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Il karma di Wonder Woman
nei panni del ceo d’azienda

Bilanciare il lavoro intenso con lo svago: è la “cura” di Valérie Lorentz-Poinsot, dal 2019 alla guida del colosso dell’omeopatia Boiron. «Non essere azionista dell’azienda - dice - è un vantaggio»

Davide Passoni
Il karma di Wonder Womannei panni del ceo d’azienda

«Quando ero bambina non ricordo di essermi immaginata come una manager, una volta adulta, ma qualche mese fa mia sorella mi ha detto che un giorno, da piccola, le confessai che da grande avrei voluto dirigere un’azienda». Più che di karma o di sogni che si realizzano, la storia di Valérie Lorentz-Poinsot (nella foto), direttore generale del Gruppo Boiron, racconta di una donna che, con idee chiare e un approccio pulito al management, è arrivata al vertice dell’azienda leader globale dell’omeopatia. Una realtà che conta 20 filiali in tutto il mondo, con oltre 3600 dipendenti di cui circa 2500 in Francia e 175 in Italia, dove ha aperto la propria filiale a Segrate nel 1979. Boiron, il cui titolo è quotato alla Borsa di Parigi, ha registrato nel 2018 un fatturato di oltre 604 milioni di euro e dall’1 gennaio 2019 è guidata da Valérie Lorentz-Poinsot con uno stile che non recede di un passo dalla propria femminilità e diventa il valore aggiunto nel lavoro di tutti i giorni.


Uno dei libri che ha scritto si intitola “Wonder Women: dites oui à vos pouvoirs”, dite sì alle vostre abilità. Ma lei è una Wonder Woman?

Sono una persona con molte passioni: per la vita, per i bambini, per il vino e l’agricoltura organica, per l’ambiente. Il mio slogan è “One world, one health”, un solo mondo, una sola salute. Devi trattare il tuo corpo, la natura, gli animali con il medesimo rispetto. Ho tre figli, di 23, 20 e 12 anni ed è importante per me passare del tempo buono con ciascuno di loro e con mio marito, così come con i miei dipendenti. E con me stessa, naturalmente. Cerco di prendermi cura tanto del mio corpo quanto della mia mente e ogni mattina dedico del tempo allo sport: corsa, camminata, pilates, yoga, meditazione. Inoltre, passo molto tempo nei weekend a camminare nella natura, in montagna con la mountain bike o, d’inverno, praticando lo sci di fondo. Penso sia importante bilanciare il lavorare sodo e lo svagarsi intensamente; stare bene nel corpo e nella mente per me è una chiave per ottenere ciò che voglio, per migliorare le mie abilità.

È stato un percorso difficile quello che l’ha portata dove è ora?

Il mio percorso si riassume in: testa, cuore, corpo. Testa, per sapere perché si vuole fare qualcosa, cuore per sapere come farlo, corpo per farlo fino in fondo. Arrivare dove sono ora non è mai stato per me un obiettivo fisso, come invece è sempre stato quello di fare il massimo per migliorare la salute delle persone, in tutto il mondo. Ho scoperto l’omeopatia grazie ai miei figli che, come tutti i bimbi, da piccoli si ammalavano spesso. Due di loro sono allergici all’aspirina e all’ibuprofene, così il pediatra mi disse che la soluzione non era riempirli di antibiotici e mi invitò a provare l’omeopatia. Da giovane l’avevo usata qualche volta, ma poi l’avevo tralasciata. Poco dopo averla riscoperta ho avuto l’opportunità di lavorare per Boiron.

Boiron è un’azienda familiare, ma lei non appartiene alla famiglia: come è entrata in sintonia con i principi aziendali?

Non facendo parte della famiglia e non essendo azionista, per me è più facile parlare di determinati argomenti che riguardano l’azienda con la stampa, con i politici, con altri Ceo: mi sento più libera e oggettiva. In questo momento, in cui in Francia siamo sotto pressione come azienda, incontro spesso la stampa e non essere la signora Boiron è meglio. Per me, non appartenere alla famiglia non è un problema, ma un’opportunità.

Boiron conta 20 filiali nel mondo, è quotata alla borsa di Parigi e nel 2018 ha registrato un fatturato di 604 milioni di euro

In Italia si parla tanto delle differenze retributive tra uomo e donna: è un problema anche in Francia?

Lo è stato, e anche piuttosto grande. Poi un lento cambiamento ha portato all’equilibrio. Oggi in ogni azienda è obbligatorio equiparare gli stipendi di uomini e donne, ci sono regole che obbligano ad avere retribuzioni comparabili, a seconda delle funzioni e delle posizioni. In più, le aziende quotate in Borsa devono mettere nero su bianco nel proprio statuto che non devono ammettere disparità tra uomini e donne nei trattamenti economici.

Si dice che uno dei segreti delle donne in posizioni di responsabilità sia quello di essere molto organizzate. È d’accordo?

Dipende dalle donne e dipende dagli uomini. Per esempio, la nostra responsabile HR in Francia non è per nulla organizzata, nonostante sia una donna; per fortuna è un’ottima manager. Un’altra mia amica, responsabile acquisti in una grande azienda, è anche lei una persona molto disorganizzata. Riconosco però che, in generale, le donne si sanno organizzare meglio, ma semplicemente perché non hanno alterative (ride, ndr).

Boiron è un’azienda con una forte componente femminile. È un processo naturale o una strategia?

Circa il 70% del nostro personale in Italia e il 71% in Francia è composto da donne. È una questione di storia e di competenze. Storicamente in azienda siamo molto focalizzati sulla qualità della produzione, che è sempre stata principalmente manuale: in passato assumevamo oltre il 90% di donne appositamente per lavorare sui prodotti omeopatici, perché sono molto precise. Inoltre, un tempo erano solo loro a individuare le piante da usare nei preparati e a decidere quali materie prime acquistare. Per quanto riguarda invece le capacità, ho notato che anno dopo anno molte donne sono entrate in posizioni di responsabilità, ma non so dire se c’è un motivo particolare.

E in fase di selezione?

Rispetto ad altre aziende non ci facciamo un preconcetto su uomo o donna nel momento in cui dobbiamo selezionare qualcuno e siamo molto aperti al part-time anche ad alti livelli in caso di maternità. Per noi è importante avere la persona giusta al posto giusto, uomo o donna che sia. Certò è che nella mia storia ho notato che è più difficile assumere uomini che donne.

Che cosa pensa del movimento MeToo? Secondo alcuni sottolinea la debolezza della donna anziché far sì che le persone prendano coscienza del problema della violenza.

Faccio fatica ad avere un’opinione sulla questione, perché io stessa ho avuto dei problemi simili ma con un capo donna. Per questo penso che le molestie possano essere trasversali, senza per forza parlare di genere. Ci vorrebbe una sorta di rivoluzione a livello globale per cambiare le cose, un po’ come fece la Rivoluzione Francese, con la dichiarazione dei diritti dell’uomo prima, nel 1789, e della donna poi, nel 1791. Servirebbe un Big Bang per far ripartire tutto da zero, un cambiamento al quale ciascuna nel proprio piccolo può contribuire. Per esempio, io sono presidente dell’International Women’s Forum della regione francese del Rhône Alpes e con l’associazione, che riunisce oltre 7000 donne di 70 Paesi, organizziamo eventi e iniziative perché uno dei nostri obiettivi è quello di avere sempre più donne a capo di organizzazioni e imprese, che possano dare il proprio contributo attivo nel cambiare il mondo.

Che suggerimenti può dare a delle giovani donne che vogliono intraprendere una carriera dirigenziale?

Di fare sempre ciò che hanno intenzione di fare, di non crearsi delle barriere. Spesso infatti il problema sta in noi stesse. Quando si vuole accedere a una posizione e, poniamo, ci sono dieci condizioni da soddisfare per candidarsi, se si è una donna e si pensa di possederne otto ci si pone il dubbio di non essere adeguate; se si è un uomo e se ne possiedono cinque, non ci si fanno problemi, si pensa di essere adeguati e ci si candida. Spesso le donne esitano: non fatelo, andate, andate, andate. Altro suggerimento: prendetevi del tempo e pensate prima di agire e decidere. È un suggerimento per tutti, ma principalmente per le donne, dalle quali ci si aspetta il massimo ogni giorno, sono sempre sotto osservazione e devono fare tutto più velocemente e meglio degli uomini. Infine mi sento di dire: non portate la vostra asticella troppo in alto, fate ciò che serve per riuscire a fare quello che dovete fare. E siate donne, non comportatevi mai come un uomo, anche se a volte è utile provare a pensare come un uomo e reagire come lui in determinate situazioni. Così come per l’uomo sarebbe utile farlo come una donna.

Chi è il capo a casa? Lei o suo marito?

Dipende dai casi. Quando si tratta di organizzare, sicuramente è mio marito.

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