la ripresa

Largo ad anziani, "nordici" e maschi. I paradossi della Fase 2 di Conte

Un’analisi tecnica della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro sugli effetti della Fase 2 che inizia il 4 maggio rivela i molti paradossi di quanto il governo ha deciso sulla scorta dei suggerimenti della Commissione Colao. Si addensano le presenze nelle regioni più esposte al virus e più ricche, si rimette in circolazione soprattutto la popolazione over-50, e si tengono a casa soprattutto le donne.

Sergio Luciano
Largo ad anziani, "nordici" e maschiI paradossi della Fase 2 di Conte

Forse sarà mancato qualche contributo in più, forse se fossero stati in 23 o 24 anzichè solo in 17 avrebbero potuto far di più. Fatto sta che i consigli della task-force di Vittorio Colao al premer Giuseppe Conte e al capo della Protezione Civile Angelo Borrelli sulla riapertura delle attività economiche prevista per dopodomani hanno fatto sì che:
1)    A ritornare in giro saranno prevalentemente gli over-50, cioè la fascia a più alto rischio di contagio;
2)    Si riapriranno attività soprattutto nel Nord Italia, ovviamente – è lì che ci sono il maggior numero di industrie manifatturiere – ma quindi proprio nelle regioni a maggior indice di contagi attivi, e meno nelle Regioni del Sud, dove il crollo del Pil sarà maggiore in estate, per la crisi dell’agricoltura e del turismo, e dove il contagio è minore;
3)    Si ridarà lavoro più ai dipendenti che agli autonomi;
4)    Si allargherà il gender-gap, visto che solo il 25% dei 4,4 milioni di italiani che tornerà al lavoro sarà di sesso femminile.
Una serie di paradossi e di illogicità, davvero ragguardevole, tanto più se valutati alla luce della spocchia ideologica e dall’opportunismo pezzente rivelati dalla scelta di affidare a un club di supertecnici scelte di sostanza politica. Sarebbe stata difficile qualunque altra scelta, per carità: ma peggio di così, forse no. E comunque, more solito: l’enorme differenza tra l’assertività e la pretenziosità degli annunci – primo tra tutti quello della “potenza di fuoco” da 400 miliardi, rivelatasi un misero flop – rivela una protervia bugiarda che non s’era mai vista, nel palazzo della politica, nemmeno in tempi che, vivendoli, consideravamo i peggiori. Per capirci: neanche l’ultimo governo Berlusconi questi minimi.
I dati sul paradosso della riapertura partorita dal terzetto Co.Co.Bo – Conte, Colao, Borelli – emergono da un’analisi interessantissima (e del tutto apolitica) realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, a partire dai microdati delle Forze Lavoro Istat, intitolata “Ritorno al lavoro per 4,4 milioni di italiani. Al Nord prima che al Sud, anziani più dei giovani” e pubblicata on-line oggi.
Sono infatti 4,4 milioni i lavoratori che dal 4 maggio, secondo quanto stabilito dal Dpcm del 26 aprile, riprenderanno la propria attività lavorativa; mentre 2,7 milioni continueranno a restare a casa in attesa di successive misure governative.
Su 100 finora rimasti a casa per effetto dei provvedimenti di sospensione delle attività, ben il 62,2% potrà tornare al lavoro. La ripresa però avrà effetti inattesi. Coinvolgerà soprattutto lavoratori over 50, rispetto ai giovani, interesserà maggiormente il Nord Italia, più esposto al contagio in questi due mesi di emergenza da Covid-19, e favorirà i lavoratori dipendenti a discapito degli autonomi.
La ripresa interesserà principalmente i lavoratori dell’industria, dove l’attività potrà ritornare a pieno regime (100% dei settori riaperti): su 100 lavoratori che rientreranno al lavoro il 60,7% lavora nel settore manifatturiero; il 15,1% nelle costruzioni; il 12,7% nel commercio e l’11,4% in altre attività di servizio.
Dunque, principalmente occupazione maschile più presente in tale comparto. Saranno, infatti, 3,3 milioni gli uomini che torneranno al lavoro (il 74,8% del totale), mentre “solo” 1,1 mln le donne (25,2%). In generale, saranno soprattutto lavoratori dipendenti (3,5 mln, pari al 79,4% di chi riprenderà a lavorare) mentre gli autonomi (il restante 20,6%) dovranno ancora aspettare: solo il 49% di quanti sono stati interessati dai provvedimenti di sospensione potrà riaprire già dal 4 maggio.
Tra i paradossi legati alla riapertura delle attività produttive prevista dalla Fase 2, nonostante il dibattito nazionale sull’opportunità di prevedere rientri differenziati per tutelare maggiormente la popolazione più adulta, c’è l’aspetto legato all’età dei lavoratori coinvolti. Gli over 50 riprenderanno a lavorare prima dei giovani.
Su 100 occupati in settori “sospesi”, a rientrare saranno il 68,7% dei 50-59enni; il 67,1% dei 40-49enni; il 59% dei 30-39enni e il 48,8% degli under 30. Alta anche la percentuale degli over 60 (pari al 60,1% di quanti sono rimasti a casa per effetto del blocco delle attività).
Anche la “settorialità” delle aperture delinea un quadro non coerente rispetto alla diffusione della pandemia. La ripresa, infatti, si concentrerà proprio nelle aree più interessate dal virus: a fronte di 2,8 mln di lavoratori al Nord Italia, saranno 812 mila al Centro e 822 mila al Sud gli occupati che rientreranno al lavoro.
Tra le regioni interessate: Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Marche e Lombardia, dove il tasso di rientro oscilla intorno al 69%; di contro in Val d’Aosta (49,3%), Lazio (46,7%), Sicilia (43,4%), Calabria (42,5%) e Sardegna (39,2%), la ripresa interesserà meno di un lavoratore su due tra quelli “sospesi”.
Ovviamente la riapertura dei settori non comporterà necessariamente la presenza in sede dei lavoratori, ma seguendo le indicazioni ribadite negli stessi ultimi provvedimenti governativi, dovrà essere promosso il più possibile il lavoro agile. Da questo punto di vista, tuttavia, l’indagine evidenzia come solo nel 36,6% dei casi i lavoratori chiamati a riprendere le proprie attività potranno farlo in smart working; mentre la maggior parte (63,4%), per le caratteristiche del proprio lavoro, non potrà che farlo in sede.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400