Autostrade, come una Caporetto
dello stato di diritto e del buonsenso

Benetton sanzionati (relativamente) senza che nessuna sentenza ancora li condanni. Magistratura afasica dopo 23 mesi. Ora lo Stato sborsa soldi per riiprendersi ciò che era sua e non avrebbe mai dovuto essere privatizzato.

Sergio Luciano
Brebemi come una calamital'autostrada attira-business

 
Si è perso ormai il barlume della logica. Nessuno sottolinea che le decisioni contro i Benetton – che sul piano umano e morale hanno avuto atteggiamenti nauseanti, ma non proibiti da nessun codice – sono state prese senza che uno straccio di sentenza, neanche di primo grado, sia intervenuta a certificare che sì, il crollo del ponte Morandi, la morte delle 43 persone travolte dal disastro, sia colpa loro, ovvero del management che loro avevano nominato, ordinandogli evidentemente, se sono stati colpevoli, di fregarsene della necessarie manutenzione del ponte per guadagnare di più.
Sono passati 23 mesi dalla catastrofe e l’ultima notizia dal fronte giudiziario è quella dell’ennesimo rinvio dell’incidente probatorio, a ottobre. Per cui se mai i Benetton dovessero essere assolti, nessuno potrebbe loro risarcirli delle accuse che hanno ricevuto. Lo stato di diritto dov’è andato a finire? Per fatti analoghi l’Ilva dei Riva venne commissariata eccome!
E nessuno che chieda conto alla magistratura di questa monumentale inefficienza. Un evento avvenuto in pochi secondi, e senza strascichi. Ma ve l’immaginate la magistratura americana o francese o inglese o tedesca che lascia sobollire senza esito una simile devastante inchiesta per due anni? Senza dare risposte a tutti quelli che le pretendono, che le attendono, che le rivendicano?
Sia chiaro, la privatizzazione di Autostrade è stata la peggiore delle cessioni mai fatte: era il ’99, governava Romano Prodi, e la ricchissima società viene svenduta. I Benetton si fanno avanti, trovano un solo concorrente – il fondo australiano MacQuarie che però si ritira, prevalgono con 5 miliardi di offerta, in pochi mesi, cin un semplice giro finanziario, se li riprendono attingendo alla capacità dell’azienda acquisita di generare cassa. E iniziano a guadagnare, guadagnare, guadagnare. Ma tutto questo non è reato: è furbizia dei Benetton ed insipienza dell’Iri e del governo, tarantolati dalla parola d’ordine della privatizzazione dello Stato padrone, in nome della quale tante follie sono state compiute.
Però guadagnare troppo non significa aver dato ordine di sabotare la manutenzione. E’ possibile, perfino probabile, ma deve stabilirlo la magistratura: e invece? Non si vede e non si sente. Vergogna.
Per il resto, la Cassa depositi e prestiti sborsa soldi, i Benetton si riducono al 10% dove non contano più nulla (salvo intascare altri utili!) e non è chiaro se e quanto indennizzo verseranno allo Stato per i danni incalcolabili causati dal crollo al Paese, alle 43 famiglie delle vittime, al buon nome dell’Italia nel mondo.
Il governo avrebbe dovuto e potuto commissariare Autostrade il giorno dopo il crollo, espropriando Giovanni Castellucci, allora amministratore delegato, e i suoi azionisti di qualsiasi potere ma non dei diritti patrimoniali, lasciare alla magistratura il tempo vomitevolmente lungo che richiede per decidere e intanto evitare che i trevigiani continuassero a nuocere alla rete autostradale italiana, Non ha fatto niente d tutto ciò, solo melina. Ed oggi siamo  dover pagare con soldi pubblici un esproprio che, a valle di una sentenza di condanna anche solo di primo piano, sarebbe stato fattibile gratis.
 
 

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