Von der Leyen, burattino tedesco,
smonta le speranze dell’Unione

La presidente della Commissione europea gela con un’intervista le speranze di un accordo nella direzione richiesta dall’Italia: “Ci sono chiari confini giuridici, e non c'è un piano. Non lavoriamo a questo, la parola coronabond è solo una sorta di slogan. Dietro c'è la grande questione delle garanzie. E su questo le riserve della Germania come di altri paesi sono giustificate».

Sergio Luciano
Coronavirus, Von Der Leyen: italiani non siete soli

“Siamo tutti italiani”, aveva detto Ursula von der Leyen – presidente della Commissione europea – nei primi giorni del “lockdown”, la chiusura generale delle attività in Italia, contro l’epidemia.
Ieri ha detto che “non si lavora su coronabond, sono solo uno slogan”. Ha dato un’intervista all’agenzia di stampa tedesca Dpa (ma guarda caso, ne avesse scelta una internazionale non sarebbe stato meglio?) per dire: «Su questo (i coronabond, ndr) ci sono chiari confini giuridici, e non c'è un piano. Non lavoriamo a questo, la parola coronabond è solo una sorta di slogan. Dietro c'è la grande questione delle garanzie. E su questo le riserve della Germania come di altri paesi sono giustificate».
Chiaro?
Quella di “siamo tutti italiani” è una marionetta del governo di Berlino. Mentre ufficialmente l’Eurogruppo lavora da oggi e per i prossimi dieci giorni sulle soluzioni collettive alla crisi – secondo le richieste di Italia, Spagna e Francia, che chiedono appunto strumenti di intervento unitario – lei impallina i coronabond. E sposta il tema sulle garanzie, per far rientrare dalla finestra il Mes, il Fondo salvastati, che a sua volta per dei “confini giuridici” prevede delle pesantissime condizionalità sugli Stati che si avvalgano appunto dei suoi soldi e delle sue garanzie, perchè presuppone che l’aiuto venga richiesto (come accadde per la Grecia) a causa di problemi nazionali specifici di finanza pubblica.
La pandemia tocca tutti, e in questo momento l’Italia più di altri. “L'Italia non è colpevole della crisi esplosa col coronavirus – ha aggiunto la von del Leyen, bontà sua - e viene colpita economicamente in modo molto pesante, e le imprese vanno salvate. Per questo, come Commissione, abbiamo ricevuto il mandato dal Consiglio di elaborare un piano di ricostruzione. Questo è il binario sul quale stiamo lavorando».
Insomma: dello così, “un piano di ricostruzione” non significa niente. Chi paga? Ognuno per sé? E allora l’Unione europea che ci sta a fare?
No, il fatto è un altro: è che dall’orecchio degli aiuti finanziari unitari e a garanzia unitaria, senza distinzione di nazionalità, la Germania non ci sente. Significherebbe mettere in gioco la propria enorme ricchezza pubblica e privata per sostenere i partner europei meno ricchi. Non se ne parla prpprio. E’ una cosa estranea al Dna tedesco, ricordiamoci che nella lingua parlata in Germania si usa la stessa parola per definire sia il “debito” sia il “peccato”.
Dimenticando il doppio abbuono dei debiti di guerra ottenuto nel ’53 e poi dieci anni dopo da tutti i Paesi vincitori, la Germania – la nazione che ha causato i 54 milioni di morti in tutto il mondo mietuti dalla Seconda Guerra mondiale voluta da Hitler ma combattuta fino all’ultimo quindicenne da tutto il popolo tedesco, incapace di ribellarsi al dittatori paranoico – nega l’aiuto a chi ne ha drammatico bisogno. E anzi: tende a arrogarsi garanzie per poter poi passare a tosare, con la apacità da usuraio che molte istituzioni pubbliche e private tedesche hanno dimostrato in Grecia, la riscossione dei pegni…
Che senso ha avuto costruire un’alleanza di Stati con un simile soggetto? La storia è storia e – con buona pace dei singoli, e cioè dei milioni di cittadini tedeschi oggi certamente del tutto indifferenti al richiamo dell’”uber alles” – la Germania come Stato o comanda o fa da sé. Comanda su Austria, Olanda e Finlandia. E vuole dare ordini anche a tutti gli altri.
L’unico altro Stato europeo che le si può contrapporre da solo è la Francia, che forse e finalmente  sta pensando di farlo. Ma se l’Italia e la Spagna terranno duro, e Parigi con esse, potrebbe essere la volta buona che la Germania venisse messa in minoranza. Per imparare che la maggioranza vince e poi adeguarsi; oppure chissà, per ribellarsi alla prima regola della democrazia, e decidere essa stessa di rompere l’Unione Europea. Forse sarebbe sia l’unica soluzione. Un’Europa senza Germania sarebbe debole? Certo, forse, all’inizio. Ma l’euro tedesco salirebbe a livelli di cambo proibitivi per un Paese che vive di export. Ci sarebbe da ridere.
 
 
 

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