FINANZIARE L'IMPRESA

«La ripresa sarà lenta,
ma sarà più sana»

Non ha senso rinnegare la globalizzazione, meglio invece puntare ancora di più sulla sostenibilità. L’analisi di Massimiliano Cagliero, fondatore e amministratore delegato del gruppo Banor

Sergio Luciano
«La ripresa sarà lenta, ma sarà più sana»

Massimiliano Cagliero, fondatore e amministratore delegato del gruppo Banor

«Non credo sia giusto rinnegare la globalizzazione economica che ha segnato gli anni precedenti la crisi di oggi. C’è chi critica: troppi viaggi, troppe delocalizzazioni. Ma io non condivido. Il sistema precedente è stato l’unico che potesse funzionare. Che debba essere ripensato e migliorato, sì. Rinnegato, no»: è pacato come sempre ma netto nelle sue opinioni Massimiliano Cagliero, fondatore ed amministratore delegato del gruppo Banor, una tra le più apprezzate realtà indipendenti a livello europeo nella consulenza finanziaria e nelle gestioni di capitali e patrimoni.

«La pandemia», spiega, «ha imposto l’isolamento dei singoli Stati, ed era fatale che il sistema crollasse, ma per un motivo sanitario, che passerà. Oggi io penso che fosse necessario quel che è stato fatto prima, e che sia pericoloso deglobalizzare. Abbiamo vissuto molti anni di crescita. Oggi dobbiamo pensare ai correttivi da apportare soprattutto dal punto di vista sociale e umano. La crisi ci sollecita a riflettere sul da farsi sul piano ambientale, sociale, della governance, secondo i principi Esg che peraltro noi abbiamo adottato da molto».


Dunque anche sul piano ambientale?

Sicuramente. Diceva Macron, nella sua ultima intervista al Financial Times: “Il fatto che questo virus si sia diffuso anche per le ferite inferte dall’industrializzazione al pianeta ci impone di aumentare al massimo l’attenzione verso la sostenibilità”. Concordo, ma dico di più. Il premio Nobel del 2008 per l’economia William Nordhaus ha ben espresso un concetto che condivido, parlando con Foreing Affairs: “Quando si giocano 25 partite perdendole tutte, occorre cambiare allenatore. Abbiamo fatto una lunga serie di vertici sul clima, fallendoli tutti: è evidente che dobbiamo cambiare il vecchio disegno degli accordi climatici.


E invece quali cambiamenti andrebbero perseguiti sul fronte specifico dei diritti sociali e del lavoro? C’è chi si concentra sullo smart-working, e va bene. Ma sul piano dei diritti e delle regole di fondo, cosa va realmente ripensato?

In generale sono convinto che un cambiamento nell’approccio ai problemi sociali del mondo delle imprese ed alla loro governance sia opportuno. Per esempio, i Paesi che hanno gestito meglio questa crisi sono quelli guidati da donne, dalla Germania alla Nuova Zelanda. Le città e gli uffici saranno pensati in un modo diverso, come anche il nostro modo di viverli. E penso che occorra una riflessione veloce, a bocce ferme.

La linea tedesca non esclude l’aiuto ai paesi in difficoltà, ma per mettere in comune i debiti vanno condivisi anche i patrimoni


C’è chi punta sulla necessità di collegare più direttamente la ripresa delle attività consuete e del consueto benessere alla tutela del reddito dei lavoratori. E questa relazione tra benessere delle imprese e reddito  sembra oggi più accettata di prima. Condivide?

Senz’altro. Il fatto che si stia più attenti ai diritti delle persone, ai posti di lavoro: è molto importante. La lezione di Amedeo Giannini o di Adriano Olivetti è quella giusta. Si andrà sempre più in quella direzione.


Però le stock options ai manager sono ancora tarate escusivamente sui risultati economici aziendali. Non sarebbe ora di commisurarle anche ai posti di lavoro creati o almeno non distrutti?

Sì, potremo anche arrivare a situazioni in cui i bonus saranno tarati sui posti di lavoro creati o salvati, perché no. Peraltro molto dipenderà dagli andamenti dei settori e dalle connesse sfide della competitività. Però quache segnale importante lo colgo, anche questa tendenza di molte corporation a tagliare i compensi a top-management e board per dare una risposta credibile all’emergenza va rimarcata.


Come valuta, a due mesi dall’esplosione della pandemia, le chanche di ripresa dell’economia mondiale?

Sono preoccupato per la povertà che si sta creando. Ma mi aspetto che ci sarà una ripresa sostenuta e durevole. Certo, alcuni comportamenti sono cambiati. In Cina la normalità è tornata nei giorni alla settimana, non nel week-end. Non mi attendo per una ripresa a V, sarà più lenta, a U, però sarà più sana, poggerà auspicabilmente su basi un po’ più pensate, più forti, e sarebbe bello se si delineassero leadership più forti. E non credo che qualcuno, tantomeno noi, potrà andare avanti da solo. Occorre coesione e cooperazione.


Come valuta l’atteggiamento tedesco rispetto all’Europa e all’Italia?

La Merkel ha detto parole di grandissima solidarietà. D’altronde l’opinione pubblica tedesca ribadisce sempre il concetto che noi italiani siamo più ricchi di loro. E dunque la linea è: noi aiutiamo i Paesi che hanno bisogno, ma per mettere in comune il debito che loro mettano in comune il patrimonio!


Com’è gestire patrimoni in questa fase? È un po’ come fare il trapezista?

No: è uno dei momenti in cui abbiamo le migliori opportunità, non se ne vedevano così da dieci anni. Un anno fa avevamo grandi difficoltà a trovare investimenti, adesso no. Anche in questo mercato tumultuoso non ci sono scuse, dobbiamo meritarci le nostre commissioni.

Il polo indipendente del private banking adotta i principi del value investinge applica un modello proprietario evoluto per la valutazione della sostenibilità Esg

Banor, presente sul mercato dal 1989 come veicolo per le attività di private banking di un gruppo di banche del nord Italia, viene rilevata nel 2000 da un gruppo di investitori privati e manager guidati da Massimiliano Cagliero, attuale amministratore delegato. L’obiettivo di Cagliero e dei suoi partner era quello di creare un polo indipendente del private banking in Italia che attuasse i principi del value investing. Sono principi resi celebri dalla strategia del “guru di Ohama, Warren Buffet, e da una serie ormai lunga di performance gestionali superiori alle medie del mercato messo a segno dai gestori che li adottano: messe a segno sul medio lungo periodo, naturalmente. Con sedi nel cuore di Milano e uffici a Roma, Londra, Monte-Carlo, Lugano e Lussemburgo, Banor Sim è oggi una delle principali società italiane di intermediazione mobiliare ed è specializzata nella gestione di capitali e consulenza su grandi patrimoni. L’esperienza e l’indipendenza di giudizio dei manager di Banor Sim hanno contribuito alla costruzione nel tempo di relazioni uniche sul mercato dei capitali internazionali, relazioni che hanno reso Banor un punto di riferimento per molti investitori esteri che intendono investire in Italia o che, semplicemente, desiderano avere una view indipendente sul mercato italiano. Il gruppo vanta forti relazioni internazionali con i maggiori investitori di successo nel panorama mondiale. La ricerca sui titoli è svolta direttamente dal team diretto di gestori e analisti, riferendo anche a fonti esterne selezionate in base al grado di autorevolezza e di imparzialità. Incontri periodici e costanti con il management delle società e con imaggiori gestori a livello internazionale sono solo alcuni degli ingredienti del successo costruito negli anni. Banor oggi è una squadra affiatata che conta oltre 150 persone. La grande esperienza, la capacità e la dedizione del team, sempre lo stesso da 20 anni, le ha permesso di crescere esponenzialmente negli anni costruendo un modello di business basato sull’ascolto, sull’attenzione alle esigenze specifiche e al grado di soddisfazione di ciascuncliente. La società applica un modello sviluppato internamente per la valutazione della sostenibilità Esg (Environmental, Social, Governance) nella fase di selezione dei titoli (security selection). Il modello è di tipo best-in-class, volto ad identificare le best-practices nei diversi settori. Inoltre, le performance delle gestioni Banor Sim sono certificate Gips (Global Investment Performance Standards) a partire dal 2004. La certificazione Gips, ottenuta nel 2013, è rilasciata da PriceWaterhouseCoopers, e costituisce un caso raro tra le società di gestione patrimoniale italiane.

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