsabili dell’azienda affiliante nella fase delicata del percorso pre-apertura, per portare all’inaugurazione una nuova attività.

Oggi però, non basta “aprire prima degli altri” o rimpiazzare qualcuno che “non ce l’ha fatta”.

Oggi serve essere competitivi in ogni aspetto dell’attività perché, anche ben dopo l’emergenza, la domanda resterà ferocemente selettiva. Ma ancora una volta il franchising ha in sé tutti gli ingredienti che servono per rendere più resistenti e vincenti le nuove imprese: la notorietà di marca, le economie di scala, l’esperienza condivisa, il marketing e la comunicazione integrata. Detto tutto ciò, la partita si gioca su un punto fondamentale: la scelta del franchisor più qualificato, ma anche più adatto alla proprie caratteristiche ed esigenze. È qui che devono entrare in campo i professionisti specializzati del franchising - consulenti e legali - ad affiancare il potenziale affiliato nel delicato e decisivo processo di valutazione del partner d’affari giusto. Chi conosce a fondo la formula sa quali sono gli elementi fondamentali di un buon progetto di franchising. Occorre che il modello di business sia stato sperimentato con successo, ovvero che ci sia stato un congruo periodo nel quale l’azienda, direttamente o tramite affiliati definiti “pilota”, abbia potuto oggettivamente verificare la validità dell’attività. Per “oggettivamente” si intende che, da bilancio, siano documentati i risultati economici ottenuti dalle attività pilota e che l’entità dei guadagni sia tale da garantire la soddisfazione dei futuri affiliati almeno da tre punti di vista: adeguata remunerazione del tempo dei titolari, se coinvolti nella gestione, recupero del capitale investito in tempi sufficientemente rapidi, remunerazione del rischio di impresa con utili netti interessanti e competitivi rispetto ad investimenti alternativi altrettanto rischiosi.

Occorre poi che l’organizzazione dell’azienda affiliante si dimostri quantitativamente (per numero di persone) e qualitativamente (per competenza e adeguatezza al ruolo) in grado di fare fronte agli impegni che ogni franchisor si assume nei confronti dei propri franchisee. A titolo di esempio, essendo il trasferimento di know-how, cioè la formazione, uno dei due fondamentali oggetti del contratto di affiliazione, è indispensabile che nell’organigramma ci sia una figura qualificata a svolgere le funzioni del training manager. Altrettanto importanti sono l’assistenza e il supporto continuativo che il franchisor deve essere in grado di assicurare a ciascun franchisee. Lo stato di salute della rete è un altro degli elementi-chiave da valutare: franchisor con un elevato turnover (tra unità affiliate aperte e chiuse) sono sicuramente meno interessanti rispetto a chi ha saputo condurre più affiliati al successo, limitando al minimo fisiologico le chiusure e i fallimenti. La notorietà della marca e il suo gradimento presso i propri clienti finali è un altro degli aspetti rilevanti che aumentano la capacità competitiva della futura azienda affiliata. Ci sono poi aspetti “formali” che sono spesso sottovalutati, ma che costituiscono una cartina al tornasole della serietà dell’azienda affiliante. Ci riferiamo alla documentazione informativa preliminare e alla contrattualistica, che devono essere all’altezza degli standard internazionali ma soprattutto in linea con quanto richiesto dalla legge italiana (Norme per la disciplina dell’affiliazione commerciale, legge del 6 Maggio 2004, n.129). Detto che un professionista esperto di franchising è in grado di guidare un investitore nella scelta di un franchisor serio e qualificato, occorre che il candidato affiliato faccia un bel lavoro di “autovalutazione” – magari accompagnato dal suddetto professionista - per capire quali sono i progetti giusti, adatti alle proprie caratteristiche personali, alle disponibilità economiche, al mercato di riferimento. Con un approccio serio, informato e consapevole, avviare un attività in proprio con il franchising è una opzione assolutamente valida per cogliere le opportunità che oggi, più che mai, si stanno presentando.

AFFILYA: LA PRIMA FRANCHISING COMMUNITY IN ITALIA

La recente crisi sanitaria ha dimostrato che il franchising continua ad essere uno strumento attuale e flessibile, in grado di dare risposte efficaci anche ai più drastici mutamenti dei mercati.
Per chi cerca valide opportunità di business la Franchising Community di Affilya è un punto di riferimento sicuro, grazie al processo di certificazione interno cui viene sottoposto ogni franchisor. Gli esperti di Affilya utilizzano un collaudato approccio metodologico - una check-list di 150 elementi nelle 16 aree chiave di ogni franchisor - per verificare la presenza di tutti i requisiti fondamentali. Il team di Affilya accompagna poi l’investitore - franchisee, multi unit o master- nel percorso di valutazione, garantendo massima professionalità e trasparenza. Gli ideatori di questa iniziativa sono noti consulenti di franchising: Nicola Dambelli, Luca Fumagalli e Andrea Meschia. Tra i co-founder ci sono anche esperti in campo immobiliare, Maurizio Altobelli e Gianluca D’angelo, nonché partner specializzati in ambito legale, di comunicazione e di digital marketing.

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