APPROFONDIMENTI

Quel ritardo delle utility
sulla trasformazione digitale

Gli operatori dell'energia si trovano davanti a sfide significative che impongono di ripensare i loro modelli di business. Ma acquisizioni e allargamento degli asset non bastano: occorre investire sull'innovazione

Alessandro Grandinetti
Quel ritardo delle utilitysulla trasformazione digitale

Alessandro Grandinetti
(partner di PwC)

Gli operatori dell’energia si stanno confrontando con significativi cambiamenti, di contesto e di ruoli, imposti dalle spinte della rivoluzione tecnologica. Tra queste, la digitalizzazione, applicata alle diverse attività collocate lungo la catena del valore dell’energia, pone gli operatori di fronte a sfide significative che vanno colte ripensando coerentemente i modelli di business.

Il recente studio PwC/S& “Global power strategies: The future of the utilities industry and the players that are driving market success” ha analizzato le strategie di posizionamento delle prime 40 utilities del mondo per capitalizzazione di mercato (GT40) rispetto all’era digitale. L’analisi evidenzia che le utility stanno reagendo alle sfide della digitalizzazione con strategie diverse: strategie di espansione, tramite l’acquisizione di operatori già attivi e l’allargamento del portafoglio degli asset; strategie di accrescimento, con la ridefinizione della propria base clienti, le modifiche della proposta al mercato e la definizione di nuovi modelli; strategie di estensione, in segmenti di prodotto o mercati adiacenti al business tradizionale. Un elemento ulteriore emerge con chiarezza dall’analisi: le utilities devono accelerare i tempi nella progettazione e nell’esecuzione delle loro strategie.

Il budget 2021-2027 della commissione europea prevede investimenti nel Digital European Programme per circa 9 miliardi di euro

L’uscita dal mercato è la minaccia reale per gli operatori che non avranno adottato in tempi utili i cambiamenti necessari. A tale riguardo, il riscontro emergente da una precedente survey del 2018 di PwC “The narrowing window for energy transformation”, condotta su 118 imprese a livello globale, già evidenziava come le risposte alle pressioni siano tutt’altro che tempestive, sebbene la rivoluzione tecnologica sia ritenuta il principale driver delle evoluzioni in atto di settore. L’82% degli intervistati, infatti, dichiarava di non avere ancora messo in atto azioni per cogliere le opportunità della digitalizzazione e che non lo sarebbe ancora stato entro il 2020 (44% degli intervistati). 

In molte delle aree geografiche coperte dall'indagine, i cambiamenti regolatori necessari ad accogliere l’evoluzione del quadro tecnologico nel mercato dell’energia sono identificati come il secondo fattore di rischio per il business. In quest’ambito, lo studio PwC “Assessment and roadmap for the digital transformation of the power sector”, condotto per la Commissione Europea, ha analizzato (in 9 Paesi UE) le barriere regolatorie all’attuazione delle soluzioni digitali in campo energetico. 

Tra le aree di intervento prioritarie in termini di policy: promozione dei servizi di flessibilità a livello di rete di distribuzione; cybersecurity, sempre più cruciale in un mondo fortemente interconnesso che scambia informazioni sensibili in volumi significativi; l’interoperabilità dei sistemi per garantire l’accesso al mercato di più soggetti e possibilità di scelta per i consumatori; la tutela della privacy come garanzia, in particolare, per questi ultimi. Per rendere effettivi i benefici della digitalizzazione, la ricerca considera essenziale sfruttare le potenzialità del budget 2021-27 della Commissione Europea, che prevede investimenti nel Digital European Programme per circa 9 miliardi di Euro e circa 11 per la realizzazione di nuove infrastrutture energetiche e digitali attraverso la Connecting Europe Facility. Aggiungendo la dotazione del programma Horizon Europe, si raggiunge la cifra di 31 miliardi di Euro da investire nello spazio della digitalizzazione, in generale, e circa 28 miliardi nel settore energetico, in particolare.

Esistono senz’altro le condizioni per cui le industrie italiana ed europea possano giocare un ruolo primario di leadership nella transizione digitale. Inoltrandosi in un’area di incertezza, gli operatori dovranno maggiormente assumere atteggiamenti da venturist, nuovi in questo ambito, mentre i regolatori dovranno puntare a incentivare l’innovazione e a definire i nuovi ruoli, anche attraverso framework di sandbox regulation”.

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