Attento, Conte: reclusi in casa e
senza sollievi non si dura a lungo

Il governo lo tenga ben presente: per ora i dati non confermano che la chiusura generale abbia senso. Il contagio prosegue, i morti aumentano. Certo, ne siamo convinti: è indispensabile resistere ancora chiusi in casa, le cose forse miglioreranno presto. Ma intanto il governo passi dalle parole ai fatti sull’economia e rassicuri il paese con iniziative concrete e immediatamente operative. Almeno qualche buona notizia materiale occorre subito.

Sergio Luciano
Attento, Conte: reclusi in casa e senza buone notizie non si dura a lungo

La gente chiusa in casa sclera, siamo tutti a rischio psicosi. La limitazione della libertà personale non è un piccolo sacrificio, è la sovversione della nostra civiltà. Deve avere un senso chiaro ed evidente, altrimenti determina ribellione.
Lo sa il governo?
Ogni sera da due settimane le notizie sull’epidemia peggiorano. Le misure restrittive vengono date col contagocce in orari strani e modalità discutibili. Conte parla bene, sembra sincero e dedito alla cuasa, ma i fatti?
La gente comune – forse per ora tolti gli impiegati statali – ha paura di ritrovarsi a far la fame. La prossima settimana milioni di aziende devono pagare gli stipendi, e ce ne sono molte che nelle ultime due settimane non hanno fatturato un euro.
A queste aziende il governo ha raccontato una clamorosa e offensiva bugia, quella dei 350 miliardi, che ovviamente non sono uno stanziamento di soldi pubblici veri ma il calcolo econometrico dell’effetto-leva teorico che potrebbe avere la garanzia statale sui prestiti all’impresa.
Roba scritta da chi non sa come funzionano oggi le banche per le quali la garanzia limitata all’80% di un prestito non basta a far erogare il denaro.
Dal decreto “Cura Italia” sono passati tre giorni e ancora non si sa con quali modalità sarà pagata la nuova cassa integrazione.
Alcuni provvedimenti sono stati uno sberleffo al buon senso. Prorogare dal lunedì al venerdì i versamenti fiscali e contributivi del 16 marzo: una pantomima ridicola. Limitare alle aziende sotto i due milioni di fatturato l’ulteriore rinvio al 31 maggio: un insulto all’intelligenza degli italiani.
Intanto, si procede con la reclusione domestica e l’incertezza totale sul futuro economico proprio e delle proprie famiglie: caro presidente Conte, le chiacchiere non si possono portare in banca come una fidejussione per farsi dare i soldi e tirare avanti.
E quanta gente in casa vive a disagio? Quante coppie scoppiate si trovano a dover dividere 35 metri quadri di malumori, polemiche e vecchi asti? Quante famiglie anche serene esplodono se la coabitazione quantitativamente forzata fa infiammare vecchie idiosincrasie, antipatie e polemiche? Quanti mariti violenti non fanno che sfogarsi peggio che mai sulle loro compagne? Quanti anziani vengono isolati nelle loro camerette per difenderli?
Trentasette metri quadri sarebbe lo «spazio vitale» pro-capite che secondo l’Istat ogni italiano ha a disposizione nella propria casa. Ma questa è la media di Trilussa. La realtà metropolitana è ben peggiore. La densità rasenta spesso, soprattutto nei quartieri periferici più degradati, densità da pollaio. Per non parlare degli emarginati, dei clochard, dei senza tetto.
Dunque se la scienza non trova un rimedio, e finchè non lo troverà, al virus, i sussidi economici devono essere immediati e veloci come le ambulanze. E se un governo non è in grado di erogarli subito, deve trarne le conseguenze morali e cedere il passo. A chi? Alla Trojka meglio di no, a nuove elezioni è assurdo: e allora a un governo del presidente che faccia giustizia di tante esitazioni e tanti tentennamenti.
Oppure si cambi, ma subito. L’alternativa sarà la rabbia sociale, la rivolta. Uno scenario che non dobbiamo nemmeno immaginarci.
 
 

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