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Altri 50 miliardi di aiuti in Italia, la sfida di Conte alla Germania

Dietro il braccio di ferro del premier italiano all'Eurogruppo e la richiesta dei coronabond e dei finanziamenti del Mes senza contropartite c'è una chiara consapevolezza: che per curare le cicatrici dell'epidemia occorreranno ben più dei 25 + 25 miliardi finora promessi. Ne serviranno almeno 75. Ora l'Eurogruppo prende tempo. Speriamo che non confermi il no preteso dai tedeschi. Altrimenti potrebbe davvero scattare la rottura dell'Unione europea.

Sergio Luciano
Altri 50 miliardi di aiuti in Italia, la sfida di Conte alla Germania

Altri 50 miliardi di euro. Non altri 25: proprio altri 50. Per un totale di 75 miliardi, da stanziare per finanziare le misure pubbliche di risposta alla crisi economica da virus. E’ questo - secondo fonti solitamente bene informate - il piano segreto che Giuseppe Conte, presidente del Consiglio italiano, avrebbe in animo di varare con il decreto “Cura Italia” edizione di aprile. Ed è questa la ragione segreta per cui – incoraggiato dalla durissima presa di posizione di Mario Draghi sul Financial Times, che esprime anche una vasta corrente di pensiero cara al presidente Mattarella e ad alcuni dei principali gruppi economici italiani – Conte ha avuto ieri la forza di battere il punto sul tavolo, alla riunione in videoconferenza fatta dall’Eurogruppo, e respingere il tentativo della Germania e dei suoi staterelli satellite (Austria, Olanda, Finlandia) di archiviare definitivamente le due idee forti del premier italiano: l’emissione di prestiti europei coronabond non denominati per nazionalità ma garantiti per conto di tutta l’Eurozona dalla Banca centrale europea; e l’utilizzo dei 410 miliardi racchiusi nel forziere del Mes  per contrastare la crisi economica indotta dal virus senza l’oggi connesso obbligo di accettare l’indirizzo della commissione sulla successiva politica economica nazionale.

Di fronte ai due “nein” ispirati direttamente dalla Germania, Conte ha detto – ha osato dire – che se l’Italia non otterrà entro dieci giorni una risposta soddisfacente su questi punti, “farà da sola”: che significa in sostanza andare a sbattere contro il muro della speculazione e sbriciolarsi; facendo però sbriciolare nel contempo anche l’intera costruzione europea, cosa che i tedeschi non vogliono perché non ritengono di averla già spolpata per bene. E il comunicato finale diramato, dando due settimane di tempo all’Eurogruppo per formulare proposte nuove - che evidentemente vadano oltre il secco “nein” tedesco - ha dato a Conte una soddisfazione morale e posto le premesse, si spera, per un accordo onorevole, o meno disonorevole.

Però il rischio è che si attenda per due settimane l’Europa salvo poi scoprire che l’accordo non cambia la sostanza della contrapposizione di interessi che mina l’Europa. E allora, quei 50 miliardi, che aggiunti ai primi 25 fanno 75 e iniziano ad essere decenti, ce li sogniamo? Tutto dipende dalla Francia e dal virus. Da quanto la Francia abbia capito di non potersi fidare della Germania. E da quando la Francia e la stessa Germania saranno aggredite dall’epidemia nei prossimi giorni: sarà importante anche questo fattore, per quanto cinico possa sembrare dirlo.

Ma perché proprio 50 miliardi? Perché se non si arriva a una cifra di questo livello non si può neanche fare  la metà di quel che Draghi predica nel suo articolo: sostituire, e per qualche mese, il denaro pubblico a quello delle aziende private, paralizzate dalla crisi. Pagare gli stipendi e mantenere attivi i posti di lavoro. L’alternativa è la crisi economica e la rivolta sociale. Conte l’ha capito. Bisogna vedere se avrà il coraggio e la forza di farlo capire all’Europa. O il coraggio di rompere con l’Europa gestendone conseguenze che non dovranno in alcun modo essere alla greca, come da sempre i tedeschi desiderano.

Dopo aver comprato, grazie all’austerity imposta a quel traditore di Tzipras, i 23 aeroporti che la Grecia ha dovuto privatizzare di corsa - ed è uno solo degli esempi possibili - quegli stessi gruppi di potere tedeschi che tengono in piedi l’attuale precario equilibrio politico a Berlino, hanno concentrato sull’Italia i loro appetiti. Speriamo restino a bocca asciutta.
 

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