APPROFONDIMENTI

La crescita digitale
non si deve fermare

Dalla guida di Ibm a quella del Cnel, dove affianca Tiziano Treu: il ruolo di Elio Cosimo Catania in Confindustria alla regia di Industria 4.0

Alfonso Ruffo
La crescita digitalenon si deve fermare

Elio Cosimo Catania

In Confindustria è il gran cerimoniere di Industria 4.0. E se il pacchetto di misure rivolte a incentivare gli investimenti delle imprese nell’innovazione digitale ha trovato spazio anche in questa sofferta manovra di bilancio – sia pure in forme diverse dal passato - lo si deve in gran parte a lui.

Catania di nascita e di cognome, Elio Cosimo di primo e secondo nome, una laurea in Ingegneria elettronica alla Sapienza e un master in Management science al Mit di Boston, il manager che vanta un lungo e sperimentato corso all’Ibm – dov’è salito fino al rango di membro del Board mondiale – nel corso della sua carriera è stato capo azienda delle Ferrovie dello Stato e della Atm di Milano, vicepresidente di Alitalia, consigliere di Telecom, Intesa Sanpaolo, Ibm e Luiss, presidente di Confindustria digitale.

Classe 1946, è naturalmente Cavaliere del Lavoro.

Ora è il numero due del Cnel, dove affianca Tiziano Treu, ed è membro del Consiglio generale di Confindustria dove, appunto, a capo del Gruppo tecnico Crescita digitale delle imprese, svolge il suo ruolo di nume tutelare su tutto quello che rientra nell’ambito dell’economia digitale e dell’innovazione.

A tutti i ministri con i quali si è trovato a confrontarsi ha cercato di spiegare l’importanza per chi produce e progetta il futuro di poter contare su norme chiare e durature. Gli investimenti sono una cosa seria e hanno bisogno del clima giusto – soprattutto di fiducia – per svilupparsi. E lasciare le imprese italiane in mezzo al guado, dopo aver avviato la rivoluzione digitale attraverso gli strumenti di Industria 4.0, sarebbe stato quanto di più sbagliato si potesse immaginare.

La crescita ha bisogno di continuità e annullare o indebolire la politica dei fattori che sta dietro l’impianto normativo più amato dagli industriali – anche per il suo carattere automatico - avrebbe avuto effetti devastanti sulla già traballante economia del Paese. Dunque, tutto si può mettere in discussione tranne il proseguimento del programma. E per un tempo sufficiente a raggiungere gli obiettivi di trasformazione che ci si è posti e che sono fondamentali se l’Italia vuole conservare la posizione di seconda manifattura d’Europa.

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