Conte, sveglia: il caso Brebemi
ti fa capire il declino italiano

Il gruppo spagnolo Aleatica, controllato da un colosso finanziario australiano che fa capo a 27 fondi pensione, ha rilevato per 2,4 miliardi da Banca Intesa il controllo della bistrattata ma efficientissima autostrada Brebemi. Perché nessun investitore italiano ci ha pensato? Cosa insegna questa vicenda all’Italietta che si sta scannando senza senso sul futuro di Autostrade per l’Italia?

Sergio Luciano
Brebemi come una calamital'autostrada attira-business

 
Ve la ricordate la Brebemi? L’autostrada A35 Brescia-Milano, alternativa alla A4 dei Benetton? Quella nata sei anni fa dal volere di Giovanni Bazoli, il bresciano presidente di Banca Intesa Sanpaolo e dalla volontà ferrea del suo presidente Francesco Bettoni? Vi ricordate l’autostrada presa in giro in tv perché c’era poco traffico? Boicottata per mesi misteriosamente – anche se la firma del “cui prodest” era chiarissima – perché i comuni non mettevano la segnaletica? Vi ricordate le polemiche sull’opera inutile?
Be’, è così inutile che un gruppo straniero che mette insieme gli interessi di 21 grandi fondi pensione ha sborsato 2,4 miliardi di euro per comprarsela. E Banca Intesa, che detiene il 78,9% del capitale, gliel’ha venduta. La società Brebemi ha la concessione della A35 fino al 2040, ma come sempre accade in questi casi a meno di disastri potrà andare avanti; e dunque l’ha comprata un colosso della finanza previdenziale che si chiama Aleatica, è controllata dall'Ifm Global Infrastructure Fund gestito da Ifm Investors (una finanziaria australiana controllata a sua volta da 27 fondi pensione) ed opera in tutto il mondo nel settore delle infrastrutture: controlla 14 strade a pedaggio, tre porti, una metropolitana leggera e un aeroporto. Nelle autostrade gestisce 1.350 chilometri di strutture tra Australia, Nord America, Sud America ed Europa.
Dunque, riepiloghiamo, e proviamo a sottolineare al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per quale ragione l’Italia – il Paese che ha avuto l’imprudenza di mettersi a governare cadendo nel tranello di quella banda di sprovveduti che sono i suoi ex-amici Cinquestelle – è un Paese più che in declino: è in caduta libera. E che Conte, per quanto possa metterci buona volontà, non riuscirà a tirarlo su finchè non si libererà di questi improbabili compagni di viaggio.
Il caso Brebemi è emblematico di molti dei peggiori mali italiani. C’è il localismo feroce che ha assorbito enormi energie dei proponenti prima di dire “sì’”. C’è il lobbismo sfrenato degli incumbent, per cui il gruppo Atlantia, negli anni dell’avvio di Brebemi, ha fatto di tutto e di più per boicottare un’opera che avrebbe avuto – com’è infatti accaduto – il nobile effetto di disingolfare quell’arteria sclerotica che è l’A4 e che però frutta (ancora!) un’enormità di ricavi per il gruppo controllato dagli imprenditori di Ponzano Veneto. C’è stato anche un rumore di fondo della maggior parte dei media, un po’ inconsapevole e un po’  corrivo, che distribuiva sarcasmo sulla validità prima del progetto e poi dell’opera, e non ha annotato che man mano, lungo il suo asse, si sono già insediati decine di gruppi che hanno distribuito lavoro e benessere in una fascia territoriale mal servita dalla A4.
E adesso c’è l’evidenza della dura realtà: la realtà di un Paese in declino che non crede in se stesso e non riesce più neanche a puntare sul suo passato, e cioè sulla ricchezza accumulata nei decenni alle spalle. E dunque un asset di sicura redditività sul lungo termine,  un’autostrada che insiste nell’area economica più ricca d’Europa, che sicuramente renderà bene…finisce nel mirino di un gruppo di fondi pensione stranieri, mentre i nostri – anche i più grandi, dall’Enpam all’Enasarco – sono lì che fanno convegni e si parlano addosso sull’importanza di diversificare gli investimenti e, per il bene dei loro assistiti, non morire di Btp, e poi in concreto non sanno fare assolutamente nulla.
Intanto che il governo cincischia sull’esito da dare alla vergogna Autostrade, intanto che una magistratura imbelle – e ora sappiamo perchè, grazie allo scandalo Palamara – non chiude le sue istruttorie perché non è riuscita in due anni a trovare i colpevoli della strage del Ponte Morandi, intanto che stuoli di legali dello Stato non hanno saputo trovare una quadra al dilemma se togliere o meno la concessione ai Benetton, e che su tutto questo disastro il premier Conte non tocca palla, un’autostrada piccola ma prestigiosa, all’avanguardia nella sostenibilità ambientale e nell’elettrificazione, passa di mano senza colpo ferire e va a un gruppo straniero.
Bene ha fatto Banca Intesa, sia chiaro: aveva tutto il diritto di realizzare il suo investimento, cara grazia che l’abbia fatto, in un Paese così ostile. Ma che nessun attore italiano rilevi un asset di questo valore è la riprova di quanto siamo scivolati in basso. Poi, per carità: che arrivino in Italia 2,4 miliardi di euro freschi dall’estero ci fa piacere. Peccato però che escano asset e che, di questo passo, finisca con l’uscire anche la progettualità e la voglia di fare.

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