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Passata l’emergenza
si riaccende il business

Post, come “prudenza, organizzazione, sorveglianza e tempestività”: un acronimo, ma anche il protocollo definitivo che ha consentito a Gewiss di operare - contenendo i contagi - anche durante il lockdown

Riccardo Venturi
Passata l’emergenzasi riaccende il business

Due casi conclamati di Coronavirus su mille dipendenti in tre stabilimenti nel bergamasco e nel piacentino a 30 km da Codogno, tra le zone più flagellate dalla pandemia. Gewiss, multinazionale del settore elettrotecnico che dà il nome allo stadio dell’Atalanta dei record di cui è sponsor, che di fabbriche ne ha anche una in Germania, una in Portogallo e una in Francia per altri 600 dipendenti, è riuscita a contenere al massimo i contagi, al di là del fatto che probabilmente ci sono stati anche alcuni altri casi non diagnosticati – i tamponi, si sa, sono merce rara, specie in Lombardia. Un risultato non casuale, frutto dell’attenzione alle tematiche della sicurezza in tempi non sospetti, e quindi della preparazione al momento dell’esplosione dell’epidemia. «Fin da gennaio a causa delle problematiche emerse in Cina abbiamo messo in piedi un’unità di crisi per supportare la filiera» racconta Paolo Cervini (nella foto), ad di Gewiss, «più in termini di protezione del business, perché allora non c’erano elementi per immaginare quello che poi è accaduto. Operiamo con partner anche nel Far East, e abbiamo cercato di capire come lavorare sulle materie prime e sui componenti, di valutare anche possibili risorse alternative». Arriva il fatidico 23 febbraio, la pandemia è in Italia. «Quella domenica la nostra unità di crisi è diventata operativa anche nella gestione dei protocolli sanitari» dice Cervini, «abbiamo da sempre dato estrema importanza alla sicurezza sul lavoro, quindi eravamo preparati. Devo dire con un certo piacere che Gewiss, da questo punto di vista, è stata valutata nel tempo un po’ come un benchmark in una delle aree più colpite d’Italia». A pesare è stata la tempestività delle misure concretamente applicate negli stabilimenti. «I distanziamenti e i vari protocolli, diventati oggi la norma per tutti, li abbiamo messi in piedi fin da allora» rimarca l’ad di Gewiss, «per esempio abbiamo esteso la mensa su quattro turni fin da subito, mettendo una segnaletica a terra; siamo partiti con sanificazioni giornaliere degli ambienti, e con istruzioni ben precise per i vari ambienti industriali e uffici». La Gewiss è tra le aziende che per codice Ateco aveva il dovere e il diritto di poter operare: i suoi impianti hanno alimentato anche l’ospedale da campo di Bergamo a quello della Fiera di Milano, e all’estero per esempio i campi sanitari di Madrid.

«Abbiamo deciso di chiudere solo per 4 giorni all’inizio di aprile» puntualizza Cervini, «quando con il picco della pandemia sia nella zona della bergamasca che della piacentina c’è stato un momento psicologico molto forte, un comprensibile senso di paura. Ma in realtà con gli operatori logistici siamo sempre stati operativi, anche se le attività di business erano calate drasticamente: in quel periodo l’attenzione era volta soprattutto alle attività di supporto agli ospedali».

Il 4 maggio parte la sospirata “fase 2”, e dopo un massiccio utilizzo dello smartworking per Gewiss è l’ora della riapertura totale. «Abbiamo istituito un nuovo processo aggiuntivo a beneficio della sicurezza: Gewiss Post» evidenzia l’ad, «che sta per prudenza, organizzazione, sorveglianza e tempestività. Ogni singolo dipendente ha ricevuto uno strumento formativo e informativo con una ventina di slide in cui si riassumono gli aspetti legati al Covid-19 e i comportamenti da tenere in azienda». L’azienda ha anche approntato un questionario di 26 domande, che tutti i dipendenti hanno dovuto passare al 100% per essere certificati e accedere agli stabilimenti. «lo hanno fatto tutti i mille dipendenti in Italia e poi anche quelli all’estero» insiste Cervini, «una tutela ulteriore sia per il dipendente, che ha così coscienza e conoscenza dei comportamenti da tenere, sia per l’azienda, perché ci fosse una sorta di autocertificazione; questo ci ha permesso di contenere e gestire l’emergenza, pur trovandoci nelle zone più calde».

Così come è riuscita a gestire al meglio l’aspetto sanitario della pandemia, che viene prima di tutti gli altri, Gewiss ha fatto il possibile sul piano economico imprenditoriale; per fare ancora meglio ci sarebbe voluto un supporto più efficace da parte delle istituzioni, specie a beneficio della filiera. «A fine marzo ho messo in piedi un contingency plan per la gestione del business» spiega l’ad, «con una politica aggressiva di contenimento dei costi atta a difendere tutti i lavoratori. Non abbiamo mai preso in considerazione una riduzione del personale, ma per proteggere la continuità del lavoro abbiamo utilizzato cassa integrazione e ferie, nel tentativo di gestire al meglio una riduzione dei volumi importante, nell’ordine del meno 60% in aprile e del meno 40 in maggio, decisamente più accentuata sul mercato italiano che su quelli esteri». Il problema è che la ripartenza si è dimostrata più lenta del previsto. «A maggio la ripresa è stata molto slow motion, piuttosto fragile rispetto a quanto si auspicava» dice Cervini, «le problematiche principali dal mio punto di vista sono state una certa non chiarezza sui decreti governativi atti a supportare la filiera con un’immissione di liquidità a breve termine, che di fatto non è avvenuta o sta avvenendo in modo estremamente contenuto». Sono soprattutto le aziende più piccole ad aver sofferto l’incapacità dello Stato di sostenerle nel momento in cui ne avevano un estremo bisogno. «Operiamo su una filiera fatta di imprese di costruzioni impiantistiche» mette in evidenza l’ad di Gewiss, «noi produciamo, ma se a valle non c’è un consumo oppure è rallentato, le cose si complicano. Più a valle ci sono realtà il cui fatturato è stato completamente fermo per 2-3 mesi». Una vera ripresa potrebbe arrivare sotto l’ombrellone, che rischia di rimanere chiuso: «Prevedo che luglio sarà ancora decisamente in declino rispetto all’anno scorso» ipotizza Cervini, «auspichiamo che agosto diventi non un mese all’italiana in termini tradizionali di chiusura, ma molto più operativo, e quindi sia il mese della svolta e del ritorno a una normalità, sempre che non ci siano ricadute della pandemia. In questo modo l’auspicio è che si arrivi a fine anno su dimensioni di business tra il meno 15 e il meno 25%, anno su anno». La strategia della multinazionale a questo punto guarda non solo ai prossimi mesi, ma anche ai prossimi anni. «Oggi è importante iniziare a pensare al 2021, lo stiamo facendo già adesso» rileva l’ad di Gewiss, «per capire come sarà la ripresa nel medio termine, nel 2021 e 2022, sarà fondamentale vedere cosa farà in concreto il governo a supporto del rilancio dell’economia italiana. Per quanto ci riguarda è importante la semplificazione e sburocratizzazione di tutti i processi anche fiscali, oltre che la riqualificazione delle infrastrutture e degli impianti, di cui l’Italia ha un gran bisogno. Inoltre il governo dovrebbe supportare investimenti e finanziamenti per la riqualificazione delle attività turistiche: il 2020 sarà un anno difficile, ma può essere il momento per investire sul futuro, per dare la possibilità a questi segmenti di rilanciarsi, così da creare anche domanda di innovazione».

Per l’amministratore delegato di Gewiss l’auspicio è di arrivare a fine anno con un calo del giro d’affari inferiore al 20%

Per tornare a crescere Gewiss guarda all’export e al lancio di nuovi prodotti e soluzioni all’insegna della digitalizzazione. «L’export vale oggi attorno al 50-55% del nostro business» sottolinea Cervini, «abbiamo 14 filiali estere e in modo diretto e indiretto serviamo circa 100 paesi mondo. Siamo già presenti modo significativo su mercati europei e stiamo guardando a quelli più lontani per lo sviluppo della nostra strategia; gli standard nei singoli Paesi possono cambiare anche in modo importante, quindi ci stiamo sempre più evolvendo verso un concetto di vicinanza ai mercati. L’ambito internazionale avrà sempre più importanza nello sviluppo di Gewiss». Dal punto di vista dell’innovazione di prodotti e servizi la pandemia non ha fermato la multinazionale bergamasca, che ha da poco immesso sul mercato due novità di rilievo. La prima è stata particolarmente preziosa proprio durante il lockdown: si chiama Restart, è un dispositivo di protezione che quando salta la luce la riallaccia automaticamente senza che lo si debba fare manualmente, dopo aver verificato che non ci siano guasti nell’impianto, gestibile anche attraverso una app per smartphone.

«Ha una valenza enorme nell’ambito dell’utilizzo professionale» sottolinea l’ad di Gewiss, «si pensi a un ristorante a cui salta la corrente nel giorno di chiusura, con il rischio di dover buttare i prodotti conservati nel congelatore». Un altro è nel campo dell’e-mobility, un settore di importanza crescente anche nell’attività di Gewiss. Si tratta di Joinon, offerta per la ricarica di tutti i veicoli elettrici, che comprende sia l’infrastruttura tecnologica di prodotto che la sua totale gestione, inclusi assistenza tecnica e manutenzione. «È una soluzione pensata sia per il livello pubblico o del terziario sia per quello privato» puntualizza Cervini, «si pensi a un hotel che voglia completare la sua offerta con questo servizio, sempre più richiesto, o anche al mondo domestico: abbiamo realizzato un’unità di ricarica adatta a periodi di sosta prolungati in abitazioni o condomini con posti assegnati. Il nome è un programma: Easy».

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