Bacardi, assedio all'erede Monika
dal Liechtenstein la causa in Italia

La vedova di Luis Bacardi, che vive negli States e si occupa d'altro, e la figlia appena maggiorenne sono sotto assedio da parte di un gruppo di professionisti utilizzati da altri soci lontanamente imparentati con il fondatore in vista del rinnovo dei vertici del colosso del rum che ha comprato la Martini & Rossi. Ma la loro reazione, essendo cittadine italiane, si farà sentire davanti alla magistratura del nostro paese.

Sergio Luciano
Bacardi, assedio all'erede Monikadal Liechtenstein la causa in Italia

I contorni, a guardarli da lontanto, potrebbero confondere: c’è un Granducato celebre per essere un paradiso societario, c’è un brand che evoca party e night club, c’è l’aroma dell’alta finanza internazionale. Ma in questo scenario s’inquadra una battaglia per il controllo della Bacardi - il colosso globale del rhum creato nel 1852 a Cuba da un imprenditore catalano, Don Facundo Bacardí Massó, che tra i tanti marchi prestigiosi comprende anche la Martini & Rossi – che di affascinante ed esotico non ha proprio nulla, e invece ha molti profili di chiaro interesse giudiziario: “Ne sono convinto, purtroppo, e l’evidenza di queste manovre è tale che sto portando l’intera questione all’attenzione della Procura Italiana Anti-Mafia ai sensi dell'articolo 416 (associazione per delinquere, ndr) – spiega Bruno Capone, esperto di alta finanza e business legal, da due anni consulente a tutto campo di Lady Monika Bacardi, tra gli azionisti del colosso, oggetto di una vera e propria persecuzione societaria - essendo sia la mia assistita Monika che la figlia Maria Luisa cittadine italiane, seppur residenti da decenni all’estero”.
Cosa accade, dunque, alla Bacardi? Una serie di strane operazioni, che si sono infittite negli ultimi tempi e che alla vigilia dell’assemblea sociale del  colosso, convocata per il prossimo 18 giugno, fanno pensare che gli altri soci vogliano estromettere Monika Bacardi dal diritto di votare nel momento in cui si deve rinnovare il consiglio d’amministrazione. Operazioni talmente opache da far temere le peggiori ipotesi. Ipotesi su cui sarà la magistratura a fare luce.
Tecnicamente lo scontro coinvolge Lady Monika Bacardi – una bella signora bionda che vive negli Stati Uniti e fa la produttrice cinematografica - e il suo Trust “Bastille”, basato in Liechtenstein, di cui Lady Bacardi è Family Trustee. Ma i Professional Trustees – cioè i professionisti che l’hanno affiancata nella gestione del trust - hanno già chiesto al Tribunale del Liechtenstein lo scorso dicembre 2019 la sua revoca in vista del rinnovo dei componenti del Cda della Bacardi LTD.
Se la vedova Bacardi perdesse i suoi poteri nel Trust Bastille non potrebbe opporre, nell’assemblea dei soci della Bacardi Ltd, il suo voto contrario nell’assemblea della Bacardi LTD al rinnovo delle cariche della società dei candidati espressione del Presidente Facundo Bacardi, alla guida del Gruppo ininterrottamente da ben 27 anni. Il 6% di azioni Bacardi Ltd detenuto dal Trust Bastille è infatti determinante per gli equilibri decisionali.
“Bacardi LTD è l’unica multinazionale al mondo in cui la maggior parte degli azionisti è rappresentata da trusts - spiega Monika Bacardi -  i cui trustees votano in difformità con le indicazioni e i “desiderata” dei beneficiari di tali trusts, per sostenere incondizionatamente la governance in carica, guidata appunto da Facundo L. Bacardi. Con la minacciata estromissione mia dai consigli dei due veicoli controllati dal Trust “Bastille”, nei quali il mio dissenso non consentirebbe il sostegno al rinnovo delle cariche della Bacardi LTD dei candidati espressi dal Presidente Facundo Bacardi, si riconferma il ruolo “opaco” di questi trusts o meglio di questi “trustees” a supporto di una governance che peraltro risulta accusata di pesanti abusi, illeciti, mancanza di trasparenza e legalità”.
Ma la vicenda Bacardi è travagliatissima sul piano giudiziario dal 1988. Da quell’anno al 1997 le azioni Bacardi Ltd di Don Luis Bacardi (di cui Monika è vedova) sono rimaste sequestrate in Liechtenstein da procedure temerarie azionate da membri della sua famiglia di origine. Nel 2003 Don Luis Bacardi, gravemente malato, trasferisce le proprie azioni in un Trust del Principato del Liechtenstein (appunto il Trust Bastille) ma incappa in una vera imboscata: due professionisti, autori dell’atto costitutivo di Trust, riusciti peraltro a farsi nominare anche quali Original Professional Trustees del Trust con potere due su tre, gli si rivolano contro, e lui ne chiede la revoca. Questi due, contrastandolo imperterriti, nel 2004 riescono a nominare al posto di Luis Bacardi il nipote di un suo cugino, Facundo L. Bacardi (già al tempo Presidente del CDA di Bacardi). Ed è di lì a poco che don Luis Bacardi muore (gennaio 2005) e lascia il compito di portare avanti le azioni legali alla vedova, Monika. Da allora le battaglie giudiziarie proseguono, sempre nel Lichtenstein, con alterne vicende finchè nel dicembre 2018 sorgono nuove tensioni: vicino al compimento dei 18 anni di età della figlia di Don Luis Bacardi e Lady Monika Bacardi, Maria Luisa Bacardi, i Professional Trustees del Liechtenstein del Trust Bastille – nel frattempo sostituiti per ordine dell’autorità giudiziaria - negano a Maria Luisa Bacardi il diritto alla riscossione dei dividenti accumulati dalla morte del padre e a lei destinati. E lanciano una controffensiva pretestuosa per estromettere madre e figlia dai destini della Bacardi: “Io però – conclude Bruno Capone, nell’interesse delle due donne – considero illusorio confidare in una rapida ed effettiva risoluzione  di un caso come questo, che si articola come un serial thriller  in  Liechtenstein da oltre 30 anni e coinvolge una multinazionale con sede nelle Bermuda (che non brilla certo per trasparenza verso gli azionisti e stakeholders) mi sembra illusorio, e per questo sposto l’azione legale in Italia, all’attenzione della Procura antimafia”.

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