LA MIA FASE2/Lombardini22: andrà
tutto bene se faremo le scelte giuste

Franco Guidi, partner e CEO di Lombardini22: «È una sfida difficile, da cui usciremo bene solo se faremo le scelte giuste. Ognuno di noi deve fare la sua parte, ma ne usciremo solo come comunità. Questo vale per noi come azienda, per Milano, per l’Italia, l’Europa e per il mondo»

Franco Guidi, partner e CEO di Lombardini22
LA MIA FASE2/Lombardini22: andrà tutto bene se faremo le scelte giuste

Franco Guidi, partner e CEO di Lombardini22.

Lombardini22 è un gruppo leader nello scenario italiano dell’architettura e della progettazione integrata che opera a livello internazionale ed è specializzato nei settori Office, Retail, Hospitality e Data Center; in poco più di 10 anni di attività è cresciuto in modo esponenziale, quintuplicando fatturato e personale

Siamo passati in un lampo da società fortunata in una città fortunata ad una nuova dimensione difficile da definire. Speriamo nella fine, in un dopo pieno di speranza, ma se ci vogliamo arrivare dobbiamo pensarlo e costruirlo adesso questo dopo. In questo durante che durerà e con cui ci stiamo misurando giorno dopo giorno.

È una sfida difficile, da cui usciremo bene solo se faremo le scelte giuste. Ognuno di noi deve fare la sua parte, ma ne usciremo solo come comunità. Questo vale per noi come azienda, per Milano, per l’Italia, l’Europa e per il mondo. Per Lombardini22 vuol dire ancorarsi ancora di più ad alcuni dei valori fondativi della nostra comunità: la voglia di approfondire, l’attenzione alla competenza, l’ascolto di chi ne sa più di noi, l’accettazione della complessità, l’approccio di sistema.

Per ironia della sorte negli ultimi anni abbiamo parlato di contaminazione, di ibridazione, di apertura al diverso per diventare meno fragili. Abbiamo sottolineato l’importanza di spazi fisici in grado di generare incontri inaspettati. Sembrano tutti pensieri folli alla luce di quello che sta succedendo e del sacrificio che dobbiamo fare di separarci dagli altri per perseguire il “distanziamento”.

Noi continuiamo a credere in quello che dicevamo prima dell’epidemia. Siamo convinti dell’importanza delle regole che ci stiamo dando per fermare la diffusione di questo virus, ma vogliamo continuare a sforzarci per trovare soluzioni che tengano viva la nostra curiosità per l’altro e la nostra capacità di ascolto e dialogo. Per un periodo che speriamo breve, dovremo inventare e sperimentare una nuova prossemica, dovremo imparare a comunicare molto di più per compensare la distanza. Dovremo trovare modi per mitigare il senso di solitudine del lavoro o dell’apprendimento in remoto, stare attenti ai nuovi pregiudizi che stanno emergendo, dovremo progettare spazi virtuali in cui far accadere quegli incontri casuali che volevamo far accadere negli spazi fisici. Dovremo lavorare con i nostri clienti e con altri esperti per immaginare nuovi spazi per nuove esperienze di acquisto, nuovi spazi per nuove esperienze di ospitalità e in cima a tutti nuovi spazi per le nostre case che dovranno essere in grado di accogliere molte più funzioni di oggi e probabilmente ospitarci per molto più tempo.

Già prima di questa crisi epidemica avevamo bisogno di mappe per interpretare il cambiamento in atto. Oggi ne abbiamo ancora più bisogno. Siamo in un momento di attesa, di pensiero, prima di partire a tentoni nella speranza di far ritornare tutto come prima, perché come prima non sarà: sarà meglio se prenderemo le decisioni giuste o sarà peggio, molto peggio, se prenderemo le decisioni sbagliate.

Se vogliamo un futuro migliore dobbiamo progettare insieme spazi fisici, spazi digitali e spazi sociali in grado di contribuire al nostro equilibrio e al nostro benessere.

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