FINANZIARE L'IMPRESA

Resilienti e affidabili:
diamo credito alle Pmi

Nonostante la prudenza delle banche, le soluzioni per ottenere liquidità sono a portata di mano. Una su tutte, la mediazione creditizia, che si basa su un’attenta selezione e accede al Fondo centrale di garanzia

Davide Passoni
Resilienti e affidabili:diamo credito alle Pmi

Probabilmente non vedremo mai un imprenditore calarsi dal lucernario di una banca appeso a un cavo d’acciaio, in orario di chiusura, per arrivare alla cassaforte e forzarla, prendendosi la somma necessaria a far sviluppare la propria azienda. Perché, se nell’attuale scenario economico l’accesso al credito costituisce una delle maggiori criticità per le Pmi, è pur vero che per queste imprese esso non è una “Mission Impossible”. Da una parte i tassi sono ai minimi storici e dall’altra le banche continuano a essere molto prudenti quando si tratta di sostenere le aziende di ridotte dimensioni, ma le soluzioni per ottenere liquidità che dia slancio a progetti di sviluppo per l’impresa, sostenendo la crescita del business, ci sono. Gli istituti di credito se ne renderebbero conto analizzando l’nsaPMIndex ’19 e il Report nsaPMI, elaborati dall’Ufficio studi del gruppo Nsa - il primo mediatore creditizio italiano per le imprese per fatturato - in collaborazione con il dipartimento di Scienze aziendali dell’Università di Bologna. L’nsaPMIndex, giunto nel 2019 alla sua seconda edizione, è uno strumento che analizza i bilanci 2018 di 50mila aziende e fotografa una crescita del settore delle piccole e medie imprese pari al 4,2% rispetto all’anno precedente.

Pmi solide che meritano fiducia

L’indice sintetizza una complessa elaborazione di dati, concentrandosi su alcuni aspetti della vita di un’azienda (dipendenti, crescita, liquidità, investimenti…), servendosi di precisi indicatori per raggiungere l’obiettivo di far conoscere a chiunque, in modo chiaro e sintetico, lo stato di un settore dell’economia italiana che rappresenta il 50% del Pil e circa il 70% dell’occupazione.

Nel 2018 è stato presentato l’indice riferito all’analisi dei bilanci 2017: considerato quell’anno come test e assumendo i valori del 2016 pari a 100, il dato evidenziava un valore di 103 circa del 2017 rispetto al 2016 (+3%). Oggi, giunto al secondo anno, presi in considerazione i bilanci 2018, l’indice evidenzia, come detto, una crescita del 4,2% rispetto ai bilanci del 2017 (con un valore pari a 104,2, fatto il valore base di 100 nel 2017).

I bilanci delle Pmi esaminati contribuiscono a una definizione dell’indice in miglioramento rispetto all’anno base, essenzialmente a opera di una importante stabilità del test acido (dato dal rapporto tra capitale circolante netto dalle scorte, rispetto al totale dei debiti a breve termine). L’evoluzione dell’indice negli ultimi due anni evidenzia, dunque, una crescita importante del settore. La crisi di domanda interna non sembra aver scalfito l’andamento delle piccole e medie imprese che, come mostrato dall’indice, evidenziano una buona solidità nel corso degli ultimi anni. Le Pmi hanno quindi mostrato una grande resilienza e una buona capacità di ristrutturare il proprio debito.

Stando alla stretta attualità, il livello di incertezza associato alle tensioni sul commercio internazionale e alla crisi di domanda interna dell’economia tedesca non danno ancora segnali tangibili di stress sulla struttura finanziaria o economica delle piccole e medie imprese italiane. Per tenere sotto controllo queste variabili, il valore dell’indice e il suo monitoraggio saranno sempre più importanti al variare delle condizioni di contorno, rappresentate dall’evoluzione del quadro macroeconomico complessivo e da come la risposta alle tensioni sul commercio sarà recepita dalle nostre imprese esportatrici. Un quadro macroeconomico che è visto in leggero rallentamento almeno per il momento, a fronte di un generale miglioramento delle condizioni di indebitamento e di esposizione finanziaria da parte delle Pmi. A questo fa però da contraltare una maggiore difficoltà delle imprese più piccole - in alcuni casi più in difficoltà anche rispetto alle micro-Pmi - la cui crisi di crescita meriterebbe maggiore attenzione e sostegno nell’erogazione del credito.

La struttura delle pmi non registra flessioni, a dimostrazione della loro capacità di reagire rapidamente alle difficoltà del mercato

«Nonostante i dati macroeconomici relativi all’industria italiana non siano positivi, la struttura delle micro-Pmi, e ancor di più quella delle medie imprese, non registra flessioni, a testimonianza della loro capacità di reagire più rapidamente alle difficoltà del mercato - afferma Francesco Salemi (nella foto), Amministratore delegato del gruppo Nsa - Le micro-Pmi, inoltre, mostrano una notevolissima resilienza, con una crescita consistente nonostante i rallentamenti in essere».

Un punto di vista confermato dal professor Massimiliano Marzo, docente al dipartimento di Scienze aziendali dell’Università di Bologna che ha curato l’Nsa Report, tracciando un rapporto tra redditività e solidità delle piccole e medie imprese del nostro Paese, analizzandone la struttura economica e finanziaria nel 2018: «Il quadro macroeconomico è in deterioramento progressivo, a causa di diversi fattori di incertezza globale che si riverberano sulle imprese italiane, primo fra tutti le politiche commerciali internazionali e, in secondo luogo, il deterioramento della domanda nell’area dell’euro. Emerge un livello di solidità delle Pmi dal punto di vista finanziario particolarmente evidente. Ciò è il segnale di un buon livello di resilienza da parte loro di fronte alla crisi passata, ma anche del fatto che gli effetti recessivi ancora non sono visibili nei dati di bilancio del 2018».


Finanziare è un buon affare

Un elemento che certamente spiega il buon andamento delle piccole e medie imprese italiane è dato dalla bassa tensione finanziaria, come conseguenza di una politica dei tassi da parte della Bce particolarmente generosa, che permette alle imprese di migliorare la propria struttura finanziaria. Ecco perciò che finanziare le Pmi si può, grazie a un’attenta politica di selezione e al supporto del Fondo centrale di garanzia.

Lo dimostra un’analisi di PwC, condotta su 31mila operazioni garantite dal Fondo centrale di garanzia e intermediate dal gruppo Nsa. Si tratta di uno studio indipendente che il network internazionale, specializzato nella fornitura di servizi professionali di revisione, di consulenza e nella consulenza legale e fiscale alle imprese, ha condotto sui risultati del gruppo, nell’ambito dell’attività di mediazione creditizia e di gestione delle procedure relative al Fondo. Oggetto dello studio sono stati quindi i dati del Fondo centrale di garanzia e quelli gestionali della società per le pratiche lavorate dal 2006 al primo semestre 2019, intermediate dal  gruppo Nsa e per le quali è stata richiesta la garanzia a copertura del finanziamento. Ebbene, dall’analisi delle 31mila operazioni di finanziamento intermediate nel biennio 2017-2019, emerge un tasso di approvazione delle pratiche presentate da Nsa al Fondo centrale di garanzia pari al 99%, con un totale importo finanziato, dal 2006 a oggi, di circa 3,5 miliardi di euro. Inoltre, il default rate al netto dell’escussione della garanzia del fondo centrale calcolato da PwC si è attestato all’1,48% e, nel 2018, solo lo 0,4% delle imprese, andate in default, ha pagato meno di 4 rate.

«Siamo particolarmente orgogliosi dei risultati emersi dalla ricerca di PwC che confermano la validità dei rapporti che abbiamo con banche e imprese - commenta ancora Salemi - Alle banche noi proponiamo sicurezza: zero rischi di truffe e 100% garanzie escusse, grazie a un’analisi molto dettagliata del passato e del futuro delle Pmi e a un’organizzazione fortemente orientata all’efficienza e all’efficacia del processo del credito. Alle imprese, i nostri dati danno una importante informazione: il basso rischio per le banche significa migliori condizioni per le imprese che accedono al credito tramite Nsa. Tassi, spese istruttorie e durata: trattiamo con le banche nostre clienti, le migliori condizioni di mercato e riduciamo drasticamente i tempi di delibera e di erogazioni dei finanziamenti compensati solo in caso di esito positivo».

PREVEDERE LO SVILUPPO 

L’Nsa Growthlook è invece un indice predittivo di sviluppo prevedibile, che nasce dall’esigenza di valorizzare, in termini di comunicazione e visibilità, un Osservatorio Nsa sull’erogazione dei finanziamenti alle micro-Pmi (totali dati Bankitalia, garantiti e contro garantiti dal Fondo di Garanzia correlati all’analisi dell’andamento di 30mila imprese). L’Osservatorio Nsa sarà declinato per quattro macro-aree (Centro, Nord Est, Nord Ovest e Sud) ed elaborato in seguito anche per regioni e province. Con l’indice si cercherà di trovare la correlazione temporale tra finanziamenti e risultati delle aziende e, se sufficientemente attendibile, potrà fornire un indice predittivo sulla crescita o sulla decrescita delle imprese.

PREVEDERE IL SENTIMENT

L’ecosistema in cui nasce e si sviluppa l’nsaPMIndex consta di differenti studi che analizzano lo stato delle piccole e medie imprese italiane sotto diversi punti di vista, estendendo la propria visione anche a scenari predittivi.

È il caso, per esempio, dell’Nsa Pmi Outlook, l’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi del gruppo Nsa, delle previsioni dell’andamento della propria azienda a 90 e 365 giorni, dichiarate dalle imprese clienti. L’Nsa Pmi Outlook trimestrale, rilevato al 30 settembre 2019, prevede al 55% un andamento positivo a 90 giorni e in crescita sino al 63% a 365 giorni; l’andamento stabile cala dal 40% al 33% dai 90 ai 365 giorni, mentre l’andamento negativo rimane pressoché invariato, dal 5% al 4%.

L’Outlook è un’elaborazione del “sentiment” di un campione di più di 600 Pmi, tra le oltre 15mila aziende clienti del gruppo Nsa che partecipano alla rilevazione.

Questa, infatti, viene effettuata sia via web, con le aziende partner dell’iniziativa, sia tramite rilevazione diretta nei contatti tra i collaboratori del gruppo e le imprese visitate.

La rilevazione testata, confrontando i dati elaborati nei mesi precedenti con i dati ufficiali sull’andamento del mercato delle Pmi, costituisce più una indicazione di tendenza che una previsione assoluta.

La positività delle previsioni è comunque il dato più rilevante che emerge dalle ultime rilevazioni dell’Outlook.

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