Liquidità, magra la garanzia statale
Così molte aziende ferite moriranno

Il premier Conte annuncia garanzie statali per 750 miliardi di euro, una “potenza di fuoco” enorme. Sulla carta. Perché è ufficiale che le coperture dei prestiti oltre i 25 mila euro saranno solo al 90% e che le banche dovranno dare il loro “merito di credito” che ben difficilmente verrà riconosciuto alle imprese realmente in difficoltà per la crisi. Quelle (tante) che lo erano già da prima. Altro che “nessuno sarà lasciato solo”.

Sergio Luciano
Altri 50 miliardi di aiuti in Italia, la sfida di Conte alla Germania

Annunci roboanti, una cifra complessiva enorme – 750 miliardi di euro di finanziamenti alle imprese – ma all’atto pratico, solo 30 miliardi pubblici di impegno, e una grandissima delega operativa alle banche.
La terapia intensiva annunciata ieri sera dal governo per il sistema imprenditoriale italiano sarà, purtroppo, simile a quella che è stata offerta agli ammalati più anziani e malandati da qualche reparto di terapia intensiva meno attrezzato degli altri nelle prime settimane dell’epidemia. Insufficiente. I più gravi, saranno lasciati morire.
E’ questo il senso della parte saliente del decreto annunciato ieri sera: quella dei finanziamenti alle imprese. Un senso deludente: speriamo solo che il quadro migliori tra oggi, o quando il testo del decreto verrà rivelato nella sua lettera, e la discussione parlamentare per la sua conversione in legge.
Insomma: una costruzione propagandistica efficace, ma nella realtà vuota e inadeguata, almeno per ora. Altro che 750 miliardi impegnati dal governo: il governo stanzia a bilancio appena 30 miliardi.
Certo: Conte ritiene che la “leva” di nuovi prestiti che una garanzia di 30 miliardi riesce a muovere sia appunto di 750. Se il 3% di quei miliardi non venisse restituito, l’importo che lo Stato dovrebbe coprire sarebbe appunto di 30 miliardi circa. Ma non sarà così. Andrà meglio allo Stato e peggio alle imprese.
Questo – almeno – è quanto è dato dedurre dalla conferenza stampa a quattro, cioè Conte, Gualtieri, Patuanelli e Lucia Azzolinaorganizzata ieri alla fine del Tg1 a Palazzo Chigi. Non più tardi della sera prima, il ministro Gualtieri aveva promesso letteralmente, parlando in tv a Speciale Tg1, che la garanzia dello Stato sarebbe stata del 100%. Lo è, ma solo per i prestitini fino a 25 mila euro. Meglio che niente, per carità.
Tra i 25 mila e gli 800 mila euro di prestiti, cambia la musica. La garanzia dello Stato raggiunge il 90%. Il restate 10% può essere aggiunto dal richiedente se è iscritto a un consorzio fidi: ce ne sono pochi (ne sono falliti tanti, dopo il 2008) e sono prudentissimi. Ma comunque, anche avendo il 100% della garanzia, la legge lascia alle banche il diritto di valutare il merito di credito. E questo diritto, nelle loro mani, è micidiale.
Sapete perché? Semplice. Non perché le banche siano “cattive”. Ma perché recuperare un credito non rimborsato da un creditore, in un Paese zavorrato come il nostro una burocrazia soffocante e da una magistratura a dir poco inefficiente, è comunque una via crucis. Significa infilarsi in una procedura burocratica interminabile, ci vogliono un paio d’anni, per incassarla, quella garanzia. E perché mai una banca sana di mente dovrebbe prendersi questo rischio?
Oggi le banche sono aziende infami da gestire. Non guadagnano più dalla rendita del margine d’interesse, perché i tassi sono rasoterra. E l’intermediazione di servizi, abbattuta da Internet, rende pochissimo. Far soldi facendo banca è molto difficile, mentre è facilissimo prendere soldi a prestito dalla Bce ad un tasso negativo e guadagnarci quel poco reinvestendoli sul mercato secondario dove un euro rende lo 0,2-0,3%. Perché dovrebbero complicarsi la vita?
In sostanza: il vuoto pauroso lasciato da questo decreto è che l’erogazione dei prestiti garantiti dallo Stato è rimessa alla discrezionalità delle banche. Questo è il guaio. Le banche hanno margini di manovra irrisori e sono terrorizzate dal rischio di perdere soldi, essendo pochissimi quelli che guadagnano. Chiaro che innalzare la garanzia avrebbe potuto far storcere il naso a qualche burocrate europeo. Ma le leggi emergenziali sono tali mica per niente!
Inoltre i Trattati Europei sono stati straviolati con l’annunciata norma che estende il cosiddetto “golden power” a tutte le società rilevanti di una decina di settori, anche se a controllo privato. Una norma inapplicabile verso società di Paesi comunitari.
“Gli annunci ci sono – annota Marco Gay, presidentdi Assinform-Anitec e già presidente dei giovani di Confindustria - ma speriamo che la sostanza si chiarisca, migliori e sia rapida”. Già: meglio attendere il testo del decreto e il dibattito – immancabile – che investirà la su conversione in legge. Anche perché, comunque, la complessa operazione sintetizzata ieri dal premier nasconde anche una garbata lottizzazione tra i Cinquestelle e il Pd. Questi ultimi conservano sovranità piena sulla Cassa depositi e prestiti ma cedono quella sulla Sace ai Cinquestelle. Che gestiranno più da vicino i 50 miliardi in più destinati al credito all’esportazione…
 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400