Liquidità, le banche possono agire
Lo dimostra UBI con i 25 mila euro

Il 40% delle 105 mila domande per i finanziamenti fino a 25 mila euro garantiti dallo Stato è stato inviato al Mediocredito centrale da un’unica stessa banca: Ubi. Che non ha per niente il 40% degli sportelli o dei clienti in Italia, bensì circa il 7 per cento. Come si spiega questa performance? E cosa insegna?

Sergio Luciano
Liquidità, le banche possono agireLo dimostra Ubi con i 25 mila euro

 Il 40% delle 105 mila domande per i finanziamenti fino a 25 mila euro garantiti dallo Stato è stato inviato al Mediocredito centrale da un’unica stessa banca: Ubi. Che non ha per niente il 40% degli sportelli o dei clienti in Italia, bensì circa il 7 per cento.
Il dato, certo, potrebbe sembrare solo un’apprezzabile buona performance aziendale ma ha un significato più vasto. Dimostra cioè che, effettivamente, per quanto il governo abbia commesso tutti gli errori possibili - e purtroppo perseveri con sfrontatezza inammissibile – nella normativa sulla liquidità, anche le banche hanno la loro responsabilità e possono fare di più, molto di più, per far arrivare presto i soldi garantiti dallo Stato alle aziende che ne hanno fatto richiesta.
Innanzitutto devono semplificare le domande delle aziende, ed addirittura incentivarne la formulazione. E poi devono processare rapidamente le domande stesse per inoltrarle al Mediocredito Centrale. Una volta arrivate al Mediocredito, le domande per i finanziamenti fino a 25 mila euro – quelli riferiti ad aziende che lo scorso anno hanno fatturato non oltre i 100 mila euro – vengono accolte d’ufficio e i soldi arrivano. Venticinquemila euro in questo momento per un bar o un piccolo ristorante che fa fatica a pagare affitti e stipendi e rischia di chiudere, sono una manna. Sono la differenza tra vivere e morire. Purchè arrivino subito: perché l’alternativa non è il credito bancario normale, è soltanto l’usura, che è peggio di morire.
Dunque come mia Ubi ha il 40% del mercato? Semplice: perché ha utilizzato un software esclusivo, realizzato da una sua partecipata, la SF, e studiato ad hoc per accelerare questo genere di procedure.
Le banche che utilizzano software tradizionali, procedono con ritmi molte volte più lenti. Ed ecco la ragione per cui mentre una banca ha istruito il 40% delle domande ricevute dal Mediocredito, tutte le altre 500 banche italiane si sono divise il restante 60%.
Dunque: è vero, verissimo, che i decreti sono stati scritti ignominiosamente male; è vero, verissimo che soprattutto i finaniamenti oltre i 25 mila euro che prevedono a carico delle banche la valutazione del merito di credito delle aziende debitrici non potranno essere erogati senza un’assunzione di rischio addirittura penale troppo forte per qualsiasi banca e restano una vergogna legislativa, a  perenne disonore di chi l’ha scritta. Però almeno sui finanziamenti fino a 25 mila euro le banche dovevano e potevano darsi una mossa.
Del resto, anche qui: può essersi stata sciatteria o pigrizia, da parte di qualche banca, ma c’è anche – genericamente parlando – un problema di competenze. Quelle informatiche non sono diffuse ovunque con la stessa qualità e consistenza. Ed è anche questione di sensibilità alla crisi spaventosa in cui versano oggi le Piccole e medie imprese italiane.
Ubi è banca leader nelle due province italiane più colpite dal virus, Bergamo e Brescia. Forse questo ne ha, come dire, acuito la sensibilità. E poi Ubi ha acquistato da anni Iw Bank, una delle primisse banche digitali mai nate in Italia, ancora oggi molto ben gestita; e ancora Victor Massiah, amministratoe delegato di Ubi, fu scelto nel 2001 da Corrado Passera come amministratoe delegato di Intesa Bci eLab, la controllata di Intesa incaricata di curarne l’evoluzione digitale. Come dire: le buone perormance hanno spesso radici profonde.
 
 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400