approfondimenti - in collaborazione con Aifi

I capitali (privati) ci sono
ma la burocrazia frena

Strumenti come Pir, Eltif e Fia vanno a finanziare l'economia reale. Ma gli annunciati interventi pubblici e il nuovo golden power fanno temere il ritorno a una logica interventistica del pubblico nel mercato

Anna Gervasoni
I capitali (privati) ci sonoma la burocrazia frena

Il Decreto Legge Rilancio ha preso forma. Le risorse messe a disposizione sono veramente consistenti e le aspettative da parte del sistema, elevate. Concentrandoci sulle imprese, sono tanti i settori che hanno avuto attenzione e che riceveranno risorse indispensabili per poter uscire dalla crisi. Del resto, alcune filiere sono state duramente colpite dall’emergenza sanitaria.

Per le aziende, e in generale per la nostra economia, ci sono molte previsioni. Partiamo dalle giovani imprese innovative. Per queste sono stati recepiti alcuni interventi proposti da Aifi, l'associazione di categoria che raduna i fondi di private equity, venture capital e private debt. Ma si dovrà procedere con rapidità per fare arrivare velocemente risorse ai fondi di venture capital e alle startup, che ne hanno necessità per sopravvivere e sostenere la loro crescita.

L’implementazione delle misure non può aspettare i tempi della burocrazia. Per poter aiutare le imprese non quotate servono mezzi e professionalità che devono essere messi in gioco, potenziando la dotazione dei fondi di private capital. Abbiamo un potenziale enorme perché a fronte di un mercato del private equity che nel 2019 ha investito 7,2 miliardi di euro su 370 operazioni, e ne ha raccolti 1,6 miliardi, il contesto europeo ha dimensioni decisamente più grandi. Invest Europe, l’associazione europea del private capital, ha presentato i dati confermando la crescita del settore: durante lo scorso anno, le risorse complessivamente investite sul mercato europeo sono state pari a 94 miliardi di euro in quasi 8000 operazioni, e quelle raccolte sono state pari a 109 miliardi di euro il valore più alto registrato nell’ultimo decennio.

Quindi nel nostro Paese si può fare di più, perché potremmo avere maggiore benzina per aumentare i capitali in dotazione a questo mercato. Ancora una volta a livello europeo, dopo i fondi pensione che sono stati la fonte principale della raccolta, con un peso del 29% sul totale, hanno investito fondi di fondi e altri asset manager per il 19% e gli investitori individuali e family office con il 13%. Per il nostro Paese forse c’è uno strumento che potrebbe essere di grande utilità: i nuovi Pir. Ora diventano un più ampio schema di investimento agevolato fiscalmente che si applica anche a Eltif e Fia, i Fondi di investimento alternativi, consentendo agli investitori privati di sottoscrivere fondi che vanno a finanziare l’economia reale.

Oggi gli imprenditori italiani sono assoggettati a norme punitive come quelle dell'inail sul covid che ostacolano la ripartenza

Esistono però altre previsioni che destano preoccupazioni: gli annunciati interventi pubblici di ricapitalizzazione, attraverso il Fondo patrimonio Pmi e il patrimonio destinato di Cdp, di cui non è ancora noto, nel dettaglio, il funzionamento, in quanto è demandato a successivi decreti. Il timore di un ritorno a una logica interventistica del pubblico nel mercato è forte. L’intervento dello Stato è fondamentale per il rilancio purché si affianchi e potenzi quello privato. Non se lo scavalca.

A ciò si aggiunga il rafforzamento della disciplina del golden power prevista nel recente DL Liquidità che assegna nuovi poteri di verifica da parte del soggetto pubblico sulle acquisizioni, ampliando i settori di intervento e rischiando di bloccare, con la farraginosità delle procedure, il mercato dell’M&A e del private equity. Per far ripartire l’economia abbiamo bisogno di capitali, ma bisogna spenderli bene. E abbiamo bisogno di un contesto che non metta inutilmente i bastoni fra le ruote alla iniziativa privata.

Una manovra che non costa niente è la battaglia contro la burocrazia. Oggi gli imprenditori italiani sono assoggettati a norme punitive che ostacolano la ripartenza, come ad esempio le previsioni Inail in materia di Covid 19, che considerano il contagio infortunio sul lavoro. Dobbiamo trovare il coraggio per liberarci da questo fardello.

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