Il Mes: se lo rispettiamo serve ma
a poco; se imbrogliamo ci stangano

Con i 37 miliardi disponibili per l’Italia si potranno solo coprire le spese sanitarie legate al virus. Usarli per altri scopi è vietato. Se lo facciamo, ci stangano. Se non lo facciamo, ne useremo solo una parte, forse anche piccola, e i problemi finanziari nazionali rimarranno tutti da risolvere.

Sergio Luciano
Giglio Group spedisce 6,5 milioni di mascherine alla Liguria

Il dibattito attorno al Mes è demenziale, come quasi sempre accade quando un dibattito è agitato dai Cinquestelle.
Qual è il punto? Il nuovo finanziamento che l’Unione europea si è disposta ad erogare ai Paesi membri colpiti dalla pandemia potrà corrispondere, al massimo, al 2% del Pil, nel nostro caso quindi a circa 37 miliardi di euro. Ed effettivamente l’impiego di questo prestito – dalle modalità di rimborso sicuramente vantaggiose per costi e tempi rispetto a qualsiasi altra possibilità di mercato – è svincolato da qualsiasi regime di sorveglianza speciale sulla gestione della finanza pubblica complessiva da parte dei governi debitori.
Tutto risolto, allora?
Manco per niente.
Il diavolo, si sa, è nei dettagli. La condizione alla quale l’Europa si astiene dall’effettuare controlli di congruità sulla gestione finanziaria pubblica dei Paesi che prenderanno quei soldi è che li impieghino esclusivamente per interventi sulla spesa e l’infrastruttura sanitaria richiesta all’emergenza virus.
Chiaro? Se usassimo quei soldi anche per altri scopi, ci metteremmo fuori regola.
E se li usassimo per coprire altri capitoli della spesa sanitaria italiana non collegati all’emergenza virus ma – come dire – “classici”, ugualmente saremmo fuorilegge.
Facciamo due conti. La spesa sanitaria prevista quest’anno in Italia è di 116 miliardi. Il triplo di quei 37. Quindi per curare tutte le malattie italiane, di cui muoiono ogni anno – ahinoi, a prescindere dal Covid-19 – 650 mila concittadini, per coprire tutte le altre spese connesse, dai dentisti alle ostetriche, si spende il triplo di quell'importo.
Per fare in dieci giorni un ospedale da terapia intensiva da 200 posti a Milano sono stati spesi 21 milioni. E oggi che l’emergenza Covid si è attenuata, anche se purtroppo ancora non risolta, si comprende che con 37 miliardi si sta alquanto larghi. E in termini di spesa pubblica complessiva, questa partita finanziaria cambia poco. E non sfiora minimamente il vero dramma italiano, non riesce minimamente a colmare la voragine che si sta determinando nel bilancio pubblico: quella legata alla crisi economica.
E dunque: o ci comportiamo all’italiana, cercando trucchetti con cui spendere tutti e 37 i miliardi sul fronte sanitario per dirottare fondi già stanziati per la sanità complessiva verso altri impieghi; e allora sì che li useremo tutti, ma esponendoci al rischio di una contestazione per truffa contabile, pari a quella che costò alla Grecia la crisi finanziaria dalla quale uscì commissariata dalla Trojka e quindi annichilita nella sua economia, nel suo tenore di vita e nella sua sovranità; oppure siamo seri, siamo ligi, e allora i soldi del Mes faranno sul nostro dramma economico nazionale lo stesso effetto della tachipirina sul Coronavirus: un sintomatico buono a calmare la febbre per qualche giorno ma non certo a curare la malattia.
Siamo di fronte quindi all’ennesima, disgustosa pagliacciata politica. Prendiamoci quei soldi, usiamoli nei limiti stretti in cui potremo usarli senza violare le regole europee, e dedichiamoci seriamente a risolvere i problemi veri della finanza pubblica e dell’economia nazionale. Già: seriamente... Con i Cinquestelle al governo?
 
 

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