Non si può governare il Paese
senza una chiara idea di futuro

Mai più ministri incompetenti in ruoli chiave, quando sarà finita l’emergenza epidemica sarà indispensabile insediare al vertice un esecutivo composto da personalità all’altezza del ruolo

Giuseppe Rochira
Palazzo Chigi

 
I dati economici da ultimo rilevati non sono confortanti. Secondo i recenti dati Istat, a marzo le condizioni della domanda e le misure di contenimento dell'epidemia hanno determinato un crollo della produzione industriale italiana, con una riduzione tendenziale (-29,3%) che è la maggiore della serie storica disponibile (che parte dal 1990), superando i valori registrati nel corso della crisi del 2008-2009.
In tutti i principali settori economici - ad eccezione delle industrie alimentari, bevande e tabacco che mantengono una dinamica tendenzialmente positiva - si registrano flessioni di intensità mai viste. In alcuni altri settori (fabbricazione di mezzi di trasporto, industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori) il trend negativo addirittura supera ampiamente il 50%.
Se il Governo non si capacita ad attuare una vincente e (per davvero) poderosa strategia economico-finanziaria, che possa rinvigorire le casse di imprese e famiglie, assumendosi la responsabilità di dare certezze sulla riapertura delle attività e sul loro futuro (anche se probabilmente è già tardi per quest’anno), il nostro paese è destinato a trasformarsi in una società dipendente dall’assistenzialismo.
Si verificherà che - come già succede - gli italiani aspetteranno gli aiuti di Stato, lo Stato quelli dell’Europa. E quando anche questi saranno finiti (se mai arriveranno) resterà il nulla ed anche l’indicatore del settore alimentare (unico che punta verso l’alto) cambierà direzione, segnando subito un più che probabile down gap.
Cosicché, se è probabile che tra non molto sarà dichiarata la fine dell’emergenza Covid, è invece certo che l’emergenza economica durerà!
Occorre allora fare presto e riavviare tutta l'economia del paese, perché continuando di questo passo, la prospettiva è una sola: recessione e poi depressione. Se non ci si rimbocca le maniche non ci saranno più galleggiamenti, ma solo annegamenti, perché saranno finite anche le ciambelle di salvataggio.
È chiaro a chiunque che non si può governare un paese come l’Italia senza un’idea di futuro, specialmente con un governo come quello attuale, che esplicitamente e risolutamente continua sfacciatamente a dimostrarsi il più iper-statalista - senza peraltro concludere nullla - della storia della Repubblica.
Lo stallo decisionale del Governo la cui inadeguatezza e mancata visione socio-economica, oltre che politica, sono ormai difficili da nascondere - nonostante la mortificante soggezione di una parte dei media -, continua a provocare danni che peseranno per molti anni sul futuro di tutti noi. 
Sul piano economico-sociale (per non parlare di quello sanitario) è venuta a galla anche la più grande menzogna del Premier: nessuno perderà il lavoro, nessuno sarà lasciato indietro.
In questo marasma politico-istituzionale urge cambiare rotta, poiché più è grande il problema che si presenta, più forte deve essere la risposta su tutti i fronti. C’è bisogno di una larga visione sul futuro, di più fantasia, di apertura mentale, poiché il benessere diffuso è ormai scomparso essendo stato inghiottito dalla recessione e dai debiti. 
Molte imprese sono già decotte, altre agonizzano, altre sanno che non potranno durare. Quelle superstiti, che cercano disperatamente di non scomparire, hanno comunque capito che la loro sopravvivenza non è in cima alla lista delle priorità del Governo più inconcludente della storia repubblicana.
Eppure mai come in questo momento dare la priorità alle imprese è l’unico modo di difendere l’interesse collettivo e nazionale. 
Se solo si pensa che la Turchia ha posto in essere una imponente strategia per riattivare il settore turistico, colpito anche lì dalla crisi pandemica, e lo stesso sta facendo alacremente il Portogallo, e gli altri governi (Franic-Inghilterra-Germania) fanno accordi bilaterali anche sul fronte del turismo, il Governo del Bel Paese cosa fa? Anziché dire come e quando dovranno riaprire alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari, pensa di regalare un miserevole obolo - è umiliante solo indicarne l’ammontare - alle famiglie che hanno un reddito annuo lordo inferiore a 35mila euro (sic!), facendolo sfacciatamente anticipare alle strutture turistico-vacanziere.
La salvezza del nostro assetto produttivo e del nostro paese si avrà (forse) solo se le imprese saranno messe in condizione di lavorare senza ostacoli burocratici e vessazioni fiscali. Solo così la base produttiva non subirà una caduta del Pil superiore al 10-15% e le imprese sopravvissute potranno sperare in una - sia pure lenta - ripresa.
Del resto, se nei recenti periodi il paese è cresciuto appena sotto l’1%, è lapalissiano che servirà forse anche più di un decennio per recuperare quello che si è perso e che si continuerà a perdere fintanto che non si riparte. 
Per ripartire e ricostruire ci sarà bisogno di una generazione che si faccia carico e si sacrifichi, come quella che si sacrificò nel Dopoguerra, portando l’Italia al miracolo economico degli anni ’60.
Gli attuali giovani, fra i 20 e i 40 anni, molti dei quali hanno perso ogni speranza e si sono abbandonati all’opulenza, dovranno darsi da fare senza attendere la manna dal cielo, poiché se ricostruzione ci sarà, sarà grazie all’apporto di tutti, nessuno escluso, e i più giovani dovranno puntare sull’auto-imprenditorialità, più che sull’attesa del posto di lavoro. 
Nell’immediato occorre dare sfogo all’edilizia pubblica e privata aiutando i Comuni a fare manutenzione ordinaria e straordinaria al proprio territori, consentendo così la ripresa economica lì dove si è totalmente fermata.
Questi sono i principali antidoti contro la crisi del secolo.
Sedata la crisi, sarà necessario porre subito fine a tutte le task force di consulenti senz’arte né parte e di commissari che non sanno nulla di organizzazione e gestione dello Stato e men che meno delle emergenze. Per fare ciò c’è urgente bisogno di una nuova classe dirigente serissima, competente e visionaria, perché ci sarà futuro solo se ci saranno decisioni rapide, immissioni continue di liquidità dove serve, volontà di fare seriamente senza frapporre ostacoli burocratici di ogni tipo.
Non appena l’emergenza sarà finita, l’auspicio migliore per tutti non può che essere quello di chiedere al Presidente della Repubblica la nomina di un Presidente del Consiglio che non si dichiari avvocato degli italiani, i quali sanno difendersi bene e meglio da soli.
Un Premier che conosca l’impresa e l’economia reale e sappia di politica, che sia riconosciuto a livello internazionale, e che nelle sedi opportune sappia difendere l’onore prima ancora dei diritti del Paese.
Che il Presidente della Repubblica mai più approvi la nomina di un Ministro degli Esteri, passato da un Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico, senza che abbia avuto un’istruzione almeno universitaria, che conosca almeno la lingua del Paese in cui è nato e la geografia del proprio paese, che abbia avuto esperienze lavorative di rilievo anche internazionale, che conosca il mondo dell’economia e delle imprese. Mai più approvi la nomina di un Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti – Conte 1 - capace solo di bloccare qualsiasi opera pubblica, necessitandosi solo una persone competente, che conosce il territorio ed esperta del settore.
Che non approvi mai più la nomina di un Ministro della Sanità che non sia medico di dichiarata fama e con esperienze dirigenziali.
Allo stesso modo non approvi mai più la nomina di un Ministro dell’economia che non sia esperto competente di economia e che abbia avuto anche esperienze lavorative e manageriali importanti oltre che accademiche e mai più la nomina di un Ministro della Giustizia che non conosca la differenza tra reato doloso e reato colposo, che sia almeno un Avvocato o Giurista autorevole e di dichiarata fama, conoscitore del sistema giudiziario e che sia in grado di tenere testa a tutte le pressioni che in quel sistema imperversano.
Mai più la nomina di incompetenti, prima ancora che inconcludenti. Mai più!

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