La CO2 (anche da lockdown) spegne
la creatività e le capacità cognitive

Nel 2015, per la prima volta in almeno 800.000 anni, l’anidride carbonica nell’atmosfera ha superato le 400 ppm. A un simile ritmo – che non mostra cenni di rallentamento – la CO2 atmosferica supererà 1000 ppm entro la fine del secolo. L’anidride carbonica annebbia la mente e va a deteriorare direttamente la capacità di pensare in modo ordinato. E questi spiega in parte anche la scarsa qualità di molti provvedimenti che sono stati presi in queste settimane di chiusura totale.

di Domenico Fucigna *
Se la CO2 (anche da lockdown) spegnela creatività e le capacità cognitive

Tra gli effetti che questa pandemia ha ottenuto il più importante è l’annullamento di ogni altro tema serio dall’agenda setting globale.  Nel giro di qualche settimana non si è più parlato, e quindi dobbiamo pensare che siano state risolte: la questione delle migrazioni; gli incendi nell’Amazzonia, in Siberia e in Australia; tutte le malattie non pandemiche; la mafia, l’usura e la corruzione; l’occupazione militare di Hong Kong; il bracconaggio nei parchi nazionali africani; il futuro del nostro pianeta e così via.

La soppressione di tutte le manifestazioni legate all’arte ha provocato il lockdown della produzione di immaginario. Il futuro è materia dei creativi e il blocco di ogni evento artistico, di conseguenza  ha bloccato le visioni di futuro.

Parlando di futuro non si può non parlare di climate change. 
Gli scenari sul clima non promettono bene. Le Nazioni Unite descrivono il cambiamento climatico come “una delle questioni più pervasive e minacciose del nostro tempo”. Molti speravano che l’Accordo di Parigi del 2015, che pone dei limiti restrittivi all’emissione di CO2 e fissa in 1,5° l’aumento medio della temperatura terrestre rispetto all’età preindustriale, avrebbe inaugurato una svolta indispensabile per la legislazione globale sul clima.

Qui portiamo l’attenzione su un aspetto specifico: le conseguenze sull’uomo di una alta concentrazione di CO2 nell’aria che respiriamo.

James Bridle, artista, scrittore e divulgatore scientifico per la BBC, nel suo libro “Nuova Era Oscura” riporta alcuni dati molto significativi.

Nel 2015, per la prima volta in almeno 800.000 anni, l’anidride carbonica nell’atmosfera ha superato le 400 ppm. A un simile ritmo – che non mostra cenni di rallentamento – la CO2 atmosferica supererà 1000 ppm entro la fine del secolo.

A 1000 ppm, le capacità cognitive umane diminuiscono di oltre il 20 percento. A concentrazioni più alte, la CO2 impedisce di pensare lucidamente.
Oggi, fuori dalle abitazioni, la CO2 raggiunge già regolarmente le 500 ppm nelle città industriali e all’interno di abitazioni poco ventilate oppure in scuole e luoghi di lavoro, può superare normalmente 1000 ppm. In California e Texas, un ampio campione di scuole esaminate già nel 2012 ha superato le 2000 ppm.

L’anidride carbonica annebbia la mente e va a deteriorare direttamente la capacità di pensare in modo ordinato. E questi spiega la qualità di molti provvedimenti che sono stati presi in queste settimane di chiusura totale.

La crisi del riscaldamento globale è quindi anche una crisi della mente, del pensiero, una crisi della capacità di immaginare un modo di stare al mondo, e di progettare un futuro.

Si deve notare che anche l’uso intensivo delle mascherine protettive anticovid, al quale siamo obbligati, ci costringe a respirare la nostra stessa anidride carbonica per diverse ore ogni giorno, e che questa condizione ingenera un ulteriore indebolimento delle nostre capacità mentali. E ciò proprio in un momento in cui invece avremmo bisogno delle nostre migliori risorse intellettive.

La classe creativa, da tempo e spesso provocatoriamente, si dedica a esplorare le preoccupazioni della società in materia di ambiente, visualizzando sia gli impatti a lungo termine e i possibili scenari futuri, sia le potenziali soluzioni.

Uno dei filoni creativi più interessanti ci mostra una natura, il livello visibile della creazione, che nell’arco di poco tempo si riappropria di ciò che le è sempre appartenuto.

Una nota preoccupante, ma curiosa, per finire. 
Alcuni grandi imprenditori della Silicon Valley sono ben consapevoli di questo stato di cose e sono ormai una decina, secondo Mark O’Connel editorialista di Bloomberg, quelli che hanno acquistato dei bunker da Rising S Co. una società neozelandese specializzata nella costruzione di rifugi antiatomici. I bunker sono stati installati in Nuova Zelanda negli ultimi due anni, ha affermato Gary Lynch, direttore generale dell’azienda. Ai primi segni di un’apocalisse climatica, una guerra nucleare, un super virus killer o anche una rivolta popolare generale, i tycoon californiani hanno in programma di salire sul proprio jet privato e stabilirsi nel loro lontano covo.

La Nuova Zelanda è vista come una destinazione ideale: 2.500 miglia al largo della costa australiana, ha circa 5 milioni di persone e 30 milioni di pecore. Bellezze naturali intatte, ma anche facilità di collegamento in rete, al pari di San Francisco. Ciò la rende una destinazione sempre più attraente, non solo per coloro che si preoccupano dell’imminente distopia, ma anche per gli imprenditori tecnologici, che cercano possibili incubatori per avviare le nuove startup post-apocalittiche.

* Presidente di Tea Trends explorer 

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