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La garanzia statale per la liquidità "salirà ben oltre il 90 per cento"

Il sottosegretario Buffagni a Speciale Tg1 rivela che nel "decreto aprile" in preparazione in questi giorni il governo intende elevare la garanzia statale sui prestiti di liquidità alle imprese fin quasi al 100 per cento affinchè le banche li eroghino davvero a tutti i soggetti che ne hanno bisogno. Sarebbe forse la svolta, insieme alla cassa integrazione di massa, per dare fiato al sistema almeno fino alla graduale riapertura delle attività economiche.

Sergio Luciano
Il virus delle "ferie forzate"

Intervistato pochi minuti prima della mezzanotte da Speciale Tg1 il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Buffagni ha detto ufficialmente che il governo intende innalzare dall'80 "ben oltre il 90 per cento" la garanzia statale sui prestiti di liquidità di cui le imprese bloccate nella loro attività in queste settimane allucinanti di economia sospesa hanno bisogno per non fallire.

Questa decisione, se verrà confermata dai fatti, dovrebbe essere formalizzata nell'imminente "decreto aprile" in preparazione a Palazzo Chigi. Insieme con la cassa integrazione agevolata già decisa, questa misura potrebbe essere decisiva per consentire alla maggior parte del 65% abbondante delle imprese italiane paralizzate dal lockdown di non fallire e di potersi riprendere quando sia pur gradatamente la ripresa dell'attività economica verrà consentita.

Nel frattempo due buone notiziie vanno registrate sul fronte scientifico. Iniziano a fornire buoni esiti le sperimentazioni in corso in vari ospedali italiani delle terapie antivirali basate sull'impiego del plasma dei pazienti guariti dal coronavirus e da quelle imperniate sull'impiego dei farmaci antimalaria a base di clorochina.

Se dunque da una parte si riuscirà a dare ossigeno alle imprese e ad avere bisogno di meno ricoveri in terapia intensiva per gli ammalati gravi si potrà arrivare ad un equilibrio molto migliore tra sostegno economico reale e difese sanitarie, attenuando il doppio micidiale effetto della pandemia, sulla salute e sul reddito di tutti noi.

L'importante è, però, iniziare fin d'ora a pensare che la riapertura delle attività dovrà essere accompagnata da una grandissima e diffusa consapevolezza da parte di tutti della necessità di non riprendere le vecchie abitudini come se nulla fosse accaduto ma di proteggere se stessi e gli altri continuando ad osservare rigorosissime misure igieniche, dalle mascherine all'uso di guanti, dai costanti lavaggi antisettici delle mani al distanziamento. Non sarà per molto tempo ancora tornare alla vicinanza di sempre, bisognerà resistere al comprensibile istinto d abbracciarsi, salutarsi affettuosamente, insomma vivere subito come prima. Ci si arriverà, ma in molti mesi. Ricominciare subito come prima significherebbe esporre tutti al rischo di una seconda ondata di contagi. Dovremo saperlo evitare, riprendendo però a vivere meglio, produrre tutto, far circolare il denaro e diffondere nuovo benessere, ma più consapevole, più prudente e dunque pù sano.

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