Conte, il neodemocristiano
che pur zoppicando fa strada

Il governo ne ha sbagliate tante, la gente è esasperata da una crisi economica già pesantissima, gli aiuti non decollano, l’Europa è distante. Eppure alternative a Giuseppe Conte per ora non se ne vedono. E pur zoppicando il premier è oggi l’unico che in qualche modo procede.

Sergio Luciano
Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte in conference call con la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen

Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte in conference call con la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen

Un migliaio di pagine assolutamente incomprensibili per un comune cittadino e ai confini della realtà perfino per la maggior parte dei funzionari degli uffici legislativi dei ministeri. In ogni pagina, continui indecifrabili rimandi a leggi precedenti, su su fino a un regio decreto del 2010. Novantotto decreti attuativi solo per dar seguito ai decreti cura italia e liquidità. E ancora: un ministro della Giustizia impacciato come un pulcino nella stoppia – e questa è l’accusa minima; un ministro degli esteri che dà ribalta a uno spot propagandistico di una formazione terrorista islamica speculando sulla sofferenza prima e la privacy poi di una ragazza italiana; 101 ‘ndranghetisti scoperti a percepire il reddito di cittadinanza; oltre 450 personaggi reclutati a riempire il Palazzo di task-force consulenziali senza poteri e dunque sistematicamente ignorate; l’acquisto tempestivo di respiratori prima e di mascherine poi che non ha rispettato né tempi né costi, a dispetto della bravura di un commissario privato dei poteri commissariali; le banche delegate a rischiare la galera per distribuire crediti a rischio e quindi cautissime; aziende a secco di quattrini, con la prospettiva di fallire una su dieci; la spada di Damocle penale per le aziende che invece, riaprendo, scoprono il rischio di un contagio dei loro dipendenti addebitabile ai costi societari; l’Inps in tilt per la distribuzione dei 600 euro; i rapporti con le Regioni impazziti; l’economia allo stremo e la disoccupazione alle stelle, con il record storico – notizia di ieri – della cassa integrazione. Insomma, diciamolo: peggio di così non avrebbe potuto andare.
Eppure per Giuseppe Conte, presidente del consiglio, va benone. Il suo consenso personale cresce nei sondaggi. Certo, il suo governare non procede: zoppica, si trascina. Striscia addirittura, tra pessime compagnie – i Cinquestelle di Di Maio che lo odiano, i Dibattistiani figuriamoci – e continui compromessi, addirittura pietire i voti di Renzi. Però, però… è l’unico che va avanti. Male, ma va avanti.
Con qualche risultato apparente, oltre ai sondaggi. Per esempio questo calo dei sondaggi. Che sia merito del lockdown, che sia piuttosto merito del “generale caldo”  o ancor più verosimilmente della pandemia, sta di fatto che i contagi scendono, e nessun cittadino italiano né darà merito al perbenissimo ma trasparente Speranza o ai virologi più o meno azzimati che si azzuffano in tv ma lo darà a Conte. E l’asse franco-tedesca, nella quale ovviamente Palazzo Chigi ha influenzato come il due di picche influenza la briscola a denari? Anche quello, visto da lontano, appare come una vittoria diplomatica di Conte. Visto da vicino si rivelerà una mordacchia in guanto di velluto sul casino italico, ma se in nome di questi arriveranno alcune decine di miliardi che non sapremmo dove prendere, sarà stato almeno tatticamente utile agli impoveriti italiani.
E dunque mentre Giuseppi – che ha capito di dover lasciar perdere i cinesi, diveramente da Di Maio – con la benedizione di Trump e del Vaticano continua a sembrare il male minore al presidente della Repubblica, continua garbatamente il suo lavoro di preparazione della nuova democrazia cristiana che sogna di lanciare per candidarsi da solo alle prossime elezioni.
Certo, gli osservatori impensieriti se non angosciati da questa fase di tempo sospeso che scandisce la politica italiana nella peggiore crisi che si ricordi non solo dal dopoguerra ma da sempre sono molti. Ma non sanno cosa consigliare al Quirinale. Il voto? Significa bloccare istituzionalmente il Paese per almeno tre mesi, forse quattro. E con questo parlamento inqualificabile che è stato da noi elettori partorito all’ultimo turno, quale diversa maggioranza si potrebbe mai rappattumare? Estromessi i randomici Cinquestelle, chi potrebbe elevare l’esangue 25% dei Piddini al necessario 51 bicamerale? La sommatoria peraltro improbabile di Leu, Italia Viva, Forza Italia e Gruppo Misto non ha i numeri. Contare su un affidabile scisma grillino o sulla verosimiglianza di un supporto esterno della Lega salviniana è barzellettistico.
E dunque nel suo trascinarsi il governo sopravvive, sotto il ricatto morbido dell’Europa dal quale dipende la possibilità di finanziarie il debito. E niente è almeno un filo meno debole di lui per insidiarlo.
 
 
 

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