FINANZIARE L'IMPRESA

Assoconfidi: «Siamo l’ultimo baluardo per le Pmi che rischiano una selezione darwiniana»

Tra la riforma mal riuscita del Fondo di garanzia e i rischi non risolti per il sistema bancario: l’analisi del presidente Gianmarco Dotta

Marina Marinetti
Assoconfidi: «Siamo l’ultimo baluardo per le Pmi che rischiano una selezione darwiniana»

Gianmarco Dotta

«Parliamoci chiaramente: il sistema dei confidi è sempre stato un po’ bistrattato. Forse non siamo stati bravi noi a far capire il reale valore di dare credito alle aziende in area grigia a costi sostenibili». Gianmarco Dotta, il presidente di Assoconfidi, non le manda a dire. L’associazione che presiede riunisce le federazioni dei confidi di emanazione delle organizzazioni di categoria dei settori dell’industria, commercio, artigianato, agricoltura e cooperazione e rappresenta quasi 300 confidi per quasi 1,3 milioni di imprese associate, per le quali hanno garantito 38 miliardi di euro di finanziamenti, concedendo 17 miliardi di euro di garanzie.

«Si pensava che con la riforma del Fondo centrale di garanzia di marzo 2019 le cose sarebbero cambiate». E invece, ancora prima del coronavirus, sottolinea Dotta «il sistema bancario ha continuato a utilizzare la garanzia diretta piuttosto che passare tramite i confidi. Anche in questo momento le banche non stanno utilizzando il Fondo secondo la ratio della riforma, ovvero l’agevolazione del credito alle aziende in maggiore difficoltà di accedere al credito già in condizioni normali, quindi quelle non in buona salute. D’altronde, nel momento in cui le banche si trovano di fonte a un sistema che richiede accantonamenti per non accumulare quantità eccessive Npl, in un periodo di tassi talmente bassi da non offrire remuneratività, è chiaro che a loro conviene andare direttamente al Fondo disintermediandoci». D’altra parte Dotta è uno che capisce bene anche il punto di vista delle banche: è vicepresidente della Banca di credito cooperativo di Cagliari.

«Se mi tolgo il cappello del confidi e metto quello del bancario certi ragionamenti li comprendo», dice. «Abbiamo messo le banche in trincea, inserendo nuove norme su vecchie norme non cancellate: alle banche non è stato detto di non fare merito creditizio, né è stato eliminato il rischio penale del concorso in bancarotta preferenziale. Tutte queste norme non sono state abrogate, però si è chiesto alle banche di dare credito. E coi tassi bassi non c’è neppure la redditività».

L’opportunità, per le imprese, soprattutto quelle tradizionalmente invisibili al canale bancario, di rivolgersi direttamente ai confidi, cambia le carte in tavola.

E, secondo Dotta, è un aiuto per le stesse banche, «soprattutto in quelle fasce di finanziamento che vanno dai 25 ai 150mila euro: le banche avranno difficoltà a gestire l’elevato numero di richieste che arriveranno». Senza contare, fa capire il presidente di Assoconfidi, che gestire la pratica per un finanziamento da 30mila euro o gestirne una per uno da 400mila ha lo stesso costo, int termini di tempo e di procedure, ma non è ugualmente redditizia. Non solo: «Già prima del covid 19 le micro aziende, anche a basso rischio, avevano difficoltà di accesso al credito», aggiunge Dotta. «Ora il Fondo ha valutato sul microcredito una probabilità di default del 25%. Ma queste aziende chi le aiuta, sempre che le si voglia aiutare, se non i confidi? I confidi sono perfetti: vanno a mettere rimedio al fallimento della politica italiana che per quelle aziende non ha mai previsto nulla di concreto. E parliamo di più di 4 milioni di aziende su 5 milioni esistenti in Italia».

Certo, non sarà una passeggiata: «Rischiamo una sorta di selezione darwiniana», conclude il presidente di Assoconfidi. «Facciamo conto essere in guerra: non possiamo pensare che con un colpo di bacchetta magica tutto si risolva, ci saranno periodi bui che dovremo affrontare. Io penso che i confidi serviranno proprio a questo, specie in quel settore del credito che va dai 25 ai 200mila euro. I confidi sono l’unico baluardo per l’accesso al credito delle aziende che stanno davvero soffrendo in questo momento».

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