APPROFONDIMENTI

Tra autonomi e subordinati
la distinzione è obsoleta

Secondo i consulenti del lavoro è ora di creare un pavimento di tutele uguale per tutti, indipendentemente dalla qualificazione giuridica del rapporto, che vive ormai di modelli ibridi figli dell'automazione

Marina Calderone*
Tra autonomi e subordinatila distinzione è obsoleta

Marina Calderone

L’ Ordine dei consulenti del lavoro ha 41 anni, la legge 12 è del 1979. Gli anniversari sono importanti quando raccontano qualcosa, e credo sia stato importante, per questo, anche l’anniversario dei 50 anni della legge 300 del ’70, lo Statuto dei Lavoratori, perché cade in un momento particolare come quello che stiamo vivendo. Credo che uno dei temi di riflessione dovrà incardinarsi intorno allo statuto dei lavoratori, ma anche alle prospettive future del mercato del lavoro. In questo momento ci sono tante, troppe persone che non lavorano per effetto dei provvedimenti restrittivi e della situazione che stiamo vivendo.

Milioni di persone attingono al sostegno del reddito, misure nelle quali la mia categoria è coinvolta se non altro nel ruolo di assistenza all’azienda per gli ammortizzatori sociali. Anche per questo desidero fare qualche riflessione sul tema dei nuovi lavori: rappresento un mondo delle professioni in cui c’è da evidenziare le condizioni di difficoltà che vivono in questo momento. I nostri iscritti, non possono essere soddisfatti del trattamento dei professionisti ordinistici classificati come lavoratori di serie B in quanto ai sostegni alle nostre attività e reddito.

Non è più tempo di dividere i lavoratori tra autonomi e subordinati. Lo stesso boom dello smartworking ci dice chiaramente che in condizioni di necessità si è scelto di puntare sul senso di responsabilità e quindi sulla capacità di lavorare in autonomia da parte dei lavoratori italiani, si è scelto di non strutturare con le parti sindacali ma di facilitare direttamente la prestazione lavorativa puntando sulla fiducia che deve legare il lavoratore e il datore di lavoro, ma in questo momento per modalità di espletamento, la prestazione è fortemente autonoma.

Occorre pensare a nuovi modelli di relazione per dare linfa alla contrattazione territoriale in osmosi con il mondo universitario

Per la mia categoria oggi è venuto il momento di parlare della revisione dello Statuto dei lavoratori nell’ottica di estendere le tutele, per creare un pavimento di tutele uguale per tutti indipendentemente dalla qualificazione giuridica del rapporto. Credo vedremo nascere e proliferare modelli di lavoro ibridi figli del tempo dell’automazione. Tutte le forme di lavoro dovranno fare ricorso massicciamente alla tecnologia, alle nuove modalità di comunicazione.

Dobbiamo pensare a nuovi modelli di relazioni industriali, è venuto il momento di dare nuova linfa alla contrattazione territoriale, identificando quella nazionale come elemento che fissa una soglia minima di tutele, dando a quella territoriale la possibilità di esprimere le differenze che i territori esprimono. Anche se questi sono tempi in cui piacerebbe poter garantire la possibilità di far riprendere il lavoro a tutti con nuove garanzie contrattuali e non vivere di sussidi, credo sia questo il momento di riflettere sull’attualizzazione del nostro sistema di tutele, valorizzando la contrattazione aziendale territoriale anche in osmosi con il mondo universitario. Abbiamo bisogno di scommettere sulla qualificazione delle competenze digitali di una popolazione che su questi temi ha molto da imparare.

Naturalmente, penso che nel tema centrale dell’allargamento delle tutele dev’essere sintetizzato in un nuovo patto sociale. E credo che in questo nuova patto, con l’impresa ci siano anche i professionisti, che la prendono per mano specie se piccola o piccolissima. Rafforzare il mondo dei professionisti vuol dire rafforzare il patto sociale. E i questo contesto, il tema della qualità della formazione è strategico, il nostro è un mondo che investe tantissimo in formazione e certificazione delle competenze. Infine, c’è il grande tema della partecipazione, elemento che deve fare da collante e da nuovo motore dell’alleanza sociale trasversale.


* Presidente dell’Ordine dei Consulenti del lavoro

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