Colombini (Banca Ifis): “Le Pmi
ce la faranno, ma ora innovino!”

Intervista con Sportello Economy per il top-manager che guida l’istituto fondato 37 anni da Sebastiano Fürstenberg. “Abbiamo lanciato il nostro nuovo brand perché stiamo facendo cose nuove e vogliamo che la nostra immagine all’esterno corrisponda a ciò che siamo e facciamo all'interno”.

Sergio Luciano
Colombini (Banca Ifis): “Le Pmice la faranno, ma ora innovino!”

 
Banca Ifis è un istituto nazionale con un consolidato posizionamento a livello territoriale tra il Nordest d’Italia e la Lombardia. La Banca, guidata dal Ceo Luciano Colombini, è protagonista, in questa fase, di un’importante campagna di comunicazione per il rinnovamento del brand e della corporate identity e ha una forte determinazione a far conoscere sempre di più le proprie competenze. E il top-manager ne ha parlato con Sportello Economy.
Dottor Colombini, com'è la situazione dal vostro particolare osservatorio? Il mercato delle Pmi sta soffrendo?
La situazione di mercato è sicuramente complessa. Nel periodo del lockdown, legato alla pandemia di Covid-19, circa il 50% delle nostre aziende clienti ha sospeso l’attività; con la fase 2 e la riapertura di maggio progressivamente quasi il 90% era tornato operativo, ma non basta produrre: bisogna vendere, consegnare e incassare. Da questo punto di vista intravvediamo una certa fatica e qualche rallentamento. Come Banca Ifis abbiamo aderito alle moratorie e ci siamo mossi anche oltre, sviluppando nuovi prodotti e assistendo categorie di aziende non ricomprese nel perimetro con posposizione di rate o piani di ammortamento più lunghi. Con la moratoria si interviene sulla liquidità ma comunque il debito rimane e va saldato, quindi bisogna mettere le aziende nella condizione di ripartire, di produrre, vendere e fatturare. Nel sistema imprenditoriale italiano la maggior parte delle aziende sono piccole. Bisognerà affrontare finalmente questo tema in maniera sistematica con la collaborazione di tutti, facilitando processi di aggregazione perché le nostre imprese devono competere in un’economia globale facendo innovazione e ricerca.
Il vecchio rapporto un po' paternalista con la Banca non è più realistico per le nuove norme che connotano il vostro settore e vi obbligano ad essere prudenti negli affidamenti. È così?
La banca vive della vita dei propri clienti e noi abbiamo tutto l'interesse a sostenere le aziende “sane” e anche quelle che pur non essendo “sane” hanno una prospettiva di crescita sul mercato. Questo qualche volta confligge con le strettissime regole che le autorità di vigilanza ci impongono in termini liquidità, requisiti patrimoniali, rettifiche: c'è stato un crescendo in questi anni di regolamentazione e questo ha determinato che si erogasse credito con maggiore difficoltà e più oneri. Questo è un tema e bisogna evitare che la prudenza diventi troppa e crei un danno al sistema economico, alle imprese. A questo bisognerebbe aggiungere anche una pubblica consapevolezza di come operiamo noi banche che siamo spesso bersaglio di facili critiche. C’è necessità di una maggior comprensione del contesto iper-vincolato in cui ci muoviamo.
Parliamo delle vostre specializzazioni che sono importanti, tra l’altro il factoring se non sbaglio è stato incluso dal Governo sulla garanzia statale ed è giusto ricordarlo per chi non lo sapesse perché è una cosa importante. C’è un buon trend di factoring?
Prima della crisi abbiamo assistito a un costante trend di crescita legato alla bontà di questo strumento nei riguardi delle aziende più piccole e con un merito di credito inferiore. Il factoring, lavorando sulle filiere, è uno strumento molto adatto per l'economia italiana che è pervasa da PMI sottocapitalizzate con una grande capacità di fare ma con requisiti patrimoniali e finanziari deboli. Sostanzialmente, spostando il rischio sul debitore ceduto, grazie al factoring riesco a finanziare tutta la filiera.
In termini di finanza aziendale evoluta, si sta muovendo qualcosa?
In Banca Ifis abbiamo un team molto capace nella finanza strutturata. Le operazioni che continuano anche in questa fase, e sono anche consistenti, vedono la Banca impegnata, al fianco di grandi fondi, in attività di private equity o corporate acquisition. La nostra ambizione è di mettere a disposizione anche di aziende più piccole questo know how sofisticato perché, se vogliamo favorire il processo di aggregazione e di crescita dimensionale di cui parlavamo prima, c'è bisogno anche di un advisor finanziario a misura di PMI. Vorremmo quindi dare un servizio di qualità anche alle aziende piccole che vogliono approcciare operazioni straordinarie come processi di fusione o acquisizioni.
Avete lanciato recentemente il portale Ifis4Business, di che si tratta?
È un online hub creato per le imprese clienti: una nuova modalità digitale per interloquire con gli imprenditori ed erogare il credito senza contatto fisico. È stato estremamente utile nel periodo del lockdown ma anche adesso: è un salto tecnologico velocizzato dal Covid che ci portiamo a casa come un valore pro futuro. Una modalità più agile, meno costosa sia per la Banca che per il cliente, e molto più veloce.
Un po' di attori bancari stanno cercando di imitarvi, di farvi concorrenza imitando cose che esistono da vent’anni in realtà…
Questo, in qualche modo, è lusinghiero.
Parliamo del quadro macro partendo da quello che è il quadrante degli NPL che è un indicatore importante dove voi siete attori. Le vostre stime per il 2020 parlano di 32 miliardi di transazioni NPL, quindi un mercato ancora attivo…
Noi siamo specializzati nell'acquisto di microcrediti prevalentemente al consumo, ma anche bancari, dove l’interlocutore è la persona fisica. Presidiamo storicamente il 50% del mercato e stiamo partecipando dinamicamente a diversi nuovi deal.
Questa crisi porterà certamente un incremento dei portafogli Npl sul mercato. Tutto questo unito al calendar provisioning, ovvero alla spinta del regolatore alla pulizia dei bilanci bancari, ci porta a stimare ampi flussi ancora per molti anni.
Quanto conta la specializzazione in questo lavoro di acquisizione e recupero NPL?
Tantissimo: serve un know-how specifico. Noi siamo bravi nel consumer, qualcun altro è bravo a recuperare il credito ipotecario, altri primeggiano nel credito corporate, sono dei mestieri diversi. Poi ci sono gli UTP che sono un altro capitolo, perché si tratta di interloquire con aziende in difficoltà ma ancora operative e bisogna avere altre competenze per guidare il turnaround.
Parliamo del nuovo marchio di Banca Ifis: a fine giugno avete rinnovato l’intera corporate identity della Banca.
Abbiamo la fortuna di vantare una sede direzionale unica, villa Füstenberg a Mestre, con un parco di oltre 20 ettari con fiori e piante, quindi sul nostro marchio il richiamo al fiore e alla natura è anche un richiamo alla storia di questa Banca. Ma non c’è solo la tradizione, nel nuovo brand si declina tutto il dinamismo che Banca Ifis ha sempre dimostrato esplorando settori e business nuovi. Stiamo innovando, facendo cose nuove e vogliamo che la nostra immagine all’esterno corrisponda a ciò che siamo e facciamo all'interno. Ma mi permetta di ricordare una cosa importante: questo dinamismo e questa intuizione, di creare una Banca diversa da quelle tradizionali, è stata di Sebastiano Füstenberg 37 anni fa. E fu davvero visionaria.

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