APPROFONDIMENTI - in collaborazione con CONFPROFESSIONI

Pari opportunità: il bicchiere è mezzo vuoto

Italia fanalino di coda nel gender gap sui luoghi di lavoro. Il Parlamento studia modifiche al codice del 2006, ma servono incentivi per rilanciare l'occupazione femminile e contrastare le discriminazioni di genere. L'allarme di Confprofessioni sul lavoro autonomo

Giovanni Francavilla
Pari opportunità: il bicchiere è mezzo vuoto

Claudia Alessandrelli

Il tema della parità di trattamento tra uomo e donna nei luoghi di lavoro è tornato sotto la lente della XI Commissione Lavoro della Camera, dove sono in discussione le modifiche ad alcune disposizioni del codice entrato in vigore nel lontano 2006. «L’incidenza di forti carichi familiari, con una condivisione ancora sbilanciata e asimmetrica verso la donna, insieme con la carenza di adeguate tutele a sostegno della famiglia incidono in maniera significativa sulla partecipazione femminile nel mondo del lavoro», ha affermato la vicepresidente di Confprofessioni, notaio Claudia Alessandrelli, intervenuta nei giorni scorsi in audizione presso la Commissione Lavoro di Montecitorio. «Adeguate misure di conciliazione vita-lavoro, un solido sistema di welfare per le donne e le famiglie sono il primo strumento per favorire l’occupazione femminile ed eliminare concretamente gli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione delle pari opportunità nel mondo del lavoro».

Da questo punto di vista, la contrattazione collettiva ha fatto passi da gigante, come dimostrano per esempio le forme di flessibilizzazione del rapporto di lavoro e di conciliazione vita-lavoro introdotte nell'ambito degli studi professionali per venire incontro alle specifiche esigenze della popolazione femminile che, nel settore professionale, occupa circa il 90% della forza lavoro.

«Ma il rilancio dell’occupazione femminile passa anche attraverso incentivi ed agevolazioni per l’assunzione delle donne e misure premiali per le aziende che contrastano e rimuovono le discriminazioni di genere», ha aggiunto Alessandrelli.

Ancor più allarmante, secondo Confprofessioni, è la situazione nell'ambito del lavoro autonomo. Gender pay gap, discriminazioni nell’accesso e nelle condizioni di lavoro, disparità negli avanzamenti di carriera, difficoltà nella conciliazione vita-lavoro, carenza degli strumenti di welfare sono ulteriormente aggravati, sulle spalle delle lavoratrici iscritte alla Gestione separata dell'Inps, dalla condizione di maggiore precarietà, di incertezza reddituale e dall’assenza di tutele effettive in situazioni quali maternità, malattia, degenza.

Su questo fronte, il Cnel ha avviato un tavolo di lavoro, coordinato dal presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, per valutare l'opportunità e le modalità di un ammortizzatore sociale universale, che possa garantire la continuità reddituale di quelle lavoratrici che siano costrette a fronteggiare momentanee interruzioni dell'attività professionale.

AL VIA LA QUINTA EDIZIONE DEL WELFARE INDEX PMI

Confprofessioni in prima linea per diffondere la cultura del welfare e incentivare l’utilizzo di buone pratiche tra gli studi professionali.  Al via la quinta edizione di “Welfare Index PMI 2020” promosso da Generali Italia con la partecipazione di Confprofessioni, Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confcommercio, che quest'anno presenta importanti novità, con il potenziamento delle analisi regionali e territoriali, un nuovo modello di di misurazione dell'impatto del welfare sul business aziendale e con due innovativi servizi per aumentare la conoscenza e la diffusione del welfare nelle Pmi e negli studi professionali. Il primo è il Welfare Assessment: attivo tutto l’anno è un servizio personalizzato, gratuito e riservato per valutare il proprio livello di welfare su www.welfareindexpmi.it, portale informativo sulle novità del welfare aziendale: normativa e vantaggi fiscali e valorizzazione delle Best practice delle imprese Welfare Champion. All’interno anche la Rubrica Guida Pratica al welfare aziendale per agevolare le imprese all’attuazione delle iniziative di welfare. Il secondo è il Welfare Rating: l’indice che distribuisce le aziende in 5 classi con un valore crescente da 1W a 5W. L’obiettivo è permettere alle imprese di conoscere il proprio livello di welfare e comunicarlo in modo immediatamente riconoscibile, facendo dell’impegno nel welfare un vantaggio competitivo.

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