PIACERI

Quel piacere... proibito

Il 17 gennaio negli Usa entrò in vigore il proibizionismo. Pochi sanno come nacque realmente e a cosa portò. Con strascichi che sopravvivono ancora oggi negli Stati Uniti del XXI secolo

Claudio Riva*

Esattamente un secolo fa, il 17 gennaio 1920, negli Stati Uniti entrava in vigore il Proibizionismo, il XVIII emendamento alla Costituzione che ha impedito per 13 anni (1920-1933) la produzione e la vendita di bevande alcoliche. Nonostante il peso politico e culturale dei movimenti della temperanza, milioni di Americani continuarono a bere distillati illegalmente, e questo diede origine al contrabbando (produzione e vendita illegale) e alla nascita degli speakeasy, luoghi di consumo illegali e secreti, entrambi sotto il controllo del crimine organizzato. Come risultato, il Proibizionismo è ricordato come il periodo dei gangster, della violenza, di floride attività illecite.

Le radici dei movimenti della Temperanza risalgono ad inizio 1800, con un intenso revivalismo religioso che desiderava riportare l’agire umano nei limiti dei canoni cristiani. La vita rurale del 1820-1830 era seriamente messa in discussione dalla nascita di centri cittadini ricchi di tentazioni: gli uomini dopo una dura settimana passata a lavorare nei campi si trovavano a sperperare i loro guadagni in bar e bordelli, mettendo in seria crisi la struttura stessa della famiglia. I primi movimenti religiosi furono promossi dalle donne e spesso si sono intrecciati con la nascita dei primi movimenti femministi. La “tolleranza zero“ imposta da questo nuovo credo voleva difendere il tessuto culturale ed economico delle comunità agricole e la Chiesa offrì ospitalità a chiunque volesse combattere le troppe crescenti tentazioni. Tutto questo portò singole comunità, singole contee, ad introdurre proibizionismi locali già a metà del XIX secolo. Quando ad inizio XX secolo la prima guerra mondiale rese ancora più urgente l’intervento, il movimento dilagò a tutti gli Stati sino ad arrivare, a dicembre 191,7 alla proposta del XVIII emendamento alla Costituzione – il Volstead Act – proposta ufficialmente ratificata con l’approvazione del 34° stato (due terzi degli stati) il 16 gennaio 1919 ed entrata in vigore esattamente un anno dopo.

Mai era stato proibito il consumo di alcol, ma come detto il Volstead Act, passato alla storia col nome di “nobile esperimento”, si limitò a proibire produzione, commercio e trasporto di bevande alcoliche, senza mai concretamente riuscirci. I bootlegger, i primi contrabbandieri, importavano dall’estero whiskey e rum sfruttando le vie d’acqua. I Grandi Laghi al Nord consentivano facili traffici notturni di whiskey canadese, mentre il Golfo del Messico era la via preferita dai rum-runner, che con veloci e piccole imbarcazioni facevano la spola tra la costa e grandi imbarcazioni piene di casse di rum che, essendo in acque internazionali, non potevano essere bloccate dai doganieri statunitensi.

Il Volstead Act venne ratificato con l’approvazione di due terzi degli stati e passò alla storia col nome di “nobile esperimento”

L’effetto è facilmente intuibile. La grande domanda di alcol portò ad un incremento repentino dei costi, ad una riduzione della qualità, al punto che diversi moonshiner iniziarono a produrre su suolo americano alcol rettificato, che con l’aggiunta di sostanze dannose per la salute umano procurarono oltre 10.000 morti per avvelenamento. L’industria stessa non rimase a guardare e a poche distillerie venne consentito di continuare a produrre alcol per ragioni mediche, alcol denaturato che veniva diluito con acqua, aromatizzato e consumato previa… prescrizione medica.

Criminali del calibro di Al Capone e Lucky Luciano si trovarono, poco più che ventenni, a gestire traffici milionari che diedero loro una solida struttura economica, così compe per tutte le mafie americane, e il bisogno del crimine organizzato di allargare il proprio spettro d’azione portò a violenti scontri tra i gangster e all’imposizione di un monopolio che danneggiò la società, ma anche lo stesso Stato stesso che perse su tutti i fronti: i “facili” guadagni derivanti dalla vendita di bevande alcoliche – in termini di tasse ed accise – erano stati completamente regalati ai criminali. Si conta che nella sola città di New York siano stati recensiti circa 32.000 speakeasy, alcuni magari rimasti aperti solo poche notti, a cui vanno aggiunti quelli che non sono mai stati scoperti, sino ad arrivare ad un totale di circa 100.000 esercizi totalmente fuori dal controllo dello Stato.

Non solo. Le donne, a cui sino a fine XIX secolo non era consentito l’ingresso nei saloon, iniziarono a frequentare liberamente gli speakeasy ed i bordelli, mettendo in seria crisi l’anima femminista radice del movimento stesso. Oggi possiamo tranquillamente affermare che il Proibizionismo ha costituto l’atto di “liberalizzazione alcolica” del genere femminile.

Chi pensò e scrisse il Volstead Act non poteva sicuramente immaginare un effetto boomerang di questa portata; la società sicuramente non divenne migliore grazie alla messa al bando dell’alcol.

La crisi finanziaria del 1929 e la successiva Grande Depressione non fecero che peggiorare la situazione. Lo Stato si trovò ad avere necessità di risorse e quella buona fetta di guadagni regalata al crimine diventò sempre più appetibile. La fine del Proibizionismo era ormai dietro l’angolo e il presidente Franklin D. Roosevelt si trovò costretto a modificare il Volstead Act, consentendo la produzione e il commercio di bevande alcoliche sino al 3.2% di alcol (marzo 1933) e nove mesi dopo (5 dicembre 1933) ad abrogarlo completamente con la ratifica del XXI emendamento.

Emendamento che rimosse definitivamente le restrizioni federali, ma che consentì ad ogni singolo Stato o Contea di mantenerle. Da questo nacque il caos, ancora oggi in vigore, che vede la stragrande maggioranza del territorio statunitense wet, in cui il consumo e il commercio sono consentiti, altri luoghi dry in cui non è consentito il commercio di alcolici, a fronte di  pochissime aree, come ad esempio le riserve indiane, nelle quali è addirittura proibito il possesso ed il consumo di alcol, cosa mai introdotta neppure dal XVIII emendamento.


* fondatore di Whisky Club Italia

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