PIACERI

Quei tesori d’annata
nascosti in cantina

Redazione Web
Quei tesori d’annata nascosti in cantina

La scena è arcinota: cenone di Natale, tavola imbandita, atmosfera festosa. Un parente a scelta (non è importante il ruolo) appesantito dalle leccornie e vagamente brillo, con gesto maldestro urta un bicchiere pieno di vino che, inevitabilmente, si rovescia sulla tavola tra lo sconcerto generale. La prima preoccupazione dei padroni di casa è sempre la stessa: e ora chi la fa venire pulita la tovaglia? E giù consigli da amici vicini e lontani. Serve l’acqua gasata, no meglio quella bollente, bicarbonato, acidi vari, tintorie, no meglio buttarla, ormai è andata. Immaginate però un attimo se il bicchiere rovesciato, invece che contenere un vino da qualche decina di euro, fosse stato riempito di un Romanée-Conti del 1945 battuto all’asta per 558mila dollari a New York da Sotheby’s nell’ottobre dello scorso anno. In quel caso, il malcapitato parente avrebbe dilapidato poco meno di 100mila dollari sulla tavola. E le reazioni sarebbero state molto meno urbane.

Al di là delle battute, il mercato dei vini d’annata sta crescendo in maniera esponenziale. Basti pensare che il Romanée-Conti di cui sopra era partito da una base d’asta intorno ai 32mila dollari per poi lievitare tra un rilancio e l’altro, aggiudicandosi la palma di vino più venduto al mondo. Un primato che, durante la stessa sessione, è stato battuto ben cinque volte prima di fissare l’asticella a 558mila dollari. Le bottiglie di Romanée-Conti del 1945, infatti, erano due, con la seconda che si è fermata appena sotto il mezzo milione. Inoltre, dalla medesima cantina provenivano anche le tre bottiglie (“classe” 1937) che sono state aggiudicate per 310mila dollari ciascuna. Il precedente primato, che resisteva dal 1947, apparteneva a uno Cheval-Blanc da sei litri del 1947, venduto per 304mila dollari. Anche il nostro Paese, da sempre ai primi posti nella classifica mondiale di produzione – per quest’anno la previsione è di attestarsi a 44,3 milioni di ettolitri, due in più della Francia – ha nella filiera vitivinicola una ricchezza enorme: il fatturato è intorno agli 11 miliardi, con una quota importante di export. Prova ne sia il successo di manifestazioni come la Milano Wine Week – organizzata da Federico Gordini – in cui gli appuntamenti intorno al vino si moltiplicano per far conoscere al grande pubblico questa filiera e per far comprendere agli addetti ai lavori quali siano gli ultimi trend del comparto.

Economy stessa ha preso parte a questa manifestazione in un dibattito che ha toccato i temi del commercio, della distribuzione e delle nuove tecnologie. Un’altra dinamica che si può osservare nel nostro Paese è quella dell’incremento del segmento delle aste in cui si vendono vini di grande pregio. È il caso, ad esempio, della performance fatta registrare un paio di mesi fa da Pandolfini, che in tre sessioni ha fatto registrare vendite per 1,1 milioni di euro, pari al 195% delle stime iniziali. I più attenti osservatori ameranno sapere che il 14 ottobre scorso, ad esempio, sono state cedute sei bottiglie della Valpolicella Selezione Giuseppe Quintarelli (annata 2000) a 6.370 euro. Certo, valori ben lontani da quelli fatti vedere da Sotheby’s, ma esempio evidente di un trend che non sembra volersi fermare.

Immancabili poi sono gli champagne: nell’asta organizzata da Gambero Rosso e Wannenes il 31 ottobre scorso a Roma, 18 bottiglie di Dom Pérignon Cuvée Vintage 2002 – edizione Andy Warhol con incarti orginali – sono state battute a 6.250 euro, mentre sette bottiglie (sempre di Dom Pérignon Cuvée Vintage), sei del 1996 e una del 1993, sono state vendute a 1.500 euro complessivi. (m.s.)

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