Il virus ha contagiato le imprese?
Mettiamoci una “toppa digitale”

L’idea di Luca Eleuteri, partner cofondatore della Casaleggio e Associati: “In questo momento le imprese sono come paralizzate dalla chiusura di quasi tutte le attività. Ma noi possiamo dare una mano immediata, con soluzioni digitali rapide per rilanciare il business zavorrato dalla crisi”.

Sergio Luciano
Il virus ha contagiato le imprese?Mettiamoci una “toppa digitale”

Luca Eleuteri

A dirla con un bell’accento romanesco può suonare un po’ corriva: “Mettiamoci una pezza!”. Ma rende benissimo l’idea e, detta in inglese, acquista anche un altro tono: “Patch”. Anzi “Digital patch”. Una “toppa digitale” che si può mettere sullo strappo creato dal coronavirus nel tessuto della nostra economia e di tutte le nostre imprese.
E’ l’idea di Luca Eleuteri, Fondatore e Partner della Casaleggio Associati, la società di consulenza resa celebre dal successo del Movimento Cinquestelle ma attiva da ben prima, e tuttora, in ambiti prevalentemente del tutto diversi dalla politica: “Il Covid-19 – spiega Eleuteri - ha contagiato le aziende. In questo momento pensare ad investire sul futuro, magari in tecnologie e digitale, risulta complicato. Forse la reazione più istintiva è stare immobili. E quindi anche noi consulenti, nell’offrire servizi, dobbiamo fare un passo indietro e capire quali dei servizi che possiamo offrire sono realmente utili alla sopravvivenza. Dare una mano immediata attraverso la consulenza: questo è quello che possiamo fare oggi. Offrendo soluzioni concrete. E in questo senso abbiamo pensa alla “digitala patch”, appunto una toppa, per resistere e, passata la nottata, tornare a pianificare un futuro.
Quindi: gestire al meglio l’emergenza, senza pretendere di continuare a fare progetti a medio-lungo termine?
Qualsiasi progetto si proponga oggi relativamente a un quadro rinormalizzato, neanche ti ascoltano. Tutti stanno cercando di capire come resistere fin quando non si torni alla normalità. Quando sei malato non pensi a dove andrai in vacanza, vuoi solo guarire. Oggi le aziende stanno tentando di capire come possono restare ferme senza morire. Oggi le imprese non hanno il controllo del contesto. E noi dobbiamo aiutarle a mantenere la calma.
Ma come fare?
Noi abbiamo immaginato quattro punti da rendere oggetto di attenzione. Innanzitutto il modello di business: i canali di vendita sono entrati in crisi neutralizzati dalle ordinanze di fermo delle attività o per un tilt della logistica, uno sciopero dei fattorini o semplicemente per uno stockout. Anche per l'e-commerce, in alcuni settori su cui si è riversata la domanda di beni e servizi. Ma c’è chi ne ha saputo trarre la spinta per un immediato rilancio, appunto una toppa digitale sul business…
Un esempio?
Master Kong, uno dei principali produttori di noodle e bevande in Cina, ha rimodellato le dinamiche di distribuzione delle sue forniture. Ha aumentato la produzione e il livello di scorte a magazzino, ha integrato il sistema di ordinazione dei grandi canali di vendita al dettaglio con un sistema di e-commerce per piccoli negozi. Ha utilizzato un sistema di tracciamento dei piani di riapertura dei punti vendita adattando la sua catena di approvvigionamento in relazione all'emergenza. Di conseguenza, la sua catena di distribuzione è stata in grado di recuperare mercato per oltre il 50% solo poche settimane dopo l’emergenza coronavirus, ed è stata in grado di sopperire alle richieste di oltre il 60% dei clienti anche durante questo periodo, fino al triplo in più di alcuni concorrenti.
Però il terreno dell’ecommerce è il più facile, per chi ci opera già su vasta scala, perché il virus ha sconvolto il canale fisico. Ma chi invece non può che lavorare con le relazioni interpersonali?
I contatti tra società si sono congelati. Le redazioni televisive sono rimaste senza servizi degli inviati, e spesso senza inviati. I responsabili delle relazioni esterne di grandi multinazionali senza la possibilità di sedersi ad un tavolo di ristorante per tessere rapporti. Gli eventi rinviati a data da destinarsi o gettati in streaming all’ultimo istante. Intel anche prima del coronavirus aveva creato un team di “continuità di business” per le situazioni di emergenza. Tra le attività del team c’è quella di ripensare le relazioni con clienti, impiegati, clienti e stakeholders al fine di continuare il business come al solito senza essere impattati dalla crisi.
Dunque c’è un’estrema esigenza di grandi capacità organizzative!
Be’, certamente sì. Ad esempio, la produzione manifatturiera sprovvista della benchè minima robotica ha ridotto i regimi nella migliore delle ipotesi, ha serrato i battenti nella peggiore. Le società di servizi sono state scaraventate nel mondo dello smart working in un Paese dove 11 milioni di cittadini sono ancora senza connessione. Le più fortunate correndo ai ripari con l’autodidattica e la scelta di piattaforme poco preparate anch’esse a modellarsi su organizzazioni complesse.
Anche qui: ce lo fa qualche esempio di successo?
Parliamo ancora della Cina, da cui c’è molto da imparare. Huazhu è una realtà che gestisce 6.000 hotel in 400 città in tutta la Cina. In tempo di emergenza ha istituito una task force di crisi che si è riunita quotidianamente per rivedere le procedure sanitarie e aggiornare una guideline comune di gestione della policy per l'intera catena. Inoltre, ha sfruttato la sua piattaforma informativa interna per assicurarsi che dipendenti e franchisee ricevessero le informazioni corrette ed in modo tempestivo appena prese. In alternativa Cosmo Lady, la più grande azienda di biancheria intima e lingerie in Cina, ha trasformato i dipendenti in venditori su WeChat, il social media nazionale, per promuovere i prodotti nelle varie community. È stata stilata una classifica delle vendite tra tutti i dipendenti (inclusi Presidente e CE) per motivare il resto del personale a partecipare all'iniziativa. 
Ha citato due esempi che hanno diversamente sfruttato la comunicazione…
Sì, perché i propri canali digitali per molte aziende sono in questo momento il canale sicuro per dare un cenno di esistenza. Le grandi multinazionali sono rimaste ostaggio dell’attenzione monotematica su Covid-19 è molti brand da Chicco, a Ikea a Lego sono lanciate all’inseguimento fantasioso dell’hashtag #iorestoacasa, dove l’unico vincitore è l’ironia della Rete. Lin Qingxuan, catena di cosmetica, è stata costretta a chiudere il 40% dei suoi negozi durante la crisi, comprese tutte le sue sedi a Wuhan. La società ha ridistribuito i suoi oltre 100 consulenti di bellezza spostandoli dai punti fisici alla Rete e trasformandoli in ambassador ed influencer per comunicare e coinvolgere virtualmente i clienti. Le vendite nella città di Wuhan hanno raggiunto una crescita del 200% rispetto l'anno precedente.
C’è un problema però: la Rete comincia ad essere sovraffollata, i big dello streaming hanno rinunciato all’alta definizione… reggerà?
L’ultimo Rapporto Desi fatto a Bruxelles ci confina al 24° posto per mix complessivo di digitalizzazione. E l’analfabetismo digitale è ancora purtroppo una vasta realtà. Però abbiamo una banda larga di velocità convenzionale abbastanza diffusa, quindi non come quella ultra larga ma sufficiente per sostenere l’alto tasso di affluenza all’ecommerce… Quindi bisogna far di più a livello sistemico, ma la Rete per fortuna c’è, eccome.
 
Anche nell’offrire servizi dobbiamo fare un passo indietro e capire che servizi necessari sono quelli dedicati alla sopravvivenza. Darsi una mano attraverso la consulenza. Questo è quello che possiamo fare oggi. Mi sento di dire che do una mano.
Oggi alle aziende oggi non puoi che dire: ti aiuto a non stare ferma, se non altro alcune. Quelle manifatturiere devono stare per forza in moto, ma quelle di servizi in questo momento devono non stare ferme. E come? Attraverso soluzioni. Sia da pdv interno, di organizzazione; poche piattaforme sono attrezzate per offrire tutte le funzioni. Basta dover firmare roba e non sai come fare. Le aziende mediamente non sono preparate!
 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400