APPROFONDIMENTI

Napoli (ri)mette le ali grazie
a un impreditore open-mind

Contro tutti i pronostici, Giovanni Lettieri è riuscito a restituire competitività ad Atitech, la società di Capodichino che fa manutenzione agli aerei. Come? Affrancandosi da Alitalia e conquistando gli stranieri

Alfonso Ruffo
Napoli (ri)mette le ali graziea un impreditore open-mind

In un Mezzogiorno che chiude stabilimenti, lui li apre. In un Mezzogiorno che perde fatturato, lui accresce il giro d’affari. In un Mezzogiorno che licenzia, lui assume. Giovanni Lettieri, Gianni per gli amici, sta riuscendo con la sua Atitech laddove quasi tutti gli predicevano avrebbe fallito: riportare un’azienda gloriosa ma agonizzante a essere viva e, per di più, competitiva sul mercato internazionale. «Non è stato facile ribaltare la situazione - dice adesso Lettieri -. Abbiamo dovuto lavorare sodo per recuperare produttività e credibilità e farci spazio in un settore molto competitivo. Ma alla fine abbiamo avuto ragione anche grazie alla capacità delle nostre maestranze, le migliori al mondo». Rilevata sull’orlo del fallimento dall’Alitalia nel 2009, Atitech compie questo dicembre i suoi primi trent’anni che vorrà festeggiare con un grande ricevimento negli hangar di Capodichino: l’aeroporto di Napoli dove il piccolo miracolo si è compiuto. Un modo per esorcizzare la crisi che incombe tutto intorno e per segnalare che, nonostante il buio in cui è piombata l’industria del Sud, qualche luce brilla ancora a indicare che il destino non è segnato.

«Fare impresa a Napoli e nel Mezzogiorno è molto difficile - osserva Lettieri -. I mali del Paese qui si presentano in forma aggravata e spesso tutti insieme. Se molti investimenti restano nel cassetto è anche perché dobbiamo fare i conti con una burocrazia ostile, più orientata a scoraggiare che a incoraggiare l’imprenditore». Specializzata nella manutenzione degli aeroplani, l’azienda napoletana è adesso tra le più grandi del settore in Europa con 70 milioni di fatturato, 650 dipendenti tra diretti e indiretti e una trentina di aziende sotto contratto – tra cui Air France, Ryanair, Euroatlantic, Blue Panorama, Mistral, Eurowings, Austrian Airlines - che nel corso del tempo si sono aggiunte alla compagnia di bandiera annullando il rischio del cliente unico. «Oggi Alitalia è un cliente importante - spiega Lettieri - ma non condiziona più la nostra attività che si è sviluppata, in termini di prestazioni fornite, sia in quantità che in qualità. Un processo di crescita e adeguamento alla domanda in piena evoluzione e che ci porterà a costruire a Napoli un vero e proprio hub della manutenzione aerea». Il risultato è che nel sito di Capodichino, dove i capannoni sono diventati cinque, si lavorano 270 aeromobili l’anno di cui 210 in forma pesante e 60 in forma leggera. Più di mille sono i check effettuati nei dodici mesi e nascono nuovi servizi come la verniciatura e l’intervento su pista che allargano la gamma dell’offerta e impongono un piano d’investimenti che quota circa 30 milioni tra nuove infrastrutture logistiche e tecnologia. «L’innovazione è il punto centrale del nostro impegno - informa Lettieri -: sia in termini di brevetti che di processi produttivi utili a risparmiare tempo e a recuperare efficienza. Nel nostro settore la concorrenza è molto alta e noi cerchiamo di batterla tutti i giorni anche a grazie alla freschezza dei tanti giovani che selezioniamo con cura». Già presidente dell’Unione degli Industriali di Avellino e di Napoli, un trascorso nel Cda del Sole 24 Ore e una parentesi d’impegno politico come candidato sindaco di Napoli, a Gianni Lettieri le sfide non fanno paura. È convinto che Napoli può giocare una partita fondamentale in Europa utilizzando il capitale umano disponibile e la favorevole posizione geografica nel cuore del Mediterraneo. E se quello del trasporto aereo è un settore in crescita crescerà, ancora, anche Atitech.

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