La burocrazia uccide quanto il virus. E i soldi del governo per ora sono come le baionette di Mussolini
 

Draghi ammonisce tutti contro la burocrazia che frena la velocità nell'erogazione degli aiuti economici pubblici che devono essere invece immediati e diretti. Il governo dovrebbe riuscire a commissariare le operazioni, ma per ora si vedono solo indicazioni confuse e praticamente prive di effetti. Quanto può durare?

Sergio Luciano

In questo momento, se un piccolo imprenditore vuol sapere se ha diritto o meno a mettere in cassa integrazione i suoi dipendenti, e con che modalità, quali costi e quali introiti per gli interessati, brancola nel buio. Il suo commercialista non lo sa, il suo consulente del lavoro non ha ancora capito le istruzioni dell’Inps, ammesso che quelle note siano esaustive, e sui siti governativi non si trovano altre istruzioni.
Se lo stesso imprenditore vuole tentare di farsi estendere i castelletti creditizi sui quali fonda la sua sopravvivenza grazie al sostegno al credito promesso dal governo, in banca per ora non sanno cosa dirgli. Qualche grande gruppo - in particolare Intesa Sanpaolo ma non da sola – ha disposto agevolazioni proprie per i clienti sani, ma come aiutare i clienti malati e con quali coperture operative dallo Stato non è ancora chiaro.
Quindi non solo manca del tutto il supporto psicologico di uno Stato capace di dire: “Sono qui e ti sostengo”, ma soprattutto manca il denaro in cassa per pagare i costi correnti in assenza di fatturato.
Finora le 295 pagine ci sui sommati si compongono i decreti del governo – calcolo fatto oggi da Tempo di Roma – sono inadoperabili.
Il governo ha fatto filtrare il preannuncio di ulteriori 25 miliardi di euro di stanziamenti, che sommati ai 25 già promessi fanno 50: ma dove, come e quando questi soldi arriveranno alle imprese e ai lavoratori? Per ora sembrano le baionette, o i carriarmati, di Mussolini.
Un grande imprenditore veneto, ricchissimo e toccato negli affetti personali dal dramma del coronavirus – è sempre Il Tempo a rivelarlo – ha deciso di offrire una somma enorme, 20 milioni, alle istituzioni per aiutare la strutturazione sanitaria della sua regione. Gli è stato risposto: “Acquisti lei i respiratori e li regali, se ci dà i soldi solo per spenderli ci vogliono mesi”.
Questa è l’Italia in macerie operative che ci consegnano trent’anni di malgoverno, e questa è l’Italia che purtroppo il presidente Conte non si decide a commissariare, forse perché non lo considera giusto – e se fosse così sbaglierebbe - forse perché mal consigliato, molto probabile, forse perché si sente inadeguato. Ma il dato evidente è che urgono decisioni straordinarie, da tempo di guerra. Decisioni capaci di saltare a pie' pari le lungaggini dell'ordinaria burocrazia. Si parla di sospendere il codice degli appalti: sarebbe il minimo, un atto dovuto, per non sotterrare definitivamente l'edilizia e i lavori pubblici in Italia. E non l'hanno ancora sospeso? Che altro aspettano?
E’ il messaggio chiarissimo di Mario Draghi con il suo intervento dalle colonne del Financial Times: è guerra, bisogna saltare la burocrazia e rompere ogni pudore sull’intervento economico pubblico. Non si direbbe che il tremebondo Gualtieri abbia la lucidità e il coraggio politico per forzare i tempi sia della burocrazia ministeriale che di quella europea.
E quindi, mentre com’è ovvio che sia i tempi di risoluzione sanitaria della crisi restano ignoti e sarebbe folle pensare che tra un mese sia tutto finito, l’emergenza economica si accumula.
E con essa il rischio-rivolta sociale, che ormai non solo da questi server ma vastamente e da fonti di orientamento politico culturale diversissimo, sono in molti a segnalare.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400