APPROFONDIMENTI - in collaborazione con CONFPROFESSIONI

Post emergenza, l’exit strategy di Confprofessioni

Rimodulare i fondi strutturali europei, liberare le risorse delle casse di previdenza private e dei fondi di previdenza complementari, ricapitalizzare le imprese con un credito di imposta da utilizzare in compensazione, semplificare la burocrazia coinvolgendo certificatori terzi: ecco il pacchetto di proposte sul tavolo del Governo

Giovanni Francavilla
Post emergenza, l’exit strategy  di Confprofessioni

Una exit strategy dall’emergenza economica. Dopo averlo condiviso con il gruppo di esperti guidato da Vittorio Colao, il dossier elaborato da Confprofessioni è sulla scrivania del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha avviato un ciclo di consultazioni con le parti sociali per raccogliere indicazioni per il rilancio dell’economia del Paese.

«Il contributo di Confprofessioni non si è fatto attendere», spiega il presidente di della Confederazione italiana libere professioni, Gaetano Stella. «Abbiamo elaborato un corposo dossier che individua le priorità strategiche che dovranno costituire l’asse portante di un piano post-emergenza, che abbraccia trasversalmente tutti i settori della nostra economia: una visione a lungo termine che possa restituire fiducia al tessuto imprenditoriale e professionale del Paese». L’exit strategy di Confprofessioni si concentra su un ventaglio di proposte strategiche che abbracciano un arco temporale di almeno cinque anni. Al primo punto c’è la rimodulazione dei fondi strutturali europei, che potrebbero essere utilizzati anche per coprire gli oneri dei finanziamenti garantiti dal Fondo centrale di garanzia per le Pmi, dimezzando i tempi di attuazione attraverso l’unificazione delle istruttorie centrali e regionali. Secondo Confprofessioni vanno poi liberate le risorse delle casse di previdenza private e dei fondi di previdenza complementare, da destinare alla ripartenza delle attività professionali e imprenditoriali e caricando i relativi oneri finanziari sulla fiscalità generale. Una soluzione del genere potrebbe rendere disponibile un’iniezione di liquidità di almeno 50 miliardi di euro, che si tradurrebbe in un costo di 4 miliardi di euro in cinque anni per le casse pubbliche. Altro capitolo cruciale riguarda la ricapitalizzazione delle imprese che hanno subito perdite nella fase del lockdown. L’intervento ipotizzato verte su un credito di imposta da utilizzare in compensazione o a rimborso a favore dei soggetti che sottoscrivono e versano nuovo capitale sociale entro il 31 dicembre 2020.

Sul fronte della semplificazione, sottolinea Confprofessioni, gli strumenti di contrasto all’emergenza Covid -19 sono stati un ideale banco di prova che ha fatto emergere tutte le inefficienze della burocrazia. Un primo passo per cambiare registro è il coinvolgimento di “certificatori” terzi (per esempio per semplificare le procedure di accesso ai finanziamenti garantiti) per arrivare a un modello “burocrazia zero” per ridurre gli adempimenti fiscali e amministrativi su imprese e professionisti. Tra le altre proposte della Confederazione guidata da Stella spiccano incentivi per lo smart working, agevolazioni fiscali mirate per i settori più colpiti dalla crisi, favorendo anche il rientro in Italia delle aziende che hanno delocalizzato la produzione, e lo sblocco delle opere pubbliche già finanziate.

Nutrito anche il pacchetto di misure a sostegno dei liberi professionisti. Partendo dal rilancio delle funzioni di sussidiarietà da affidare ai professionisti, il dossier Confprofessioni indica ulteriori interventi per assicurare uno sviluppo sostenibile agli studi professionali, a cominciare dalle professioni dell’area sanitaria alla continuità degli ammortizzatori sociale per i dipendenti. E sempre nel solco del lavoro autonomo, il documento esorta il Governo a riprendere in mano le deleghe scadute del Jobs Act degli autonomi, cui si accompagna “l’ineludibilità della sospensione degli Isa (gli indicatori sintetici di affidabilità fiscale) per il 2019 e il 2020”.

SALVIAMO LE PMI CON LE AGGREGAZIONI

Pesanti perdite di fatturato e contrazione dei flussi di cassa rischiano di aggravare lo stato di salute di imprese e studi professionali. Il lockdown ha portato a galla tutti i limiti dimensionali del tessuto produttivo italiano. È uno dei temi principali al centro delle recenti video conference tra Governo e Parti sociali, sul quale si è soffermato anche il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. «Per favorire la ripartenza delle attività produttive si sta valutando l’introduzione di incentivi fiscali per favorire le aggregazioni sia per le imprese di tipo verticale (filiere) e orizzontali (di scopo) sia per gli studi professionali», spiega Stella. «Una misura che riteniamo particolarmente importante per assicurare al nostro sistema produttivo dimensioni in grado di reggere all’urto della crisi e continuare a competere sui mercati».

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