L’Oms riabilita la clorochina
La stroncatura era una bufala

Cose da pazzi: la più prestigiosa rivista medico-scientifica del mondo, The Lancet, pubblica, prendendolo per buono, uno studio diffuso da una società di ricerche senza nessun curriculum all’attivo, fondata anzi da un personaggio già alquanto discusso. Una mezza sollevazione di decine di scienziati induce The Lancet a ritirare l’errore, E l’Oms che aveva messo al bando la clorochina senza alcuna prudenza, revoca la decisione. Siamo nelle mani di nessuno.

Sergio Luciano
Vaccino anti-Covid, la corsa contro il tempo dei ricercatori

Siamo nelle mani di nessuno: la clorochina, il rimedio collaterale contro alcune manifestazione del Covid-19, era stata messa al bando perché “pericolosa” dall’Organizzazione mondiale della Sanità, e dopo dieci giorni è stata riabilitata. Donald Trump, che era stata bertucciato per aver annunciato di prenderne, cautelativamente, una compressa al giorno, non sbagliava. Incredibile, ma vero.
Non c’è bisogno di essere generali arancioni balordi, non serve essere salviniani, o “edonisti reaganiani”, come si sarebbe detto quarant’anni fa. Nessuno mette in dubbio la necessità di mascherine, distanziamento e prudenza. Ma fidarsi dell’Organizzazione mondiale della Sanità, mai più: c’è da chiedersi come non l’abbiano ancora quantomeno decapitata degli attuali vertici. E anche fidarsi a scatola chiusa della “cupola” mondiale della scienza istituzionale è imprudente.
Fidarsi dei politici è impossibile, ma anche degli scienziati è pericoloso.
Cos’è accaduto?
Leggiamolo sul sito della prestigiosa rete americana Cnbc, cosè evitiamo – puah – i giornalacci italiani: “L'Organizzazione Mondiale della Sanità sta riprendendo la sperimentazione dell'idrossiclorochina, il farmaco antimalarico sostenuto dal presidente Donald Trump per combattere il mortale coronavirus, dopo aver temporaneamente interrotto la ricerca per motivi di sicurezza. Il Data Safety Monitoring Board dell’Oms ha deciso che non c'era motivo di interrompere la sperimentazione internazionale dopo aver esaminato i dati disponibili sul farmaco, ha dichiarato il direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus durante la conferenza stampa di mercoledì presso la sede dell'agenzia a Ginevra: "Il gruppo esecutivo ha ricevuto questa raccomandazione e ha approvato la continuazione di tutte le armi di prova di solidarietà, inclusa l'idrossiclorochina", ha detto.
E che è successo? E’ successo che neanche Toninelli in persona avrebbe preso la svista che hanno preso questi qui, accodandosi ad un’altra svista di altrettante teste d’uovo… marcio.
Il 25 maggio, l'OMS aveva deciso la temporanea sospensione della sperimentazione del farmaco per motivi di sicurezza dopo uno studio pubblicato sulla rivista medica The Lancet secondo cui i pazienti ospedalizzati con Covid-19 trattati con idrossiclorochina avevano un rischio di morte più alto di quelli che non l'avevano preso. Lo studio è ora in fase di riesame. La sospensione aveva spinto il produttore di farmaci francese Sanofi e altri a sospendere temporaneamente il reclutamento per i propri studi sul farmaco. Ma ieri, l’Oms si è corretta: la ricerca pubblicata da Lancet sui possibili effetti collaterali della clorochina, lo studio che ha spinto l'Oms e l'Aifa a bloccarne l'uso, potrebbe avere "gravi questioni scientifiche" che ne fanno traballare il contenuto.
La stessa rivista medica, infatti, ha preso le distanze dall'articolo disponendo l'apertura di una revisione interna dai suoi stessi autori.
Ah, il bello è che immediatamente, senza approfondire più di quanto avrebbe fatto la casalinga di voghera, anche l’italiana Aifa (l’Agenzia del farmaco) si era adeguata alla linea dell’Oms, diramando in una nota che "nuove evidenze cliniche relative all’utilizzo di idrossiclorochina nei soggetti con infezione da SARS-CoV-2 (seppur derivanti da studi osservazionali o da trial clinici di qualità metodologica non elevata) indicano un aumento di rischio per reazioni avverse a fronte di benefici scarsi o assenti". Poco dopo, però, 120 scienziati e medici contestano la ricerca, indicando in una lettera al direttore di Lancet i diversi punti non chiari (leggi qui). Le critiche sono diverse, soprattutto a livello metodologico e di integrità dei dati: "Non hanno rilasciato il loro codice o i loro dati”; "Non c'è stata una revisione etica”; "Non c'è stata alcuna menzione dei Paesi o degli ospedali che hanno contribuito alla fonte dei dati e nessun riconoscimento ai loro contributi”; e via dicendo. Insomma, una bufala. Orchestrata da tale Sapan Desai, fondatore e CEO di un'oscura società di analisi sanitaria statunitense di nome Surgisphere Corporation. Che aveva promosso uno studio  su un database - fornito da e accessibile solo a Surgisphere - che comprendeva 96.032 pazienti di 671 ospedali in sei continenti. Pare che questo Desai abbia fondato la Surgisphere Corporation nel 2008 mentre era un medico residente presso la Duke University che si occupava di chirurgia vascolare. La sua azienda produceva libri di testo commercializzati ad altri studenti di medicina. Una decina di anni fa sono apparse su Amazon recensioni positive delle pubblicazioni di Desai che sembravano impersonare dei veri medici. Sono stati rimossi dopo che i medici reali hanno convinto Amazon che le recensioni erano false.
Desai stava praticando al Northwest Community Hospital di Arlington Heights, Illinois, quando è stato nominato in tre cause per negligenza medica nel 2019. Ora dirige appunto la sua Surgisphere, con sede a Palatine, Illinois. I suoi pochi dipendenti hanno pochi o nessun dato o background scientifico. E nonostante affermi di gestire uno dei più grandi e veloci database ospedalieri del mondo, Surgisphere non ha quasi nessuna presenza online. Prima di lunedì il link "mettiti in contatto" sulla homepage dell'azienda è stato reindirizzato a un modello WordPress per un sito web di criptovaluta.
 

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