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Il successo non è un'opinione...
ma un sondaggio

Surveyeah ha come modello di business i sondaggi online retribuiti. Le risposte vengono analizzate per fornire alle aziende clienti informazioni utili per elaborare strategie di marketing e di prodotto

Davide Passoni

Se la matematica non è un’opinione, l’opinione può diventare un numero matematico. «È proprio questo il nostro obiettivo: cercare di trasformare in numeri le opinioni delle persone». Parola di Nicolò Fisogni (nella foto) fondatore e socio unico di Surveyeah, società che ha come modello di business l’invio di sondaggi retribuiti online agli iscritti alla propria piattaforma digitale. Le risposte a questi sondaggi sono poi analizzate per fornire alle aziende clienti informazioni utili a orientare le strategie di marketing e di prodotto. «Surveyeah è una realtà unica - aggiunge Fisogni -, perché in Italia esistono diversi istituti di ricerche di mercato con panel propri, che però sono composti al massimo da 30mila persone, generalmente solo italiane. Noi invece siamo i soli ad avere panel aperti in tutti i Paesi in cui si parla inglese, spagnolo e francese. I Paesi totali sono 123 e da qualche mese abbiamo esteso la possibilità di registrarsi anche a utenti turchi e russi, nonostante il sito non sia tradotto in quelle due lingue». 

Dopo aver studiato per alcuni anni finanza, Fisogni si è concentrato sulla statistica e ha conseguito una laurea specialistica alla Bocconi. Dopo una prima esperienza lavorativa a Milano, si è trasferito a Parigi per un anno, in una società che gestiva panel online. Tornato in Italia, ha avuto l’idea di replicare a Milano l’attività, automatizzando alcuni processi e operando su una scala più larga.

Surveyeah è l'unica realtà italiana del settore ad avere panel aperti anche nei paesi in cui si parla  inglese, francese e spagnolo

È nato così il sito di Surveyeah, andato online a marzo 2014 inizialmente solo in italiano; l’anno successivo è toccato alle versioni inglese, francese, spagnola e qualche mese fa si è aggiunta la possibilità di registrarsi e loggarsi anche per utenti di altri Paesi. Fisogni prevede, a breve, delle landing page in altre 30 lingue: in base ai Paesi nei quali si riscontrerà un maggior interesse, il team deciderà poi se, oltre alla landing page creare in lingua l’intero sito.

Di sicuro, la piattaforma si distingue nel mercato internazionale per la forza dei suoi numeri: «Abbiamo 1 milione e 300mila iscritti, di cui 140mila in Italia - prosegue il fondatore di Surveyeah -. Il fatturato che proviene dai clienti italiani è del 5%, il rimanente 95% è realizzato con clienti stranieri che chiedono interviste ai panelisti italiani, i quali a loro volta generano il 14% delle interviste globali. Il resto dei numeri è fatto tra Francia, Spagna, Sudafrica e America latina. Specialmente in quest’ultima area vi sono tanti panel corposi e, restando nel continente americano, vengono poi Stati Uniti e Canada. Il sito ha oltre 20mila visite quotidiane che portano più di 1000 nuovi iscritti al giorno».

Per iscriversi alla piattaforma, l’utente compila un form in cui deve comunicare il proprio indirizzo e-mail, il sesso, la regione di residenza, l’età. Ci sono poi domande di profilazione aggiuntive per utenti più attivi. Una volta iscritto, l’utente riceve per e-mail gli inviti a partecipare ai diversi sondaggi oppure li trova direttamente sul sito e sceglie quelli a cui rispondere. Chi risponde ai sondaggi è remunerato con buoni acquisto di diversi merchant, come Decathlon, Amazon o Zalando. Se raggiunge soglie alte di remunerazione, può ricevere degli accrediti sul proprio conto PayPal.

Le indicazioni che vengono dagli utenti di Surveyeah sono considerate preziose dai clienti: «Questi ultimi sono principalmente istituti di ricerche di mercato, spesso tra i più grandi, che hanno piattaforme in cui uniscono domanda e offerta. Grazie alla loro rete commerciale sviluppata in ogni Paese, si rivolgono direttamente ai clienti finali che possono essere realtà come Heineken, Coca Cola, Audi… In generale aziende che producono beni di consumo. Il valore aggiunto che diamo loro è quello di avvicinarle ai loro clienti perché capiscano ciò che essi vogliono: è una ricerca di mercato 2.0».

Anche in un’attività come questa, è importante pensare a una diversificazione del business per seguire i trend di mercato che, specialmente nell’economia digitale, cambiano rapidamente. «Nei prossimi anni - dice ancora Fisogni - si andrà molto di più sull’osservato che sul dichiarato. Mi spiego: c’è un numero sempre maggiore di informazioni per avere le quali non è più necessario chiedere alle persone, si possono ricavare dai cookies. A tendere, il peso degli analytics dei software sarà sempre più importante a scapito delle domande dirette. Anche per questo motivo stiamo cominciando di diversificare le attività. Per ora con Surveyeah in Italia facciamo principalmente sondaggi, mentre negli Stati Uniti abbiamo iniziato a sperimentare attività di lead generation e di cashback. Con le prime, l’iscritto, oltre a ricevere i sondaggi cui rispondere, può iscriversi su invito ad altre piattaforme, guadagnando punti aggiuntivi al proprio credito e contribuendo a portare utenti ad altri siti. Con l’attività di cashback, invece, se l’iscritto compra su altri siti partendo da Surveyeah, gli viene accreditata una percentuale di quanto ha speso».

Il 95% del fatturato di Surveyeah proviene da clienti stranieri  interessati a sondare il mercato italiano per i loro prodotti 

Inoltre, gli utenti possono essere invitati a partecipare a community temporanee online o a gruppi Whatsapp concepiti come l’evoluzione dei vecchi focus group per la ricerca qualitativa: una modalità più rapida ed economica, che consente di riunire anche persone di città diverse senza doversi sobbarcare i costi di trasferimento e di affitto di una location.

Quando Surveyeah è partita, Fisogni si aspettava una crescita, ma le dimensioni di questo sviluppo hanno sorpreso anche lui: «Avevo un’idea di quelli che sarebbero stati i costi, i ricavi, i clienti, perché avendo lavorato in una startup parigina che faceva cose simili mi ero fatto un quadro più o meno preciso della situazione. Sapevo quanto costava acquisire ogni iscritto, quanto guadagnava per ciascun sondaggio, quale era il margine per sondaggio, ma non immaginavo che si sarebbero iscritti in così tanti». 

Che cosa ha funzionato, allora? «Soprattutto il fatto di aver tradotto subito la piattaforma in francese, inglese e spagnolo per diversificare il rischio Paese - conclude -: rimanendo solo in Italia, avremmo fatturato il 15% di quanto fatturiamo oggi. Abbiamo scelto di internazionalizzare il più possibile fin da subito, perché nei vari Paesi abbiamo margini diversi. In America latina costa meno acquisire nuovi iscritti ma gli istituti di ricerca pagano bene le interviste. Gli Stati Uniti sono un mercato interessante ma competitivo, difficile fare margini: costa tanto fare pubblicità e c’è molta competizione, lì le interviste sono pagate quasi meno che in Italia. Che rimane un Paese via di mezzo tra i più difficili, come gli Usa e il Regno Unito, e i più vantaggiosi. Oggi i mercati più interessanti sono quelli dell’Arabia Saudita - pochi panel disponibili e interviste pagate molto bene - e dei Paesi scandinavi, dove le interviste sono remunerate tantissimo». 

3 RAGIONI PER UTILIZZARE UN PANEL

1. Il prodotto sta perdendo mercato

I panelisti possono condividere le loro opinioni sul prodotto e le informazioni ricavate possono essere usate dall’azienda per migliorarlo e recuperare il terreno perduto.


2. Si sta lanciando un nuovo prodotto/servizio

Un panel di consumatori è ideale per testare una nuova idea prima di immetterla sul mercato ed è più economico di un lancio fallito. I panelisti dicono se sono pronti ad acquistare il prodotto e quanti soldi sarebbero disposti a spendere per farlo.

3. Orientare al meglio il business futuro

I panelisti conoscono le tendenze e le seguono: per questa visione del presente e del futuro, la loro opinione è importante.

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