GESTIRE L'IMPRESA

La digital transformation
per grandi (aziende) e piccini

L’Italia, nonostante qualche rallentamento fisiologico, sta conducendo una profonda metamorfosi delle tecnologie applicate. Merito del Piano Calenda, ma anche di norme che ci mettono in pole position in Europa

Marco Scotti
La digital transformation per grandi (aziende) e piccini

Negli ultimi due o tre anni c’è stato un autentico boom delle tematiche legate al digitale, mentre in precedenza la sensibilità sull’argomento, da parte degli imprenditori, era decisamente più tiepida, si privilegiavano argomenti più “canonici” come il costo del lavoro o le tasse. Poi, complice l’intervento del regolatore con gli incentivi che ricadono sotto il nome di “Piano Calenda”, si è iniziato a comprendere quanto il tema fosse di grande importanza». Filippo Ligresti (nella foto), Vice President e General Manager Commercial Sales di Dell Technologies, racconta come la digital transformation abbia cambiato la “faccia” di imprese ed enti pubblici. Perché se è vero che senza gli sgravi predisposti dall’ex ministro dello Sviluppo economico l’avanzamento tecnologico sarebbe ancora in fase embrionale, lo è altrettanto che oggi chi non innova non solo rischia di perdere opportunità di efficentamente e riduzione dei costi, ma soprattutto corre un serio pericolo: uscire dal proprio business con le ossa rotte.

Dell distribuisce ogni anno oltre 200 milioni di computer. Un ottimo risultato ma anche un impegno per la sostenibilità

Senza dimenticare che la digital transformation è anche un tema all’ordine del giorno quando si parla di sostenibilità: perché bisognerà pur pensare a come disporre in modo corretto di quei device esausti che hanno un potere inquinante enorme. «Se è vero che come sistema Paese – prosegue Ligresti – abbiamo gli strumenti per emergere dalla trasformazione digitale più forti di come siamo entrati, abbiamo anche bisogno di un regolatore, a livello europeo, che non crei ostacoli eccessivi. La pubblica amministrazione, forse a sorpresa per molti - sta andando piuttosto bene. La nostra azienda ha più che raddoppiato il fatturato con la Pa negli ultimi tre anni, grazie alla completezza del portafoglio ma anche ad una serie di norme – fatturazione elettronica in primis – che in Europa ci pongono all’avanguardia. Certamente non basta “inserire” un po’ di digitale nel proprio business model per emergere, ma in questo momento possiamo contare su un piano per la Pa ben fatto. Servirà raffinarlo per renderlo più omogeneo, ma la base di partenza è solida». La parola che in questo momento è maggiormente attuale per la pubblica amministrazione è cloud. Questa “nuvola”, che consente l’accesso alle informazioni da qualsiasi dispositivo e in qualsiasi momento, è dotata di un’architettura flessibile e scalabile che è significativamente cresciuta negli ultimi due anni. E Dell Technologies non è certa rimasta a guardare. «Con VMware (che eroga servizi di cloud, ndr) e le nostre soluzioni abilitanti per le aziende e gli enti pubblici – prosegue il vicepresidente del commercial di Dell Technologies Italia – stiamo permettendo un’integrazione tra i cloud privati e quelli pubblici di grandi brand come Amazon, Google, Microsoft etc. Offriamo soluzioni iperconvergenti che permettono a chi ha poco tempo a disposizione, e soprattutto manca di  risorse, di dotarsi di una soluzione di questo tipo: garantiamo un data-center pronto all’uso, sicuro ed efficace». Come detto, poi, un ultimo tassello della digital transformation è rappresentato dalla gestione sostenibile dei rifiuti tecnologici. Se in Italia, ad esempio, ci sono più smartphone che abitanti, significa che prima o poi i vecchi apparecchi dovranno essere abbandonati o sostituiti. Anche l’azienda fondata da Michael Dell è molto attenta a questo argomento, con una particolarità: che il nome del brand è parte integrante del pc, ben visibile sullo stesso, e diviene quindi difficile “girarsi dall’altra parte” quando si tratta di smaltire i rifiuti. «Distribuiamo 200 milioni di computer all’anno nel mondo – conclude Ligresti – con una vita media tra i 3 e i 5 anni. Facciamo di tutto, quindi, per migliorare l’impatto ambientale che vogliamo avere. Abbiamo avviato anche degli “audit” a sorpresa presso i nostri fornitori con l’obiettivo di verificare che rispettino alcune regole per noi fondamentali in termini di impatto ambientale. Infine, abbiamo ridotto dell’80% l’intensità energetica dei data-center».

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