Dall’Europa un sollievo all’Italia
ma questo pasto non sarà gratis

Non è il momento di fare i difficili. Ieri la presidente tedesca dell’Unione Europea, Ursula Van der Leyen, ha presentato il piano della commissione per gli aiuti economici: 750 miliardi di risorse, di cui 172,7 all’Italia e per ben 80,8 da non restituire. Ma dovremo rispettare alcune precise condizioni politiche.

Sergio Luciano
Coronavirus, Von Der Leyen: italiani non siete soli

Non è il momento di fare i difficili. Ieri la presidente tedesca dell’Unione Europea, Ursula Van der Leyen, ha presentato il piano della commissione per gli aiuti economici: 750 miliardi di risorse, che l’Unione – in nome collettivo – si procurerà sui mercati con la credibilità della zona economica più ricca e popolata del mondo e redistribuirà agli Stati membri più colpiti dal virus, a cominciare nell’ordine dall’Italia e dalla Spagna: ”Lo dobbiamo alle future generazioni”, ha commentato giustamente la presidentessa.
Al nostro esangue erario pubblico, terrorizzato all’idea di doversi già procurare quest'anno sul mercato 160 miliardi di saldo netto da finanziare, ne andranno ben 172,7 dei quali 81,8 a fondo perduto e 90,9 come prestito da rimborsare. Con 81,8 miliardi a fondo perduto si possono fare tante cose. Sono più di tutti quelli stanziati (e non ancora spesi) dallo Stato negli ultimi tre mesi per la ripresa. Arriveranno forse a gennaio, ma salvo brutte sorprese (improbabili, vedremo perchè) ci entreranno in tasca. E anche gli altri 90,9 miliardi saranno, sì, da rimborsare, ma non nel calderone degli altri “normali” debiti pubblici bensì in una specie di partita contabile a parte.
Tutto bene, dunque? Neanche per sogno.
Questo che preparano i cugini europei non sarà un pasto gratis. E’ quellche si capisce nitidamente dal commento rilasciato dal presidente olandese Rutte sull’Italia, leader del fronte del no: “Ho parlato con il primo ministro Giuseppe Conte ieri pomeriggio circa la ripresa e i piani di riforma italiani dopo la devastante epidemia del Covid19. Per un’Unione forte abbiamo bisogno di Stati membri forti. Accolgo pertanto con favore il gesto che ispira fiducia del primo ministro Conte”.
Quale gesto? Quello di aver promesso le riforme! Sostanzialmente, le stesse riforme richieste nell’agosto del 2011 dall’Unione Europea e della Bce (presieduta da Mario Draghi) al governo Berlusconi, anticamera del suo giubilamento per interposto spread. Riforme strutturali sulla spesa pubblica, sull’efficienza fiscale, sugli investimenti pubblici, su tutto quello in cui siamo stati e siamo disastrosamente inefficienti negli ultimi (per lo meno) vent’anni.
Non saremo come la Grecia, questo no: lì di fatto il governo venne commissariato da Bruxelles, dalla Bce e dal Fondo monetario. Per noi sarà diverso, ma di poco. Non potremo prendere alla leggera gli impegni politici che dovremo dare, a fronte del “regalone”, e l’attuale compagine di governo, sostenuta da una maggioranza eterogenea e divisa su tutto, è la meno adatta a tener fede agli impegni. E naturalmente continueremo a dover rendere conto ai tedeschi, che peraltro dal primo luglio prossimo e fino alla fine dell’anno, avranno la presidenza di turno del Consiglio d’Europa, guarda caso proprio nel periodo di negoziato e preparazione delle condizioni politiche, se non economico-contabili, che verranno richieste agli Stati membri destinati a beneficiare degli aiuti. Impensabile che Olanda, Austria, Danimarca e Svezia ci regalino il loro sì come se niente fosse. Non dimentichiamoci che sono stati e sono ancora lì’ a dettare condizioni in nome e per conto della Germania profonda, che guarda con fastidio perfino la Merkel. Dunque: la instabilità politica italiana sarà messa alla prova da quest’ultima, ma grandissima, chanche. Ce la faremo? Altamente improbabile: la gestione di tanti soldi rinfocolerà gli scontri e non la coesione tra partiti già così distanti l’uno dall’altro. Auguri a tutti noi.
 

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