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Il falco che sa muoversi
anche come una colomba

Maurizio Stirpe non è solo il presidente del Frosinone Calcio: è innanzitutto un imprenditore e un uomo chiave in viale dell’Astronomia

Alfonso Ruffo
Il  falco che sa muoversi anche come una colomba

Maurizio Stirpe

Il grande pubblico lo conosce come indomito presidente del Frosinone Calcio che sotto la sua gestione ha portato a giocare per ben due stagioni in serie A. Per la squadra del cuore ha costruito uno stadio modello che ha voluto intestare alla memoria del padre Benito.

Da imprenditore presiede la Prima Sole Components che progetta e realizza elementi in plastica per l’industria delle auto, degli aerei e degli elettrodomestici. Una multinazionale tascabile, si direbbe, con stabilimenti in Italia Francia, Germania, Slovacchia e Brasile.

Come dirigente di Confindustria è stato tra i protagonisti del Patto della Fabbrica firmato nel 2018 con Cgil Cisl e Uil assieme al presidente Vincenzo Boccia del quale è stato numero due per il Lavoro e il Welfare. Incarico e deleghe che il successore Carlo Bonomi gli ha confermato.

Classe 1958, laureato in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, Ordine al Merito della Repubblica italiana, Maurizio Stirpe è stato presidente dell’Unione industriali della sua città, presidente di Confindustria Lazio e poi di nuovo a capo della trasfigurazione dell’organizzazione in Unindustria Roma (che raggruppa tutte le province della regione).

La sua storia associativa parte da lontano e così l’impegno in azienda che ha fatto crescere fino a portarla ad essere una delle prime del Paese nel suo settore. Chi lo conosce bene lo definirebbe un falco nelle relazioni sindacali ma all’occorrenza sa muoversi da colomba.

Che sarà uno degli uomini chiave del prossimo quadriennio in viale dell’Astronomia è dimostrato dall’esposizione mediatica cui si è sottoposto nei giorni caldi del Decreto Rilancio per chiarire all’opinione pubblica e al governo i termini di una faccenda molto delicata: la responsabilità penale dell’imprenditore, in caso di lavoratori contagiati dal Covid, non può scattare automaticamente, ma dev’essere provato il nesso di causalità e va esclusa nel caso in cui si siano rispettati tutti i criteri di sicurezza indicati per la ripartenza.

Un punto centrale per consentire la ripresa delle attività produttive, la cosiddetta Fase 2, sgombrando il campo da possibili equivoci che avrebbero consigliato a molte imprese di restare chiuse per evitare di cadere dalla padella del morbo alla brace dei tribunali.

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