“Vi dico come il governo
potrebbe salvare il commercio”

Il piano di Ferdinando Grimaldi, presidente del Cis di Nola: "Crediti d’imposta pari al 30% del fatturato 2019, ulteriore credito d’imposta sul magazzino al 6 marzo scorso – destinato a svalutarsi drammaticamente – credito d’imposta del 50% sugli affitti per 12 mesi e del 50% sul costo del lavoro per 12 mesi. Questo sì, che sarebbe aiutare le imprese". Altro che chiacchiere.

Sergio Luciano
“Vi dico come il governopotrebbe salvare il commercio”

Ferdinando Grimaldi, consulente d’azienda e imprenditore nel commercio da anni, presiede oggi il Cis di Nola, il più grande centro commerciale all’ingrosso del Mezzogiorno, sta combattendo una vera crociata per ottenere dal governo misure di sostegno effettive ed efficaci per uno dei settori economici più colpiti dalla crisi, cioè l’intera filiera del tessile e tutto i commercio al dettaglio.
Ai soci e ai colleghi che lo interpellano, ha illustrato le richieste che ha fatto pervenire al governo. E insieme ha lanciato una richiesta di ulteriori proposte e integrazione.
Ecco come riassume tutto questo.
 
“In sintesi, ecco cosa succederebbe se il Governo accettasse le proposte:
1)    Ogni azienda operante nel settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso di tessuti\ abbigliamento\ intimo\ borse\ scarpe\ pelletteria\ accessori e tessili per la casa etc., dovrebbe ricevere un credito d’imposta pari al 30% del fatturato dallo stesso conseguito al 31 dicembre 2018 ovvero al 31 dicembre 2019;
2)    Concessione di un credito d’imposta nella misura del 30% sul valore delle merci in magazzino inventariate alla data del 06 marzo 2020 (a causa del periodo di chiusura i commercianti hanno perso una stagione intera di vendita, per cui la merce in loro giacenza vale non più del 20% del costo);
3)    Concessione di un credito d’imposta nella misura del 50% da riconoscere al conduttore sul canone di locazione regolarmente pagato per gli immobili commerciali utilizzati per l’attività, per un periodo di 12 mesi dalla riapertura;
4)    Concessione di un credito d’imposta nella misura del 50% da riconoscere ai datori di lavoro sul costo delle retribuzioni mensili del lavoro dipendente, per un periodo di 12 mesi dalla riapertura.
 
Inoltre per far pronte alle esigenze finanziarie necessarie per la riapertura e per tutti i pagamenti da effettuare ai fornitori, ai dipendenti, ai locatori etc.. il Governo dovrebbe concedere agli imprenditori di richiedere finanziamenti nella misura massima pari al 30 per cento del fatturato al 31 dicembre 2019 ad una remunerazione del 1%, con garanzia dello Stato al 100%, da rimborsare in 6 anni di cui 2 di preammortamento (zero burocrazia!).
Se il Governo non farà tutto questo, sarà costretto a sostenere 4/5 milioni di operatori del settore mediante la cassa integrazione ovvero altri ammortizzatori sociali.
 
Tutti i soldi spesi per sostenere i lavoratori (vedi reddito di cittadinanza, ammortizzatori sociali) non fanno bene all’economia, in quanto sono soldi che non girano sul mercato, e pertanto non generano entrate per il Governo (a titolo esemplificativo IVA, tasse, tributi, dazi, accise etc..).
 
Nella precedente comunicazione, ho fatto un esempio, che ripropongo:
anni fa ho proposto ad un’azienda di investire su di me 300.000,00 euro (a fondo perduto); ho aperto un negozio, facevo acquisti solo da lei per un importo annuale di € 400.000,00. L’azienda dopo 4 anni è rientrata del suo investimento! Oggi continua a lavorare ed a guadagnare.
 
Chiaramente tutti quanti si chiederanno, da dove si prendono questi soldi? O meglio dove sono: sono in mano agli stati sovrani ed ai fondi di investimento che stanno aspettando “come il cinese sul muro” che le nostre aziende vadano in crisi per poterle acquistare.
Tutto questo un Governo intelligente non dovrebbe permetterlo.
 
Ricordo anche il credito d’imposta è sempre stato un forte incentivo per le aziende, in quanto lo stesso può essere utilizzato per il versamento di iva, imposte dirette, contributi etc…, pertanto, non potendo essere speso diversamente, è anche un incentivo per le aziende ad emettere sempre il documento di vendita. In tale modo quindi emergerebbe più facilmente una parte di “economia sommersa”.
 
Grazie per l’attenzione, mi farebbe piacere un tuo prezioso contributo per migliorare queste proposte.
 
Ferdinando Grimaldi”
 

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